• Testo INTERPELLANZA

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Atto a cui si riferisce:
C.2/01370    la legge 9 gennaio 1991, n. 9, all'articolo 9, comma 8, come modificato dall'articolo 13 del decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 625, prevede che «al fine di completare lo...



Atto Camera

Interpellanza 2-01370presentato daMELILLA Giannitesto diMercoledì 11 maggio 2016, seduta n. 622

   Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dello sviluppo economico, per sapere – premesso che:
   la legge 9 gennaio 1991, n. 9, all'articolo 9, comma 8, come modificato dall'articolo 13 del decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 625, prevede che «al fine di completare lo sfruttamento del giacimento, decorsi i sette anni dal rilascio della proroga decennale, al concessionario possono essere concesse, oltre alla proroga prevista dall'articolo 29 della legge 21 luglio 1967, n. 613, una o più proroghe, di cinque anni ciascuna se ha eseguito i programmi di coltivazione e di ricerca e se ha adempiuto a tutti gli obblighi derivanti dalla concessione o dalle proroghe»;
   il decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 484, recante la disciplina dei procedimenti di conferimento dei permessi di prospezione o di ricerca e di concessione di coltivazione di idrocarburi in terraferma e in mare, al Capo II, articolo 18, comma 1, stabilisce che «La domanda di proroga della concessione di coltivazione, la domanda di variazione del programma dei lavori e la domanda di ampliamento o riduzione volontaria dell'area della concessione, devono essere presentate al Ministero ed alla sezione competente dell'amigdaloide. Il Ministero richiede il parere, nei casi di particolare rilevanza, del Comitato tecnico. Fatto salvo quanto stabilito dall'articolo 16 del presente regolamento, il Ministero emana i decreti di autorizzazione di proroga, di variazione del programma dei lavori e di ampliamento o riduzione volontaria dell'area, entro il termine massimo di centoventi giorni, dalla data di presentazione della domanda»;
   il medesimo regolamento, all'articolo 17, prevede che il procedimento debba concludersi entro il termine massimo di centosessanta giorni dalla data di prestazione della domanda e che, qualora sia necessario acquisire il giudizio di compatibilità ambientale, il termine massimo per la conclusione del procedimento è di duecentocinquanta giorni, dalla data di presentazione della domanda;
   il decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, all'articolo 34, comma 19, stabilisce che «Per la piena attuazione dei piani e dei programmi relativi allo sviluppo e alla sicurezza dei sistemi energetici di cui al decreto legislativo 1o giugno 2011, n. 93, gli impianti attualmente in funzione di cui all'articolo 46 del decreto-legge 1o ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, e di cui agli articoli 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9, continuano ad essere eserciti fino al completamento delle procedure autorizzative in corso previste sulla base dell'originario titolo abilitativo, la cui scadenza deve intendersi a tal fine automaticamente prorogata fino all'anzidetto completamento»;
   per il periodo intercorrente tra l'entrata in vigore del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133 e l'entrata in vigore della legge 28 dicembre 2015, n. 208, e cioè tra il 13 settembre 2014 ed il 1o gennaio 2016, la disciplina dei permessi e delle concessioni è stata sostituita da quella sul «titolo concessorio unico»;
   rispetto a questa nuova disciplina, la legge 23 dicembre 2014, n. 190 ha fatto poi salvo unicamente il rilascio dei (nuovi) titoli di cui alla legge n. 9 del 1991 nelle more di approvazione del piano delle aree, ma non anche la disciplina delle proroghe, come recata dal decreto-legge n. 179 del 2012;
   per effetto dell'entrata in vigore della legge 28 dicembre 2015, n. 208, invece, si è reintrodotta in toto la disciplina generale di cui alla legge 9 gennaio 1991, n. 9, atteso il richiamo che alle «modalità» per il rilascio dei titoli tale legge effettua;
   anche la misura disposta dall'articolo 34, comma 19, del decreto-legge n. 179 del 2012, finalizzata ad una proroga ex lege delle attività sulla base di concessioni scadute e fino all'adozione del relativo provvedimento amministrativo, non può estendersi (quanto meno) alle richieste di proroga presentate o rilasciate in quell'intervallo di tempo;
   la disciplina di cui all'articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 152 si pone, invero, come disciplina speciale rispetto a quella generale recata dalla legge 9 gennaio 1991, n. 9;
   sulla interpretazione delle disposizioni recate da tale articolo era già intervenuto il Consiglio di Stato con parere del 20 gennaio 2012, il quale aveva chiarito quanto segue: «la proroga, essendo un provvedimento di secondo grado, comporta[a] una modifica di tipo sostanziale (di uno degli elementi) del provvedimento originario (il termine), tanto ciò vero che senza di essa l'efficacia di tale provvedimento verrebbe meno alla scadenza. Ne consegue, quindi, che i provvedimenti di proroga non possono dirsi coperti dalla salvaguardia prevista per il “titolo abilitativo già rilasciato” dall'articolo 6, comma 17 cit. Essi, quindi, rientrano nell'applicazione del divieto di cui alla nuova disciplina, in quanto, qualora fosse concessa la prosecuzione, finirebbero per tradursi in modifiche significative delle originarie attività di coltivazione, in quanto tali non consentite dalla normativa in esame»;
   dati gli articoli sopra citati ne consegue che i provvedimenti di proroga non possano dirsi coperti dalla salvaguardia prevista per il «titolo abilitativo già rilasciato» di cui all'articolo 3, comma 17, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 152. Essi, quindi, rientrano nell'applicazione del divieto posto dalla disciplina del Codice dell'ambiente, in quanto, qualora ne fosse concessa la prosecuzione, finirebbero per tradursi in modifiche significative delle originarie attività di coltivazione, come tali non consentite dalla normativa in vigore. Quelle disposizioni sono state certamente modificate, ma le modifiche introdotte non hanno fatto sì che alle attività di ricerca e coltivazione degli idrocarburi in essere entro le 12 miglia marine possa estendersi la previsione dell'articolo 34, comma 19, del decreto-legge n. 179 del 2012, che procrastina sine die anche la durata delle concessioni scadute. E ciò né a seguito della modifica del 2012, con la quale la salvezza era espressamente limitata alla «efficacia dei titoli abilitativi già rilasciati» (e ad eventuali relative proroghe), né a seguito della modifica introdotta dalla legge di stabilità 2016, in base alla quale «i titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento». In entrambi i casi, la salvezza dei titoli e, dunque, delle proroghe (eventuali ed espressamente rilasciate nel primo caso; automatiche ed ex lege nel secondo caso) deve, infatti, ritenersi disposta solo con riferimento a titoli che siano vigenti (e, pertanto, non scaduti) al momento dell'entrata in vigore della disposizione. D'altra parte, e più in generale, la previsione di una proroga sine die delle concessioni (scadute e non scadute) incontra i consueti limiti fissati dal giudice costituzionale circa l'adozione delle leggi provvedimento e, nel caso di specie, solleva per l'interpellante dubbi di legittimità costituzionale, non solo in relazione agli articoli 3, 97, 117, comma 1, della Costituzione, ma anche con riguardo all'articolo 113 della Costituzione, in quanto, in quest'ultimo caso, l'adozione del provvedimento amministrativo giungerebbe molti anni dopo ed avrebbe efficacia retroattiva, privando con ciò gli interessati di una tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo;
   in alcun casi, peraltro, le attività di coltivazione risultano prorogate ex lege per un tempo persino superiore alla durata ordinaria prevista per le proroghe – 10 anni, 5 anni – senza che la pubblica amministrazione si sia mai pronunciata al riguardo con l'adozione di un provvedimento espresso;
   il Ministero dello sviluppo economico, direzione generale per la sicurezza anche ambientale delle attività minerarie ed energetiche, ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le geo-risorse, annovera tra i titoli vigenti le concessioni di coltivazione di seguito elencate:
   Concessioni di coltivazione su terraferma marino:
    A.C 1.AG – A.C 2.AS – A.C 3.AS – A.C 8.ME – B.C 5.AS – B.C 1.LF – B.C 2.LF – A.C 9.AG – A.C 14.AS – A.C 15.AX – A.C 16.AG – A.C 33.AG – B.C 11.AS – B.C 12.AS – B.C 20.AS – B.C 22.AG;
   Concessioni di coltivazione su terraferma:
    Barigazzo, Ca’ Bellavista, Calciano, Candela, Canonica, Casa Balleani, Caviaga, Colabella, Colle di Lauro, Filetto, Fiume Tenna, Fiume Treste, Gaggiano, Garaguso, Grecchia, Macerata, Mafalda, Manche di Cimalia, Masseria Acquasalsa, Masseria Verticchio, Molinazzo, Monte Castellano, Monte Morrone, Nova Siri Scalo, Pecoraro, Pessano, Petramala, Pigazzano, Poggio Castione, Pozza, Ravenna Terra, S. Benedetto del Tronto, Salgastri, San Potito, Sedia D'Orlando, Serra Pizzuta, Strangolagalli, Tempa Rossa, Tertiveri, Torrente Menocchia, Torrente Vulgano, Trignano, Vescovato, Vetta;
   in particolare, tra quelle che precedono, le concessioni denominate «Calciano», «Colabella» e «Grecchia» risultano all'interpellante scadute senza che i titolari abbiano presentato istanza di proroga del periodo di vigenza;
   come da prospetto che segue, per ulteriori 15 (quindici) concessioni scadute da tempo, i titolari hanno avanzato istanza di proroga della durata delle stesse tra il 13 settembre 2014 ed il 1o gennaio 2016, ai sensi dell'articolo 34, comma 19, del decreto-legge n. 179 del 2012:
    le concessioni di coltivazione riguardano: Barigazzo (scadenza 22 novembre 2011 data istanza proroga 14 novembre 2014), Ca’ Bellavista (scadenza 26 gennaio 2015, data istanza proroga 15 dicembre 2014), Canonica (scadenza 1o gennaio 2002 data istanza proroga 12 gennaio 2015), Caviaga (scadenza 1o gennaio 2011, data istanza proroga 17 dicembre 2014) Filetto (scadenza 30 maggio 2012, data istanza proroga 6 giugno 2015), Gaggiano (scadenza 30 aprile 2015, data istanza proroga 4 maggio 2015), Mafalda (scadenza 3 dicembre 2014 data istanza proroga 19 dicembre 2014), Molinazzo (scadenza 5 dicembre 2014, data istanza proroga 15 dicembre 2014), Monte Morrone (scadenza 1o settembre 2007, data istanza proroga 7 settembre 2015), Poggio Castione (scadenza 22 gennaio 2012, data istanza proroga 27 gennaio 2015), Pozza (scadenza 30 dicembre 2014, data istanza proroga 19 settembre 2014), San Potito (scadenza 1o gennaio 2007, data istanza proroga 8 gennaio 2015), Vescovato (scadenza 1o gennaio 2012, data istanza proroga 8 gennaio 2015), Vetta (scadenza 28 aprile 2012, data istanza proroga 23 aprile 2015);
   per le restanti 43 (quarantatré) concessioni, i titolari hanno fatto richiesta di proroga del periodo di vigenza della concessione ai sensi dell'articolo 34, comma 19, del decreto-legge n. 179 del 2012 –:
   se il Ministro interpellato non intenda assumere ogni iniziativa di competenza per sancire la scadenza di tutti i titoli abilitativi sopra elencati e, qualora sia stata presentata richiesta di proroga della vigenza degli stessi, rigettarne la relativa istanza, facendo sì che i concessionari provvedano alla chiusura mineraria dei pozzi, ove esistenti, al ripristino ambientale dei siti, nonché all'abbandono del campo di attività.
(2-01370) «Melilla».