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Atto a cui si riferisce:
S.1/00595 premesso che: l'Italia è una penisola dotata di 8.309 chilometri di coste, attestandosi al 15° posto al mondo per estensione costiera; nel nostro Paese, il settore dell'attività...



Atto Senato

Mozione 1-00595 presentata da LUCIO BARANI
martedì 21 giugno 2016, seduta n.641

BARANI, AMORUSO, AURICCHIO, COMPAGNONE, CONTI, D'ANNA, FALANGA, GAMBARO, IURLARO, LANGELLA, Eva LONGO, MAZZONI, MILO, PAGNONCELLI, PICCINELLI, RUVOLO, SCAVONE, VERDINI - Il Senato,

premesso che:

l'Italia è una penisola dotata di 8.309 chilometri di coste, attestandosi al 15° posto al mondo per estensione costiera;

nel nostro Paese, il settore dell'attività turistico-balneare vede impegnate circa 30.000 imprese, le quali sono diffuse capillarmente da nord a sud e occupano circa 300.000 persone, alle quali vanno aggiunti tutti gli occupati dell'indotto;

si tratta di una realtà economicamente fondamentale per la creazione di un PIL turistico veramente significativo, la cui fisionomia è stata caratterizzata dall'essere popolata da piccole imprese, che niente hanno a che vedere con i grandi colossi internazionali del turismo;

tali piccole imprese, negli anni, sono state sollecitate sempre più a migliorare la qualità di servizi da offrire agli utenti, ad adeguarsi agli standard più avanzati di sostenibilità ambientale, ad essere sempre più rispettose del paesaggio costiero, scegliendo soluzioni estetiche e materiali di costruzione sempre meno impattanti, la qual cosa ha reso necessari importanti investimenti dai cui costi non è immaginabile poter rientrare in breve tempo;

a questo si aggiunga come gli stabilimenti balneari abbiano operato nel tempo per la manutenzione, e la pulizia delle coste, oltre a contribuire alla sicurezza dei bagnanti, garantendo la prima assistenza in mare e fornendo tutte le informazioni utili sulla balneabilità delle acque;

proprio per le caratteristiche particolari che la conduzione degli stabilimenti balneari assume in Italia, dove i titolari hanno conseguito a titolo oneroso una concessione demaniale per un certo numero di anni, sostenendo, già in origine, l'eventuale confronto e concorrenza con altre richieste di concessione, non è possibile confrontare questa realtà con quelle del resto d'Europa;

considerato che:

nel 2006 è stata emanata la direttiva 2006/123/CE (cosiddetta direttiva Bolkestein), la quale prevede il divieto di qualsiasi forma di automatismo che, alla scadenza del rapporto concessorio, possa favorire il precedente concessionario. Di conseguenza, le autorità preposte al rilascio delle concessioni, che sono disponibili in numero limitato, a causa della scarsità delle risorse naturali, sono tenute ad applicare una procedura di evidenza pubblica, che garantisca la trasparenza e la parità di trattamento dei concorrenti potenziali; per tali concessioni non è possibile, quindi, prevedere un rinnovo automatico, né accordare particolari prelazioni al concessionario di turno, la qual cosa ha determinato, di fatto, la vanificazione del "diritto di insistenza", con le inevitabili problematiche, che, da quel momento, sono sorte in tema di rinnovo delle concessioni balneari e che si sono intensificate sempre più;

nel 2009 l'Unione europea ha aperto nei confronti dell'Italia la procedura d'infrazione n. 2008/4908 per il mancato adeguamento della normativa nazionale in materia di concessioni demaniali marittime ai contenuti previsti dalla direttiva 2006/123/CE;

in seguito a ciò, nel gennaio 2010 il Governo italiano ha notificato alla Commissione europea l'articolo 1, comma 18, del decreto-legge n. 194 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 25 del 2010, teso ad adeguare le disposizioni del codice della navigazione oggetto di rilievi (e in particolare l'art. 37 che prevede il "diritto di insistenza"). Nonostante questa notifica, la Commissione non ha tuttavia chiuso la procedura di infrazione, ma anzi ha formulato ulteriori contestazioni all'Italia. In seguito, quindi, agli ulteriori rilievi, con l'articolo 11 della legge n. 217 del 2011 (legge comunitaria 2010), è stato abrogato il comma 2 dell'articolo 1 del decreto-legge n. 400 del 1993, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 494 del 1993. Lo stesso articolo 11, inoltre, ha delegato il Governo ad adottare, entro il 17 aprile 2013, un decreto legislativo, avente ad oggetto la revisione e il riordino della legislazione relativa alle concessioni demaniali marittime, la qual cosa ha permesso che la procedura di infrazione venisse chiusa in data 27 febbraio 2012;

successivamente alla chiusura della procedura di infrazione, con l'articolo 34-duodecies del decreto-legge n. 179 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 221 del 2012, è stata disposta la proroga sino al 31 dicembre 2020 delle concessioni demaniali in essere alla data del 30 dicembre 2009 ed in scadenza entro il 31 dicembre 2015;

tale proroga costituì un atto necessario per consentire nel frattempo l'espletamento di tutta una serie di attività di competenza di una pluralità di soggetti, come per esempio permettere ai Comuni costieri e rivieraschi di aggiornare o predisporre i piani di utilizzo degli arenili (PUA), in Sicilia i PUDM (piani di utilizzazione del demanio marittimo) e definire canoni equi e sostenibili per tutte le imprese balneari;

valutato che:

il tema delle concessioni demaniali marittime costituisce nel nostro Paese un problema ormai annoso e le imprese del comparto chiedono da tempo certezza normativa e tutela lavorativa;

sul tema è intervenuto di recente l'avvocato generale presso la Corte di giustizia europea, il quale si è espresso nel senso che l'attuale proroga delle concessioni balneari al 2020 non sarebbe compatibile con il diritto europeo, manifestando una posizione che, se assunta in via definitiva dalla Corte, negherebbe il diritto alla permanenza degli attuali gestori nella titolarità della concessione al momento del rinnovo, confermando l'obbligo di evidenza pubblica allo scadere della concessione stessa;

la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, in data 25 marzo 2015, ha approvato un documento sulla revisione e il riordino della legislazione relativa alle concessioni demaniali marittime (12/22/CR09/C5). La posizione è stata consegnata al Governo nel corso della Conferenza Stato-Regioni dello stesso giorno;

il documento riconosce sì la necessità di adeguare il quadro normativo italiano in materia di demanio marittimo ai principi comunitari, ma contiene anche una serie di richieste, tra le quali la necessità di una maggiore chiarezza con la Commissione europea sulla possibilità di un regime transitorio delle attuali concessioni demaniali marittime, così come già accaduto per altri Paesi dell'Unione dove le concessioni demaniali marittime sono state prolungate di 75, 50 o 30 anni, a seconda della tipologia (Spagna), oppure sono state mantenute forme di preferenza in favore del concessionario uscente (Portogallo); che sia confermata la possibilità di attivare un "doppio binario" che distingua le concessioni attualmente in vigore da quelle nuove, con una proroga di congrua durata per le prime, anche attraverso investimenti e procedure di evidenza pubblica subito applicati per le seconde;

le associazioni di categoria sono concordi sulla necessità di adottare il "doppio binario", che preveda un periodo transitorio massimo di 30 anni per le concessioni in essere e procedure di evidenza pubblica per le nuove concessioni;

rilevato che:

l'Unione europea non ha finora inteso riconoscere in questi anni le specificità esistenti in Italia, mantenendo l'intenzione di applicare la direttiva Bolkestein agli stabilimenti balneari italiani;

la stagione balneare, che sta per iniziare, impone la necessità di fornire serenità alle imprese del settore, anche per consentire loro di effettuare gli investimenti stagionali necessari,

impegna il Governo:

1) ad attivare immediatamente un rapido percorso di negoziazione con l'Unione europea, per verificare l'applicabilità al tema delle concessioni demaniali balneari del criterio del "doppio binario" (distinguere cioè le concessioni attualmente in vigore dalle nuove concessioni), onde tutelare efficacemente il nostro sistema balneare caratterizzato da ampie specificità del settore, da rilevanti investimenti materiali e occupazionali, che lo rendono un unicum a livello europeo;

2) a verificare con la Commissione europea le ragioni per le quali all'Italia è stato riservato un diverso trattamento sul tema delle attuali concessioni demaniali marittime, rispetto agli Paesi dell'Unione, dove le concessioni demaniali marittime sono state prorogate di 75, 50 o 30 anni, a seconda della tipologia, oppure sono state mantenute forme di preferenza in favore del concessionario uscente, senza che siano state aperte procedure di infrazione per mancato rispetto della direttiva servizi;

3) ad adottare, al più presto, un intervento normativo di riordino della materia che, tenendo conto delle intese raggiunte in sede europea:

a) preveda, in relazione alle suddette innovazioni, un periodo transitorio adeguato per le concessioni in essere di beni demaniali marittimi per finalità turistico-ricreative, che tenga conto degli investimenti immobiliari e infrastrutturali già effettuati, dei beni aziendali e della professionalità acquisita in tutti questi anni e ne garantisca il riconoscimento e ristoro al termine della concessione;

b) stabilisca i criteri per fissare i limiti minimi e massimi di durata delle nuove concessioni da parte delle Regioni, nonché il numero massimo di concessioni di cui un operatore può essere titolare, al fine di garantire adeguata pluralità e differenziazione dell'offerta, nell'ambito territoriale di riferimento;

c) stabilisca per i concessionari requisiti e adempimenti volti a comprovare il rispetto delle norme e delle prescrizioni in materia di edilizia, urbanistica, paesaggistica, igienico-sanitaria, di pubblica sicurezza, di prevenzione incendi, del possesso dei requisiti professionali e morali da parte del concessionario; la regolarità contributiva e assicurativa del personale e il rispetto della disciplina in materia di sicurezza sul lavoro;

d) stabilisca le modalità procedurali per l'eventuale decadenza delle concessioni, nonché criteri e modalità per il subingresso nelle ipotesi di vendita o affitto d'azienda;

e) individui i criteri e le modalità di assegnazione delle concessioni decadute o revocate;

4) a sensibilizzare efficacemente l'Unione europea, perché questa riconosca la particolare situazione che le coste meridionali dell'Italia e degli arcipelaghi annessi stanno vivendo, soggette come sono ai frequentissimi sbarchi di migranti, affinché non si smantelli un sistema che fino ad oggi ha funzionato anche con riguardo alla sorveglianza delle coste, sicurezza e tutela dell'ambiente e che oggi necessita soltanto di certezze normative per far ripartire gli investimenti in un comparto fondamentale per l'economia del turismo.

(1-00595)