• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
S.3/02922 GRANAIOLA - Al Ministro della difesa - Premesso che: la Commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito rilevava, nella relazione del 9 gennaio 2013, a conclusione dei...



Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-02922 presentata da MANUELA GRANAIOLA
giovedì 9 giugno 2016, seduta n.640

GRANAIOLA - Al Ministro della difesa - Premesso che:

la Commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito rilevava, nella relazione del 9 gennaio 2013, a conclusione dei sopralluoghi e delle indagini svolte presso il poligono di Torre Veneri (Brindisi), i seguenti risultati: «in terra, nell'area bersagli sono stati rinvenuti numerosi frammenti metallici da post esplosione, materiale balistico vario e un certo numero di petali per penetratori metallici. In mare, sono stati individuati nell'area prospiciente il poligono numerosi rottami metallici e un certo numero di penetratori metallici con sigle non identificate»;

la Commissione sottolineava, inoltre, come non fosse stato possibile approfondire la situazione relativa a tali ritrovamenti «anche per la mancata acquisizione delle schede tecniche e storiografiche dei colpi completi da 105x617 mod. APFSDS-T DM 33 e da105/51 lotto IMI 1-1-1985 acquistato presso la ditta IMI (Israel), richieste agli uffici del Ministero della difesa, ma pervenute solo in parte»;

dai sopralluoghi tecnici svolti dai senatori della Commissione emergeva una generale «scarsa osservanza del disciplinare per la tutela ambientale e la bonifica»;

nel corso delle sue sedute, la Commissione ha più volte chiesto chiarimenti al Governo in riferimento ad armamenti di fabbricazione israeliana rinvenuti nel poligono di Torre Veneri, sui quali grava il sospetto di una contaminazione da uranio impoverito e altri metalli pesanti;

su tale vicenda è stato anche aperto un fascicolo dalla Procura di Lecce, a seguito dell'esposto presentato dall'associazione "Lecce bene comune" e dell'acquisizione da parte degli inquirenti di documenti presentati da 3 militari che avrebbero contratto il cancro dopo aver prestato servizio nel poligono;

rilevato che:

lo Stato maggiore della difesa ha elaborato, nel 2013, le «Linee d'intervento e di indirizzo in materia di gestione dei poligoni militari di tiro all'aperto», quali strumenti finalizzati ad una gestione ecocompatibile delle attività di addestramento, che fornisce agli operatori elementi utili per una gestione delle armi e del munizionamento impiegato;

in particolare, le linee guida sollecitano le forze armate a perseguire su questa materia 13 azioni unitarie e trasversali ai diversi Corpi militari, tra le quali spiccano: 1) la possibilità di adottare soluzioni tecniche o procedurali, ove compatibili con le caratteristiche fisiche e d'impiego dei differenti poligoni, tese a contenere la dispersione nell'ambiente dei proiettili delle armi portatili, tanto nel terreno quanto nelle acque costiere, fatta salva la prioritaria esigenza di non compromettere lo svolgimento delle attività addestrative necessarie ad assicurare l'operatività dello strumento militare e la sicurezza del personale impegnato nelle missioni internazionali; 2) il contenimento, ove possibile, del rilascio di residuati in mare, nel rispetto dell'esigenza citata. In questo caso, ferma restando l'adozione di tutti i provvedimenti necessari a salvaguardare la salute e l'incolumità pubblica, è necessario compiere un'analisi del rapporto tra costi e benefici, in termini di capacità e risorse tecnologiche e finanziarie richieste e disponibili, per l'eventuale recupero di residuati ingombranti e munizionamento inesploso nelle acque costiere, o brillamento di quest'ultimo, in rapporto al concreto rischio di incidenti; 3) la limitazione dell'impiego di munizionamento e di ordigni esplosivi, ovvero l'adozione di soluzioni tecniche o procedurali idonee a ridurne l'impatto ambientale, nel rispetto dell'esigenza già vista; 4) l'incentivo, da parte del Segretariato generale della difesa e Direzione nazionale armamenti (SGD/DNA) e delle dipendenti Direzioni tecniche (Terrarm, Navarm ed Armaereo), nonché degli altri enti potenzialmente interessati, alla ricerca industriale e all'acquisto di munizionamento a basso impatto ambientale e altresì la promozione dello studio della problematica nelle pertinenti sedi Nato e UE, oltre che nell'ambito del piano nazionale della ricerca militare;

considerato che:

dalla risposta in I Commissione permanente della Camera all'interrogazione 5-03865 dell'on. Rostellato del 26 febbraio 2015 sono emersi profili problematici riguardo l'utilizzo del poligono di tiro privato denominato "Alpha 22 Shooting Club", sito in provincia di Vicenza;

il Governo ha infatti affermato che il poligono ha ospitato anche attività di formazione e addestramento di reparti speciali dell'Esercito italiano. Da ultimo, nel settembre 2015, è stato utilizzato dal Centro di eccellenza per le unità di polizia di stabilità (CoESPU), con sede a Vicenza, per lo svolgimento di alcune esercitazioni, nell'ambito di un progetto di cooperazione internazionale tra polizie di ordinamento civile e militare, guidato dall'Italia,

si chiede di sapere:

se corrisponda al vero, come più volte denunciato dalla stampa, che nel poligono militare di Torre Veneri siano stati usati armamenti pericolosi per la salute della popolazione civile, poiché contaminati da uranio impoverito e da altri metalli pesanti;

quali misure siano state fino ad oggi adottate, nel poligono di Torre Veneri e nel resto d'Italia, in attuazione delle «Linee d'intervento e di indirizzo in materia di gestione dei poligoni militari di tiro all'aperto» elaborate dallo Stato maggiore della difesa nel 2013;

quali siano le ragioni per le quali sia stato utilizzato, per l'attività di formazione e addestramento, il poligono di tiro privato denominato "Alpha 22 Shooting Club" e non siano invece state utilizzate risorse dell'Esercito, nonché quanto sia diffusa la pratica di utilizzare poligoni di tiro privati anche nel resto d'Italia e quali siano i relativi costi.

(3-02922)