• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/00994    premesso che:     per garantire a ciascun essere umano un'esistenza dignitosa e in salute è necessario avere acqua potabile al fine di soddisfare i bisogni primari e...



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-00994presentato daBRAGA Chiaratesto diLunedì 16 maggio 2016, seduta n. 625

   Le Commissioni III e VIII,
   premesso che:
    per garantire a ciascun essere umano un'esistenza dignitosa e in salute è necessario avere acqua potabile al fine di soddisfare i bisogni primari e consentire lo sviluppo delle più comuni attività umane;
    secondo il recente rapporto Unicef-OMS «25 years of Progress on Sanitation and Drinking Water», ancora oggi 663 milioni di abitanti nel pianeta attingono acqua da fonti insalubri e circa 2,4 miliardi, ovvero quattro abitanti del pianeta su dieci, vivono in condizioni igieniche incompatibili con la sicurezza e con la salute;
    garantire l'accesso all'acqua potabile, unitamente all'uso responsabile della stessa risorsa, per più della metà della popolazione mondiale è uno degli obiettivi della Nuova Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e della «Carta di Milano» presentata a EXPO2015;
    come emerso, a fine 2015, dai negoziati della 21esima Conferenza ONU delle Parti di Parigi la sempre minore disponibilità di acqua, la cui richiesta con l'espansione della popolazione mondiale è in costante aumento a fronte di una diminuzione della risorsa stessa, oltre che essere un problema di ordine ambientale e sociale, la trasforma in una variabile di enorme valore strategico e politico. Specialmente in Africa;
    il 36 per cento della popolazione dell'Africa sub-sahariana, quindi circa un terzo di tutte le persone della regione, non ha ancora accesso a una fonte d'acqua potabile. E non avere accesso a una fonte d'acqua pulita e potabile significa aumentare, e considerevolmente, il rischio di contrarre malattie spesso pandemiche e mortali. Di più, la carenza d'acqua alimenta anche la disuguaglianza di genere: infatti, per procurarsi acqua potabile, spesso bisogna affrontare un cammino anche di 4-5 ore al giorno e nella maggior parte dei casi, nei paesi in via di sviluppo, questo compito ricade su donne e bambine;
    di fronte all'impatto delle calamità naturali e fenomeni meteorologici estremi sempre più frequenti legati agli effetti dei mutamenti climatici in atto non sempre è possibile adattarsi e spesso milioni di donne, uomini e bambini sono costretti a fuggire. I migranti ambientali, secondo le Nazioni Unite, entro il 2050 costituiranno circa 200 milioni di rifugiati e nel 2060, nella sola Africa, ci saranno circa 50 milioni di profughi climatici;
    la grave questione delle migrazioni, sintomo e non punto di caduta ultimo delle crisi economiche e ambientali in corso, richiede che l'Italia, Paese cardine nei rapporti Europa-Africa, assuma un ruolo di guida nella risoluzione delle cause strutturali che originano i fenomeni migratori;
    l'Africa è il continente che contribuisce meno alle emissioni di carbonio ma, tuttavia, si è dimostrato tra i più suscettibili ai cambiamenti climatici in atto. Detta vulnerabilità aggrava la povertà e le capacità di sostentamento, distrugge la produzione agricola, acuisce le tensioni sociali per lo spostamento di migliaia di persone dalle campagne agli insediamenti urbani in cerca di cibo. Un caso emblematico per il continente africano è dato dall'Etiopia;
    a causa de El Niño la produzione agricola etiopica è crollata dal 50 al 90 per cento in alcune regioni e fallita completamente nelle zone orientali del Paese. La siccità ha inoltre causato la perdita di centinaia di migliaia di capi di bestiame;
    l'Africa rappresenta oggi un continente di opportunità che, in un mondo multipolare e minato dal terrorismo, aspira ad essere uno dei blocchi più dinamici e un attore protagonista nelle sfide planetarie. Secondo stime del Fondo monetario Internazionale, ben 7 delle 10 economie che registreranno i più elevati tassi di crescita nei prossimi anni appartengono a Paesi Sub-sahariani. I Paesi africani hanno bisogno di crescere oltre il mero sfruttamento delle risorse naturali e possono cogliere l'opportunità di una crescita sostenibile, diversificando le proprie economie mediante mirati investimenti nei settori della formazione e dell'innovazione, sfruttando il potenziale della loro giovanissima popolazione, inclusa quella femminile;
    l'Italia, come dimostrato da azioni concrete in recenti e numerose missioni istituzionali, vuole inserirsi a pieno titolo nella fase virtuosa di sviluppo politico, economico e sociale del Continente, valorizzando una presenza storica che ha contribuito alla crescita sociale ed infrastrutturale di molti paesi dell'Africa. In particolare è stato intenso il dialogo su temi quali: l'energia e l'ambiente (con particolare riguardo alla trasmissione elettrica, con il coinvolgimento del Ministero dello sviluppo economico e del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dell'Agenzia internazionale per l'energia e di IRENA, agenzia multilaterale competente per le fonti rinnovabili), l'agricoltura (con il coinvolgimento del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare), la salute (sicurezza alimentare, sanità veterinaria con il coinvolgimento del Minsalute), la cultura (con la collaborazione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo), le infrastrutture;
    nel continente africano il nostro Paese è tuttora, e lo è stato storicamente, impegnato in progetti di costruzione di invasi per produrre energia elettrica. Sui più recenti progetti di diga «Gibe III» e sul costruendo Gibe IV, in Etiopia, sono forti le critiche espresse dalle maggiori ONG internazionali attive per i diritti umani in Africa in merito all'impatto socio-ambientale nella bassa valle dell'Omo dei citati sbarramenti, sulla coatta riallocazione di intere tribù native, sullo stravolgimento dell'agricoltura tradizionale per la minore portata dell'Omo, a cui il Governo etiope oppone motivazioni di natura diametralmente opposte. Il nuovo sistema di dighe sulla Valle dell'Omo avrà anche un altro effetto, che in parte ha già iniziato a manifestarsi, la citata riduzione della portata delle acque del fiume, deviate per riempire il bacino che alimenterà la diga con effetti importanti sull'ecosistema del lago Turkana, così come sulle vita delle popolazione rivierasche;
    l'interscambio commerciale tra Italia e Africa è poi in forte espansione. Secondo gli ultimi dati disponibili le importazioni di prodotti africani hanno avuto un valore di 7,6 miliardi di euro nel 2014, mentre le esportazioni sono aumentate dell'8,9 per cento, passando da 5,7 miliardi di euro a 6,2 miliardi. I settori maggiormente coinvolti nell'import sono i prodotti di cave e miniere (48 per cento) e la metallurgia (32 per cento), seguiti da prodotti alimentari, agricoli, in pelle e il legno. Il 43 per cento degli articoli esportati in Africa sono macchinari e apparecchiature, l'11 per cento sono prodotti elettronici, seguiti da prodotti dalla raffinazione del petrolio, alimentari e chimici,

impegna il Governo:

   a farsi parte attiva nella stabilizzazione politico-istituzionale dei Paesi del Continente africano, e a promuovere interventi educativi e socio-sanitari miranti allo sviluppo umano e ambientale, a partire dal Corno d'Africa, dove l'Italia già svolge un ruolo politico, che deve continuare ad essere esercitato in modo significativo, ma anche rafforzando la presenza diplomatica e di cooperazione italiana in zone quali il Sahel, area di grande rilevanza strategica per l'Italia;
   ad affiancare, alla tradizionale azione di cooperazione, un nuovo modello di «finanziamenti misti» da implementare, anche ispirandosi a formule già esistenti di responsabilità sociale di impresa, ex lege n. 125 del 2014;
   a promuovere, a fronte delle crisi ambientali in atto nel continente africano, approcci integrati e inter-settoriali per lo sviluppo sostenibile in campo ambientale, la green economy e l'adattamento al cambiamento climatico;
   a finanziare interventi nell'ambito della lotta alla desertificazione e all'accesso universale e responsabile, dell'acqua, anche tramite il finanziamento di scavo di pozzi, privilegiando le aree più colpite dal Niño;
   a promuovere la gestione sostenibile del suolo nelle aree soggette a migrazione attraverso meccanismi di finanziamento innovativi in collaborazione con i migliori esempi nazionali in agricoltura;
   a sostenere i progetti di cooperazione che includano attività di formazione, di microcredito e di «capacity building» nel comparto ingegneristico e in settori tecnici e manifatturieri di alta specializzazione, anche mediante il coinvolgimento delle organizzazioni di volontari e di pensionati italiani;
   a valutare per quanto riguarda l'Etiopia, anche di concerto con la Commissione mondiale sulle dighe e l'Ocse, l'impatto ambientale e antropologico in termini di biodiversità e diritti dei popoli indigeni dei progetti di diga denominati Gibe III e Gibe IV nella valle dell'Omo.
(7-00994) «Braga, Quartapelle Procopio, Gadda, Carrescia, Ascani, Realacci, Zan, Tino Iannuzzi, Berlinghieri, Fedi, Salvatore Piccolo, Arlotti, Amato, Famiglietti, Mariani, D'Incecco, Lodolini, Minnucci, Mazzoli, Manfredi, Pagani, Carnevali, Morani, Marantelli, Capone, Capozzolo, Narduolo, Tidei, Meta, Rampi, Sbrollini, Vico, Montroni, Marco Di Maio, Cinzia Maria Fontana, Schirò, Villecco Calipari, Bonomo, Zardini, Moscatt, Ribaudo, Romanini, Cominelli, Piccione, Crivellari, Gnecchi, Patriarca, Murer, Massa, Mognato, Moretto, Rossomando, Rossi, Piazzoni, Manzi, Taricco, Castricone, Sgambato, Incerti, Garavini, Tullo, Zampa, Peluffo, Dallai, Marchi, Casellato, Di Salvo».