• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/13166    il Porto Vecchio di Trieste (Punto Franco Nord), realizzato nell'ultimo trentennio dell'800 su una superficie di 67 ettari prospicienti il centro città, e comprendente cinque moli,...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-13166presentato daPRODANI Aristesto diGiovedì 12 maggio 2016, seduta n. 623

   PRODANI e MUCCI. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo . — Per sapere – premesso che:
   il Porto Vecchio di Trieste (Punto Franco Nord), realizzato nell'ultimo trentennio dell'800 su una superficie di 67 ettari prospicienti il centro città, e comprendente cinque moli, banchine di carico e scarico e raccordi ferroviari, è riconosciuto quale uno tra gli ambiti di archeologia industriale marittima più rilevanti del Mediterraneo: i magazzini, posti al suo interno, che contano una cubatura di oltre un milione di metri, appartengono alla classificazione disciplinata dalle regole costruttive specifiche dei lagerhauser dei porti del Nord Europa;
   negli ultimi decenni, il Porto Vecchio ha subito, da un punto di vista produttivo, un parziale e progressivo abbandono. Sono stati recuperati, negli ultimi dieci anni, i varchi doganali, il magazzino 1 sul molo IV e, quali esempi di archeologia industriale-portuale, il magazzino 26, l'edificio della centrale idrodinamica e l'edificio della sottostazione elettrica, ancora oggi sedi di macchine generatrici di energia conservate nella loro interezza nell'edificio originario. Questi due ultimi edifici sono stati restaurati e riutilizzati (come Polo museale del Porto dal 2012), su iniziativa di Italia Nostra e grazie a un protocollo di intesa tra Autorità Portuale, regione Friuli Venezia Giulia e Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, con utilizzo di fondi pubblici ed europei;
   la legge 23 dicembre 2014, n. 190, (legge di stabilità 2015) ha stabilito la sdemanializzazione di gran parte dei 60 ettari del Porto Vecchio, sancendo la fine della pubblica utilità dell'area nonché, in capo al commissario di Governo del Friuli Venezia Giulia, il trasferimento del regime di Punto Franco ad altre aree da individuare. In particolare, la legge stabilisce anche il passaggio del Porto Vecchio al patrimonio disponibile del Comune di Trieste, che dovrà occuparsi della vendita dell'area e del trasferimento «dei relativi introiti all'Autorità Portuale di Trieste per gli interventi di infrastrutturazione del Porto Nuovo e delle nuove aree destinate al regime internazionale di Punto Franco»;
   il 5 novembre 2015 il comune di Trieste ha pubblicato il bando per «un'indagine esplorativa di mercato finalizzata all'individuazione di un operatore cui affidare l'incarico per la redazione di linee guida per l'impostazione e la redazione delle linee guida del Piano Strategico di valorizzazione delle aree facenti parte del Porto Vecchio di Trieste». Come riportato da Il Piccolo del 25 gennaio 2016, la commissione aggiudicatrice ha vagliato le dodici offerte pervenute ed ha affidato l'incarico a Ernst&Young financial business advisor Milano per un importo di 170 mila euro;
   il 27 gennaio 2016, come riportato da Il Piccolo, Walter Toniati, responsabile del procedimento e responsabile dell'ufficio progetti strategici del comune di Trieste, durante una conferenza pubblica ha spiegato come «con l'intavolazione di Magazzini e fabbricati a favore del Comune, l'amministrazione dovrà sobbarcarsi il pagamento di imposte e tasse, quote di assicurazione, vigilanza, manutenzioni ordinarie e straordinarie. Non solo, dovrà anche provvedere all'infrastrutturazione dell'area (allacciamenti fognari, idrici, elettrici, informatici, eccetera) che non potrà essere a carico dei futuri investitori. C’è già un progetto con una stima dei costi e una spesa prevista di 9 milioni di euro per una porzione di 100 mila metri quadrati; per 600 mila quadrati non si può moltiplicare per sei perché vi sono economie di scala, ma comunque si tratterà di spendere alcune decine di milioni di euro»;
  Il Piccolo del 3 marzo 2016 riferisce che Toniati, «il responsabile dell'Ufficio progetti strategici del Comune costituito dal sindaco Roberto Cosolini in particolare per seguire il processo di sdemanializzazione del Porto Vecchio, ha chiesto e ottenuto quattro anni di aspettativa dal ruolo di dipendente comunale e già dal primo marzo ha assunto la carica di direttore generale dell'Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale»;
   l'associazione Italia Nostra da molti anni è impegnata fattivamente per il recupero e la tutela dell'area di Porto Vecchio. Una missiva del 24 dicembre 2013 (Prot 009951) indirizzata da Giangiacomo Martines, Direttore Regionale per i beni culturali e paesaggistici per il Friuli Venezia Giulia, all'allora Ministro Bray, nel rimarcare il pregio architettonico e monumentale di Porto Vecchio, ha sottolineato la necessità, indicata da Italia Nostra, di intervenire con urgenza per la messa in sicurezza ed il restauro leggero degli edifici del Porto Vecchio, anche al fine del suo riutilizzo in termini economici, turistici e culturali. La missiva indica che il citato restauro era stato proposto attraverso l'elaborazione di un Masterplan, che meritava la massima attenzione da parte del Ministero, ampiamente condiviso con l'Autorità Portuale, la Provincia e l'Università degli Studi ed attraverso dei finanziamenti europei, opportunamente individuati dall'associazione;
   l'8 aprile 2014 il Direttore del Servizio II Tutela del Patrimonio Architettonico del Mibact, Stefano D'Amico ha risposto (Prot. 009372) al Gabinetto del Ministro e alla Direzione Regionale dei Beni Culturali per il Friuli-Venezia Giulia che, «esaminato il “dettagliato e accurato Masterplan per il Porto vecchio 2013 ritiene pregevole, oltre che necessario, il progetto di riqualificazione di Italia Nostra attraverso il rinnovo del Protocollo d'intesa scaduto nel 2010”» e attraverso il ricorso agli strumenti finanziari europei;
   successivamente, il 3 luglio 2014 (n. prot.16709) Francesca Gandolfo, Direttore del Servizio II Tutela del Patrimonio Architettonico del Mibact, ha scritto al Gabinetto del Ministro, alla Direzione regionale Friuli-Venezia Gilia e alla Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici del Friuli-Venezia Giulia (con riferimento alla nota di Gabinetto del 23 giugno 2013 e alla lettera della Direzione regionale FVG del 24 dicembre 2013) di aver già espresso parere positivo sul progetto di Italia Nostra per il Porto vecchio e di ritenere utile e opportuno predisporre un secondo sopralluogo in Porto vecchio «a patto che sia garantita la partecipazione fattiva di tutti i soggetti interessati, al fine di giungere ad un'effettiva condivisione degli scopi, degli obiettivi, e delle priorità degli interventi». Obiettivo ormai raggiunto nel corso del 2015 e condiviso da tutti gli enti coinvolti;
   il 5 novembre 2015 l'Arch. Francesco Scoppola, Direttore Generale delle Belle Arti e del Paesaggio del Mibact (Prot. 27064), nel ribadire il proprio giudizio favorevole ad iniziative che tutelino e valorizzino il patrimonio storico monumentale dell'importante distretto portuale di Trieste, ivi compresa l'organizzazione di un workshop internazionale, ha comunicato che «per i necessari sopralluoghi è stata interessata la Soprintendenza territorialmente competente»;
   Italia Nostra, come riportato da una nota pubblicata su Il Piccolo del 23 agosto 2015, ha già criticato le notizie relative alla ricerca, da parte del comune di Trieste, di un advisor, a cui «affidare le decisioni essenziali sullo sviluppo di tutta l'area, senza che si siano già dettate le linee guida generali da rispettare, ed alle quali vorremmo partecipare anche noi con nostre proposte, al di là dell'esclusività dell'azione politica». Il comunicato ribadisce che «Siamo sicuramente preparati, con le professionalità all'interno dell'associazione prosegue la nota — ad affrontare tutti i problemi, che conosciamo benissimo ed a dare il nostro contributo alla loro soluzione, e non si può correre il rischio, come è già successo in passato, di affidare ad un unico «terzo» scelte fondamentali, attraverso intermediazioni, che alla fine hanno creato più che altro contrasti e polemiche, evidenziandone la debolezza»;
   secondo un comunicato stampa diffuso lo scorso 2 marzo 2016 dalla sezione di Trieste di Italia Nostra «sarebbe stato più opportuno e confacente lasciare la ricerca dell’advisor ad un secondo tempo, organizzando sin da subito un Workshop ad alto livello istituzionale, onde individuare insieme ad esperti internazionali i criteri e le modalità migliori per il riuso del Porto Vecchio. Italia Nostra aveva già patrocinato e reso disponibile pubblicamente un Comitato scientifico internazionale per il Porto, che avrebbe potuto procedere anche in accordo con l'AIPAI (Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale): ma tutte le nostre segnalazioni e le richieste (inviate anche via PEC) al riguardo sono state completamente ignorate, come quella più recente di un sollecito incontro con il Sindaco. Eppure, dopo il Masterplan redatto a cura dall'Associazione (con la collaborazione di professionisti ed esperti) che pur illustrava le sostanziali linee guida e le opportunità di sviluppo e di riqualificazione dell'area del Porto vecchio, nonché i molti convegni organizzati da Italia Nostra sul tema, un Workshop con il contributo di questi esperti avrebbe certamente costituito una straordinaria occasione a costi quasi nulli. Inesplicabile è dunque perché non si è voluto approfittare di un lungo ed accurato lavoro già svolto, che avrebbe consentito ancor prima il reperimento di validi obiettivi strategici e di investitori»;
   Il Piccolo del 20 febbraio 2016 riporta dell'invio al Governo, da parte del comune di Trieste, di due documenti tecnici accompagnati dalla bozza di un protocollo d'intesa per la richiesta di investimenti statali finalizzati alla riqualificazione dell'area. Il primo conterrebbe uno stralcio per la opera di infrastrutturazione dell'area tra il Molo Quarto e Molo Terzo, mentre il secondo il progetto di realizzazione di un museo del mare all'interno del magazzino 26 per un totale complessivo quantificato in 18 milioni di euro;
   in data 1o maggio 2016, il comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe), ha approvato il Piano Cultura e Turismo proposto dal Ministro dei beni e attività culturali e del turismo. Da una nota stampa del 12 maggio del Ministro dei beni e attività culturali e del turismo, si legge: «Il Piano che stanzia un miliardo di euro del Fondo Sviluppo e Coesione 2014-2020 per la realizzazione di 33 interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e di potenziamento del turismo culturale risponde a una visione che considera strategico il ruolo del patrimonio culturale nelle politiche nazionali di sviluppo sostenibile e vede nella cultura un importante fattore di confronto, dialogo, scambio di idee e valori, oltre che uno strumento di promozione dell'immagine dell'Italia nel mondo. Il Piano mira al rilancio della competitività territoriale del Paese attraverso l'attivazione dei potenziali di attrattività turistica, l'integrazione tra turismo e cultura e il potenziamento dell'offerta turistico-culturale»;
   il piano cultura e turismo, si legge nella nota stampa succitata, prevede, tra i vari interventi da attuare nelle regioni italiane, «50 milioni per il restauro e la valorizzazione del Porto Vecchio di Trieste, destinato a divenire un grande attrattore culturale transfrontaliero»;
   il 2 maggio, nel corso della presentazione alla stampa del piano #UnMiliardoperlacultura, il Ministro Franceschini ha dichiarato che «Portovecchio è una delle sfide più importanti che il Paese dovrà affrontare nei prossimi anni. È un posto incredibile, era il porto degli Asburgo, e può diventare una delle operazioni più importanti in Europa di riqualificazione di un'intera città. Questi 50 milioni sono destinati ad interventi importanti che apriranno anche il tema della destinazione di quest'area, con una discussione a livello nazionale»;
   a parere dell'interrogante, le parole del Ministro confliggerebbero con il mandato attribuito dal comune di Trieste all’advisor Ernst&Young, al quale è stata attribuita la funzione di consulenza per la redazione delle linee guida in merito all'approvazione del piano strategico per la valorizzazione del Porto Vecchio, individuando modelli funzionali e operativi per il raggiungimento degli obiettivi previsti;
   in data 3 maggio 2016, un articolo del quotidiano Il Piccolo, riporta che «Il documento presentato di recente agli uffici della Presidenza del Consiglio dopo che il 10 febbraio un primo dossier era già stato consegnato a Lotti stima per i primi interventi infrastrutturali funzionali a quelli successivi (comprensivi però anche di specifiche ristrutturazioni) un fabbisogno complessivo di 53.700.000 euro. (...)»;
   l'articolo, in riferimento agli interventi da attuare nel Porto Vecchio, afferma che: «(...) presumibilmente l'apertura dei primi cantieri avverrà prima della fine del 2017. Si partirà dalle bonifiche e in particolare dal torrente Chiave che sbocca in mare nel tratto in concessione a Greensisam. Verrà fatta la pulizia del tratto finale del torrente e dei detriti (6.500.000 euro di spesa) e del cono di deiezioni a mare con smaltimento dei detriti (altri 5 milioni di euro la spesa). Dovrà anche essere risolta la problematica relativa ai miasmi. Sul Rio Martesin, gli interventi del costo di 4 milioni di euro tenderanno a risolvere le problematiche connesse all'immissione diretta delle portate di piena del torrente internamente al bacino. I primi interventi sulle infrastrutture riguarderanno le reti elettrica, fognaria, idrica e del gas. Con un milione di euro verrà effettuato il potenziamento dei sottoservizi a rete nelle aree esterne funzionali alle infrastrutturazioni di tutto il Porto vecchio, mentre con 9.500.000 euro verranno realizzate le nuove reti di sottoservizi nell'area Greensisam. Per quanto riguarda invece le infrastrutture viarie si interverrà per la sistemazione e la messa in sicurezza di una viabilità provvisoria che colleghi il Polo museale (Centrale idrodinamica, Sottostazione, elettrica, Magazzino 26) nella direzione dalla città verso il Polo e da viale Miramare verso il Polo. In particolare, con una spesa di 2.200.000 euro saranno create la viabilità di collegamento, un collegamento ciclabile, un percorso pedonale, una rotatoria di regolazione dei flussi su viale Miramare oltre alla realizzazione della rete di illuminazione pubblica. Grazie allo stanziamento statale però potranno essere realizzati anche alcuni dei primi insediamenti. Si partirà dalla creazione del nuovo Museo del mare (...) che, in virtù della raccolta di patrimoni pubblici e privati e ipotizzando un impiego museale tradizionale integrato da workshop e attività estensive potrebbe occupare 14 mila metri quadrati del Magazzino 26, i costi per l'adeguamento architettonico e per l'allestimento sono stati stimati in 8 milioni. Ventimila metri quadrati dello stesso magazzino dovrebbero invece essere occupati dalla nuova sede dell'Icgeb, l'Istituto di ingegneria genetica e biotecnologia. In questo caso la spesa dovrebbe arrivare a 12 milioni. Infine, (...) 5 milioni e mezzo di euro dovrebbero essere impiegati nel restauro con la collocazione anche di un ascensore e di una piattaforma panoramica della grande gru galleggiante Ursus(...)»;
   a quanto si apprende esclusivamente da notizie stampa, la destinazione specifica delle risorse sarebbe orientata principalmente alle opere di infrastrutturazione che Walter Toniati, come riportato, considerava a carico dell'amministrazione comunale. Nessuna risorsa sarebbe destinata alle urgenti opere di messa in sicurezza e di restauro leggero di cui le strutture del Porto Vecchio necessitano –:
   se intenda fornire un piano dettagliato degli interventi, le relative priorità e le specifiche per ogni singola opera da realizzare nell'area di cui in premessa;
   se confermi l'intervento di potenziamento dei sottoservizi dell'area in concessione novantennale alla Greensisam, per la cui vendita sarebbero in corso delle trattative come confermato da notizie stampa;
   se intenda chiarire le modalità e le tempistiche necessarie all'erogazione dei finanziamenti statali per gli interventi nell'area in questione e, quale ente ne risulterà assegnatario e quale fungerà da stazione appaltante;
   attraverso quali modalità intenda affrontare il tema della destinazione complessiva dell'area del Porto Vecchio quale «attrattore culturale transfrontaliero» e come si concili, tale operazione con l'incarico che il comune di Trieste ha affidato all’advisor Ernst&Young. (4-13166)