• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
S.7/00062 a conclusione dell'esame, ai sensi dell'articolo 50, comma 2 del Regolamento, dell'affare assegnato sulle problematiche connesse all'eventuale autorizzazione di mais geneticamente modificato...



Atto Senato

Risoluzione in Commissione 7-00062 presentata da ROBERTO RUTA
mercoledì 18 dicembre 2013, seduta n.032

La Commissione,

a conclusione dell'esame, ai sensi dell'articolo 50, comma 2 del Regolamento, dell'affare assegnato sulle problematiche connesse all'eventuale autorizzazione di mais geneticamente modificato per la coltivazione,

premesso che:

a fine settembre il Tribunale UE ha constatato che la Commissione europea non ha reagito alla richiesta di autorizzazione alla coltivazione del mais transgenico TC1507, prodotto dalla società Pioneer, avanzata nel 2001 ai sensi della direttiva 2001/18/CE;
in base alle regole sulla comitatologia in vigore al momento della richiesta di autorizzazione presentata dall'azienda produttrice, secondo la procedura di regolamentazione, la Commissione europea deve sottoporre al Consiglio la richiesta di autorizzazione alla coltivazione non avendo raggiunto la necessaria maggioranza qualificata in seno al comitato tecnico permanente;
il Senato della Repubblica già il 21 maggio 2013 ha approvato un ordine del giorno (G1 testo 3) che impegnava il Governo a non coltivare organismi geneticamente modificati (OGM) sul territorio italiano, con particolare riferimento al mais Mon810, già bandito in otto Stati membri dell'Unione europea;
in data 12 luglio 2013 i Ministri della salute, delle politiche agricole alimentari e forestali e dell'ambiente hanno emanato un decreto che vieta la coltivazione del mais geneticamente modificato Mon810 per i successivi 18 mesi, a meno che prima non intervengano misure comunitarie di riforma;
a tal proposito, nell'ottobre del 2010 la Commissione europea ha proposto, con l'atto COM(2010) 375 definitivo, un regolamento per modificare la direttiva 2011/18/CE e dare la possibilità agli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione degli OGM sui loro territori anche per quelle sementi già autorizzate e per ragioni diverse dai rischi ambientali e sanitari;

considerato altresì che:

l'agricoltura italiana è caratterizzata da una ricca gamma di varietà biologiche, prodotti tipici, specialità regionali coltivate soprattutto in piccole e medie aziende agricole che costituiscono il tessuto imprenditoriale agricolo nazionale;
in Italia non esistono coltivazioni di piante transgeniche che vengono immesse sul mercato solo sotto forma di alimenti, ingredienti e mangimi nel rispetto delle norme vigenti in materia;
fin dal 2010 il Parlamento italiano si e` espresso a favore della proposta di regolamento di modifica della direttiva 2001/18/CE, attualmente in fase di stallo presso le Istituzioni europee, che consentirebbe agli Stati membri di decidere in merito alle coltivazioni OGM sulla base di più ampi criteri oltre a quelli già previsti di tutela della salute e dell'ambiente;
nella consultazione pubblica lanciata a gennaio dal Commissario europeo all'agricoltura è emerso che il 90 per cento dei cittadini europei propende per l'agricoltura biologica perché priva di OGM e, secondo un sondaggio commissionato dalla Coldiretti alla Ipr marketing nel giugno 2013, gli italiani sono sempre più attenti alla qualità del cibo e, per questo, la maggior parte rifiuta di ricorrere ad alimenti geneticamente modificati. In particolare, quasi otto persone su dieci (76 per cento) sono contrarie agli OGM;
oltre alle considerazioni di carattere generale sui rischi degli OGM in campo agroalimentare, va ricordato che il mais oggetto dell'autorizzazione è stato manipolato per produrre una tossina insetticida (Bt) e per conferire la resistenza della pianta al glufosinate, un principio attivo usato in alcuni erbicidi;
la possibilità di usare erbicidi in qualsiasi stadio di sviluppo della pianta può determinare una maggiore concentrazione residua sul prodotto commerciale in caso di trattamenti a ridosso del raccolto;
l'inserimento di due transgeni in un genoma ospite può dar luogo a una serie imprevedibile di effetti derivanti dall'interazione con il materiale ereditario originale, quali tra gli altri l'effetto posizione, pleiotropia, silenziamento genico o espressione di alleli recessivi;
l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), in fase di valutazione, ha dichiarato di non aver preso in esame gli effetti indotti dal carattere di resistenza all'erbicida, da solo o in concomitanza con il carattere Bt, dal momento che il mais TC1507 verrà commercializzato solo per i suoi caratteri di resistenza agli insetti fitofagi;
nonostante la resistenza agli erbicidi sia stata usata come marcatore per la selezione degli embrioni transgenici del mais TC1507, la linea di mais selezionata continua ed esprimere questo carattere che mantiene quindi le potenzialità di impatto ambientale a prescindere dal suo effettivo sfruttamento ai fini colturali;
contrariamente a quanto accaduto per il mais TC1507, i caratteri espressi dai geni marcatori, quali ad esempio quelli di resistenza agli antibiotici, sono stati sempre analizzati per il potenziale impatto ambientale e sanitario;
la Commissione europea sembrerebbe intenzionata a sottoporre la proposta di decisione sul mais TC1507 nel corso del Consiglio agricoltura e pesca che si terrà nel mese di febbraio del 2014;

impegna il Governo:

ad esprimere in sede europea voto negativo nei confronti dell'autorizzazione alla coltivazione del mais TC1507;
a invocare la clausola di salvaguardia di cui all'articolo 23 della direttiva 18/2003/CE, recepita con il decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 224, al fine di prevenire ogni forma di coltivazione in Italia di piante transgeniche a partire dal mais Mon810 e di altri OGM eventualmente autorizzati a livello europeo per preservare l'agro-biodiversità italiana;
a promuovere, in vista del semestre di Presidenza italiana dell'Unione, che inizierà nel mese di luglio 2014, la ripresa del dialogo politico sull'atto COM(2010) 375 recante "Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2001/18/CE per quanto concerne la possibilità per gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di OGM sul loro territorio";
a sostenere e potenziare la ricerca scientifica pubblica, riconoscendo il valore della ricerca privata, in materia agricola e in particolare biologica e, in caso di OGM, in ambiente confinato di laboratorio.
(7-00062)
RUTA