• Testo MOZIONE

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
S.1/00582 premesso che: nel gennaio 2009, la Commissione europea trasmise al Governo italiano una comunicazione di infrazione relativa alla normativa in materia di affidamento delle concessioni...



Atto Senato

Mozione 1-00582 presentata da ANNA BONFRISCO
giovedì 26 maggio 2016, seduta n.635

BONFRISCO, BRUNI, AUGELLO, COMPAGNA, D'AMBROSIO LETTIERI, DI MAGGIO, LIUZZI, PERRONE, TARQUINIO, ZIZZA, BIGNAMI - Il Senato,

premesso che:

nel gennaio 2009, la Commissione europea trasmise al Governo italiano una comunicazione di infrazione relativa alla normativa in materia di affidamento delle concessioni demaniali marittime, in quanto contrastante con la direttiva "Bolkestein" 2006/123/CE, sia per il diritto preferenziale di insistenza, di cui all'articolo 37 del Codice della navigazione, di cui al Regio decreto n. 327 del 1942 e successive modificazioni e integrazioni, sia per il rinnovo automatico della concessione, alla scadenza sessennale, di cui al comma 2 dell'articolo 1 del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494, e successive modificazioni;

al fine di chiudere la procedura di infrazione n. 2008/4908, avviata ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, nonché al fine di rispondere all'esigenza degli operatori del mercato di usufruire di un quadro normativo stabile che, conformemente ai principi comunitari, consentisse lo sviluppo e l'innovazione dell'impresa turistico-balneare-ricreativa, superando così i rilievi della Commissione, l'articolo 11 della legge 15 dicembre 2011, n. 217 sopprimeva il rinnovo automatico e delegava il Governo ad emanare, entro il 17 aprile 2013, un decreto legislativo, avente ad oggetto la revisione e il riordino della legislazione relativa alle concessioni demaniali marittime. In virtù dell'entrata in vigore della citata norma, la procedura di infrazione venne chiusa e con il comma 732 dell'articolo unico della legge n. 147 del 2013 (legge di stabilità per il 2014), il termine precedentemente fissato per l'emanazione del decreto legislativo venne prorogato al 15 ottobre 2014;

il comma 9-septiesdecies dell'art. 7 del decreto-legge n. 78 del 2015 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 125 del 2015) demanda poi alle Regioni una ricognizione delle rispettive fasce costiere, finalizzata anche alla proposta di revisione organica delle zone di demanio marittimo ricadenti nei propri territori. La proposta è inviata al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e all'Agenzia del demanio, che nei 120 giorni successivi al ricevimento della proposta, attivano, per gli aspetti di rispettiva competenza, i procedimenti previsti dagli articoli 32 (Delimitazione di zone del demanio marittimo) e 35 (Esclusione di zone dal demanio marittimo) del Codice della navigazione, anche convocando apposite Conferenze di servizi. Tale procedimento è propedeutico alla revisione della disciplina relativa alle concessioni demaniali marittime, previsto dall'art. 11 della legge n. 217 del 2011 (legge comunitaria 2010);

il decreto legislativo, di cui all'articolo 11 della legge n. 217 del 2011 non risulta emanato, lasciando nell'incertezza gli operatori del settore;

qualora il Governo avesse adempiuto all'esercizio della delega legislativa, in ragione dei principi ivi previsti, che, tra gli altri, prevedevano in particolare al comma 2: alla lettera b) di prevedere criteri e modalità di affidamento nel rispetto dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento, di garanzia dell'esercizio, dello sviluppo, della valorizzazione delle attività imprenditoriali e di tutela degli investimenti", punto quest'ultimo di fondamentale importanza per gli operatori del settore che in tal modo non vedrebbero vanificato il loro lavoro allo scadere della concessione, o nel caso non risultino assegnatari di una nuova concessione secondo le procedure di affidamento individuate nel rispetto della normativa europea; alla lettera "f) di prevedere criteri per l'equo indennizzo del concessionario nei casi di revoca della concessione demaniale, nei casi previsti dall'articolo 42 del codice della navigazione", punto altrettanto importante per gli operatori del settore e posto a completamento del precedente punto b), il settore turistico-balneare-ricreativo oggi non si troverebbe il limite del 2020 per progettare, sviluppare e consolidare le proprie attività;

purtroppo, il Governo allora in carica e i due che gli sono succeduti sino ad oggi non hanno provveduto a formulare una soluzione legislativa che contemperi le esigenze di circa 30.000 aziende operanti in Italia, che danno vita al settore turistico balneare che rappresenta una fondamentale leva economica delle zone costiere del Paese, con il rigoroso rispetto del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e delle norme sulla concorrenza e sul libero stabilimento. Questo, nonostante con l'articolo 34-duodecies del decreto-legge n. 179 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 221 del 2012, sia stata prorogata di 5 anni, dal 31 dicembre 2015 al 31 dicembre 2020, la scadenza delle concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative, sportive, nonché destinate a porti turistici, approdi e punti di ormeggio dedicati alla nautica da diporto;

con cadenza annuale, in prossimità dell'inizio della stagione estiva, riaffiorano, purtroppo, le medesime problematiche che affliggono da anni il settore tutristico-balneare e che in altri Paesi dell'Unione, destinatari come l'Italia di procedimenti di infrazione alla normativa, in materia di affidamento delle concessioni demaniali marittime, in quanto contrastante con la direttiva Bolkestein 2006/123/CE, sono state risolte per via legislativa, con piena approvazione da parte dell'Unione europea;

per quanto riguarda il nostro Paese, si sarebbe potuta rinnovare la delega, di cui all'articolo 11 della legge 15 dicembre 2011, n. 217, seguendo l'esempio di quanto già fatto ad esempio dalla Spagna, dove è stata adottata il 5 ottobre 2012 la riforma della legge costiera ("Ley de costas") centrata sulla salvaguardia di circa 3.000 imprese, che operano sulle spiagge spagnole;

considerato inoltre che:

la Corte di giustizia europea, in relazione alla disciplina degli affidamenti del servizio pubblico di distribuzione del gas naturale, sottoposto a cessazione anticipata in quanto compiutosi senza gara, aveva già affermato la compatibilità della normativa interna di carattere transitorio e della successiva proroga del medesimo regime, ciò in quanto andava riconosciuto alla disciplina nazionale il principio prioritario di tutelare il legittimo affidamento degli operatori economici e il principio di certezza del diritto di cui il medesimo diritto comunitario è portatore;

applicando in via analogica tali principi per la soluzione delle problematiche legate al settore turistico-balneare, è dunque legittima la normativa interna che consenta alle parti di un contratto, destinato a cessare per incompatibilità con lo jus superveniens, di disporre del tempo necessario per sciogliere il loro vincolo negoziale, onde poter regolare, in modo soddisfacente, sul piano economico i loro reciproci rapporti, ovvero appare plausibile la previsione legislativa di un periodo transitorio adeguato a ridurre gli impatti negativi derivanti da un repentino mutamento della disciplina di settore, anche in relazione alle prospettive di remunerazione del capitale investito;

la proroga, secondo la disciplina transitoria, purché sia eccezionale e temporanea, della durata delle concessioni in essere non si configura come un rinnovo automatico. Il legislatore, nel dettare la disciplina transitoria, non attua un "rinnovo" della concessione, ma allunga il termine di efficacia della precedente. Di talché, la disciplina transitoria appare frutto «di una scelta ragionevole del legislatore nazionale, finalizzata non all'elusione della disposizione comunitaria, ma ad una più efficace attuazione (da realizzarsi attraverso l'emanazione di una completa ed organica regolamentazione nazionale della materia) dei principi da essa affermati, nel contempo consentendo agli attuali concessionari anche l'ammortamento degli investimenti, interesse quest'ultimo, per come si è sopra detto, comunque non estraneo alle valutazioni dell'organo comunitario» (VI sezione del Consiglio di Stato, sentenza n. 6682 del 2012, successivamente confermata dalla sentenza n. 1307 del 2014 del medesimo Consiglio);

nella citata sentenza del Consiglio di Stato del 2012, il bene demaniale "non è ex se un bene produttivo ma è l'azienda del concessionario ad imprimere al bene pubblico una destinazione produttiva o, melius, a incorporare il bene pubblico nell'azienda privata". Appare chiaro che, anche dopo l'incorporamento del bene demaniale nell'azienda del concessionario, il primo continua a restare area di sedime. È dunque l'azienda del concessionario, e non la zona demaniale, su cui tale azienda insiste, a produrre servizi. La concessione di beni del demanio marittimo non avviene infatti per l'acquisizione di servizi da parte dell'autorità concedente,

impegna il Governo:

1) ad attuare ogni iniziativa utile, nel rispetto dei principi di concorrenza e di libertà di stabilimento, al fine di garantire l'esercizio, lo sviluppo, la valorizzazione delle attività imprenditoriali e di tutela degli investimenti del settore turistico-balneare-ricreativo, anche al fine di salvaguardare gli attuali livelli occupazionali;

2) a prevedere, con il primo provvedimento utile, il rinnovo della delega legislativa non esercitata al 15 ottobre 2014 e prevista all'articolo 11, comma 2, della legge 15 dicembre 2011, n. 217 e successive integrazioni e modificazioni.

(1-00582)