• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/13351    la Puglia è la prima regione produttrice di ciliegie in Italia con una media di circa 400-500 mila quintali l'anno, su una superficie coltivata di circa 20 mila ettari (circa il 40 per...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-13351presentato daPANNARALE Annalisatesto diMartedì 7 giugno 2016, seduta n. 633

   PANNARALE. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali . — Per sapere – premesso che:
   la Puglia è la prima regione produttrice di ciliegie in Italia con una media di circa 400-500 mila quintali l'anno, su una superficie coltivata di circa 20 mila ettari (circa il 40 per cento della produzione cerasicola italiana);
   la produzione regionale pugliese, risulta concentrata nella provincia di Bari che da sola concorre per il 96 per cento circa alla produzione totale regionale con le sue 47 mila tonnellate prodotte ogni anno; infatti, quella di Bari è la prima provincia italiana per la produzione di ciliegie, raccogliendo oltre il 34 per cento della produzione nazionale, questa è concentrata in circa 17 mila ettari;
   circa il 70 per cento della produzione provinciale di ciliegie, si realizza nella zona del sud-est barese che interessa i comuni di Conversano, Turi, Sammichele, Castellana Grotte, Putignano, Noci, Alberobello, Casamassima, Acquaviva delle Fonti e Gioia del Colle;
   in molti di questi comuni, l'economia agricola si basa proprio sulla coltura del ciliegia che rappresenta una voce rilevante del prodotto interno lordo di questo territorio infatti ben oltre il 40 per cento del territorio agricolo di questo comprensorio è rappresentato da impianti cerasicoli (ISTAT 2010);
   le temperature verificatesi questo inverno, classificato come il più caldo di sempre a livello climatologico, facendo registrare una temperatura media sulla superficie della terra e degli oceani, addirittura superiore di 1,13 gradi rispetto alla media del ventesimo secolo, hanno fatto sentire i loro effetti anche nella zona del sud-est barese, privando le piante di ciliegio di quei valori bassi (freddi invernali) indispensabili per la successiva formazione dei frutti, condizione necessaria per tutte le Drupacee (pesco, susino, albicocco, ciliegio e mandorlo) al cui gruppo la coltura del ciliegio appartiene, condizione naturale che quando non è rispettata a causa di temperature elevate nei mesi invernali (gennaio-febbraio) ha come conseguenza un calo drastico della produzione;
   questo fenomeno climatologico eccezionale (alte temperature invernali) abbinato al calo del 22 per cento delle precipitazioni registrate nei mesi da gennaio ad aprile del 2016 ha sconvolto le coltivazioni di ciliegio, riducendo in modo significativo (anche oltre il 60 per cento) la produzione delle varietà precoci di ciliegio nel comprensorio del sud-est barese, questo sia per mancata allegagione (formazione) dei frutti sia per la mancata invaiatura (crescita e colorazione) e successiva maturazione degli stessi, rendendoli così non commerciabili;
   a questo fenomeno si sono aggiunti i gravi danni provocati dagli eventi calamitosi quali piogge torrenziali e grandinate di portata eccezionale associate ai cali repentini delle temperature sino a toccare valori invernali, verificatesi nel mese di maggio che non hanno lasciato scampo «all'oro rosso» di Puglia, azzerando quasi del tutto la futura maturazione e commercializzazione delle varietà medio-tardive, tra cui la pregiata «Ferrovia di Turi», produzione tipica e di alta qualità della provincia di Bari, un frutto molto delicato destinato esclusivamente al consumo fresco in Italia e, principalmente all'estero; per questa destinazione le drupe devono essere mantenute integre nella pezzatura, nella compattezza e nel sapore, tutte caratteristiche compromesse da questa ondata di clima anomalo che ha reso i frutti deformi, piccoli, insipidi, spaccandoli ed esponendoli così a successivi attacchi da parte di patogeni vegetali, tutte cause queste che rischiano di mettere sul lastrico l'intera economia di un comprensorio, oltre a compromettere in modo definitivo la produzione futura di quella che viene definita una eccellenza del made in Italy;
   risulta all'interrogante che il 13 maggio 2016, a firma del sindaco del comune di Turi, è stata recapitata all'assessorato regionale all'agricoltura, la richiesta di attivazione dello stato di calamità per i mancati freddi invernali e la conseguente mancata allegagione dei ciliegi e delle drupacee in generale. È importante sottolineare come nel documento non sia stato menzionato nessun altro tipo di evento calamitoso (come, per esempio, le piogge prolungate ed il conseguente cracking) che avrebbero meglio descritto la serie di eventi climatici che ha coinvolto il comprensorio del sud-est barese e i reali da i provocati e sofferti dagli operatori del settore;
   il 17 maggio 2016 l'assessorato alla agricoltura ha inviato il suo perito il quale ha riscontrato la mancata allegagione di ben oltre il 60 per cento del prodotto cerasicolo –:
   quali iniziative urgenti il Ministro interrogato intenda porre in essere per far fronte alla drammatica situazione del comparto cerasicolo del sud-est barese illustrata in premessa;
   se, alla luce di quanto esposto in premessa, il Governo non intenda assumere iniziative per procedere alla dichiarazione dello stato di calamità naturale per il territorio interessato verificando con maggiore certezza e puntualità la reale portata dei danni subiti dagli operatori del settore. (4-13351)