• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/13333    in un articolo pubblicato su « Articolo 21» dal titolo «Bavaglio ai Beni Culturali e Paesaggistici. Vietato criticare e denunciare il caos» a firma di Vittorio Emiliani si evince...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-13333presentato daSCOTTO Arturotesto diGiovedì 26 maggio 2016, seduta n. 632

   SCOTTO. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo . — Per sapere – premesso che:
   in un articolo pubblicato su « Articolo 21» dal titolo «Bavaglio ai Beni Culturali e Paesaggistici. Vietato criticare e denunciare il caos» a firma di Vittorio Emiliani si evince che, dal 1o febbraio 2016, vige una circolare firmata a Roma dall'allora Soprintendente archeologico, architetto Francesco Prosperetti, in base alla quale «le modalità di comunicazione agli organi di informazione (giornali, radio, tv) relative ad attività istituzionali dovranno essere preventivamente sottoposte al Dirigente per il tramite dell'addetto stampa e/o delle strutture istituzionali». In caso urgente rivolgersi «direttamente al Dirigente» (tutto maiuscolo). Attenzione perché «ogni iniziativa autonomamente presa dalle SS.LL in maniera difforme è ritenuta non consona al disposto dell'articolo 3 comma 8 del Codice di Comportamento». Se le Signorie Loro ci rifanno come «apparso in più occasioni sulla stampa», l'azione disciplinare è inevitabile. Automatica»;
   la Fp Cgil ha protestato attraverso il suo segretario nazionale Salvatore Chiaramonte, il quale richiamandosi all'articolo 21 della Costituzione sulla «libertà di espressione», definendola «una disposizione vergognosa e pericolosa che squalifica chi l'ha emanata e chi l'ha ispirata e che la dice lunga sulla coscienza democratica di chi ci governa»;
   tranne poche voci di stampa, anzitutto « Il Fatto Quotidiano», e ancor meno emittenti tv (essenzialmente La7, la Rai in proposito è quasi muta pur essendo «servizio pubblico» finanziato al 66 per cento da abbonati), il silenzio stampa è sceso sulla denuncia dei cento e cento attentati alla tutela dei beni culturali e paesaggistici in nome della «valorizzazione» di alcuni di loro, cioè del «far soldi» e poco più;
   vige, quindi, un «codice etico» in base al quale «il dipendente (di qualunque grado sia, ndr) – fatto salvo il diritto di esprimere valutazioni e diffondere informazioni a tutela dei diritti sindacali e dei cittadini – si astiene da dichiarazioni pubbliche, orali e scritte che siano lesive dell'immagine e del prestigio dell'Amministrazione». Lesive a giudizio dei superiori;
   a giudizio dell'interrogante ciò vuol dire l'applicazione di una sorta di bavaglio, di fatto totale – proprio in questi mesi di sconvolgimento delle strutture del Ministero dei beni culturali e ambientali – mentre le Soprintendenze vengono assurdamente accorpate annegando ogni specificità e predestinate («legge Madia») a finire gerarchicamente sotto prefetti e prefetture. Il funzionario che parla o scrive senza permesso delle gerarchie ministeriali rischia molto. Tanto più in questo periodo in cui le nomine avvengono spesso per decisione tutta «politica»;
   i funzionari, dunque, non potranno far conoscere il perché molti di loro rinunciano a dirigere musei raggruppati soltanto sulla carta e quindi insensatamente distanti chilometri e chilometri l'uno dall'altro o divulgare la effettiva paralisi che ha investito anche grandi musei i cui consigli di amministrazione, spaventati dalla mancanza di risorse e dalla responsabilità davanti alla Corte dei conti, non decidono nulla. O ancora non verrà espresso da nessuno il caos imperante ovunque in forza di decisioni prese dall'alto senza alcuna consultazione dei tecnici –:
   se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e quali siano i suoi orientamenti in merito;
   come si concili questa circolare interna al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con la libertà d'espressione sancita dalla carta costituzionale. (4-13333)