• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.9/01994-A/004    premesso che:     il principio della c.d. «doppia conformità» in materia di sanatoria degli abusi edilizi ha avuto nell'articolo 13 legge 47 del 1985 il suo primo...



Atto Camera

Ordine del Giorno 9/01994-A/004presentato daCALABRÒ Raffaeletesto diMercoledì 18 maggio 2016, seduta n. 627

   La Camera,
   premesso che:
    il principio della c.d. «doppia conformità» in materia di sanatoria degli abusi edilizi ha avuto nell'articolo 13 legge 47 del 1985 il suo primo riferimento normativo, trovando ulteriore conferma nel successivo articolo 36 del decreto del Presidente della Repubblica 380 del 2001, oltre che in molteplici leggi regionali (si pensi, ad esempio, all'articolo 97 della L.R. Veneto 61/1985 o all'articolo 43 della L.R. Campania n. 16/2004 poi abrogato): la ratio è quella della tutela urbanistica;
    la norma, prevedendo la posteriore sanabilità delle sole opere che, ancorché prive del titolo abilitativo od eseguite in parziale difformità dallo stesso, risultassero comunque conformi agli strumenti urbanistici generali e di attuazione approvati sia al momento della realizzazione dell'opera sia al momento della presentazione della domanda di sanatoria, ha l'obiettivo di evitare modifiche arbitrarie e opportunistiche agli strumenti urbanistici, a tutela e a salvaguardia di un più generale e pubblico interesse;
    le opere abusive realizzate per essere sanate devono risultare conformi agli strumenti urbanistici generali, «sia al momento della realizzazione dell'opera, sia al momento della presentazione della domanda» (secondo l'attuale formulazione dell'articolo 36 T.U. n. 380/2001);
    tuttavia l'articolo 36 del decreto del Presidente della Repubblica n. 380/2001 rappresenta l'oggetto del contrasto fra due correnti ermeneutiche in materia di sanatoria edilizia. Parte della giurisprudenza e della dottrina hanno ritenuto che la conformità andrebbe valutata esclusivamente al momento della presentazione dell'istanza, dovendosi superare la scure della «doppia conformità»;
    secondo tale tesi, conosciuta col nome di «sanatoria giurisprudenziale», sostenuta per anni anche da alcune sentenze del Consiglio di Stato, sarebbe assolutamente illogico ed irragionevole demolire un immobile, che seppur conforme al piano urbanistico attuale, risulti difforme dal piano urbanistico vigente al momento della sua realizzazione. Infatti ciò significherebbe che l'immobile, demolito in quanto non conforme al piano urbanistico vigente all'epoca della realizzazione manufatto, potrebbe essere ricostruito tale e quale a quello demolito in quanto conforme al piano urbanistico attuale;
    ciò, quindi, andrebbe a stridere con i principi di ragionevolezza e logicità che sono i cardini dell'azione amministrativa. In sostanza, secondo il giudice amministrativo la sanatoria edilizia può ben intervenire anche a seguito della conformità «sopraggiunta» di un intervento che in un primo tempo (cioè al momento della sua realizzazione) non era assentibile. (sentenza 7 maggio 2009, n. 2835 della Sez. VI del Consiglio di Stato);
    tuttavia di recente il Consiglio di Stato è ritornato sulla questione, mutando nuovamente indirizzo e rigettando in pratica la soluzione della «sanatoria giurisprudenziale». Dello stesso tenore maggior parte dei Tribunali amministrativi regionali,

impegna il Governo

a valutare, in conformità ai principi di ragionevolezza e logicità dell'azione amministrativa la possibilità di introdurre una disposizione chiarificatrice in merito all'applicazione degli articoli 36 e 37 del decreto n.380 del 2001 che consenta di evitare di dover demolire e ricostruire un edificio conforme solamente alle norme attualmente vigenti e non a quelle vigenti al momento dell'attuazione, tramutando l'obbligo di abbattere con una sanzione che preveda l'incremento del contributo di costruzione, nonché delle sanzioni previste dai medesimi articoli 36 e 37 del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001.
9/1994-A/4. Calabrò.