• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/13589    la Commissione di inchiesta delle Nazioni Unite sui diritti umani in Eritrea, facendo seguito al rapporto pubblicato il 26 giugno 2015 a Ginevra, denunciava in data 8 giugno 2016 come la...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-13589presentato daCIVATI Giuseppetesto diVenerdì 24 giugno 2016, seduta n. 641

   CIVATI, BRIGNONE, ANDREA MAESTRI, MATARRELLI e PASTORINO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
   la Commissione di inchiesta delle Nazioni Unite sui diritti umani in Eritrea, facendo seguito al rapporto pubblicato il 26 giugno 2015 a Ginevra, denunciava in data 8 giugno 2016 come la dittatura di Isaias Afewerki si sia resa responsabile, da ben 25 anni e in modo generalizzato e sistematico, di crimini contro l'umanità, quali riduzione in schiavitù, esecuzioni extragiudiziali e omicidi, tortura anche di natura sessuale, stupri, carcerazioni illegali, arruolamento forzato nell'esercito a tempo pressoché indeterminato e lavori forzati coinvolgendo 400 mila persone;
   tali crimini proseguono tuttora in un clima di totale impunità, come ha dichiarato testualmente il presidente della commissione, Mike Smith;
   il regime di Afewerki sarebbe – stando al citato rapporto – responsabile della repressione di ogni forma di libertà, compresa quella di stampa, e baserebbe il proprio potere sul terrore e la detenzione di numerosi prigionieri politici tra cui giornalisti e religiosi. Oltre alla chiusura di organi di stampa e radio, altre forme di tortura vengono perpetrate, insieme a omicidi e sparizioni di persone, al fine di non rendere pubblico il dissenso di chi si ribella a tale regime;
   la drammatica situazione è stata costantemente denunciata da organizzazioni internazionali come Amnesty International, Human Rights Watch o Reporter Senza Frontiere e confermata dalle migliaia di richiedenti asilo che continuano a sbarcare sulle nostre coste;
   è evidente pertanto che sia in atto un processo diplomatico che sembra aprire a una riconsiderazione dell'isolamento cui la comunità internazionale aveva relegato la dittatura di Isaias Afewerki, e che tale processo sia stato inaugurato dalla visita nel Corno d'Africa del viceministro degli affari esteri pro tempore Lapo Pistelli nel luglio 2014 e sia culminato con l'inclusione di Asmara nel processo di Khartoum firmato il 28 novembre 2014 a Roma;
   i finanziamenti destinati all'Eritrea dall'Unione europea, pari a 200 milioni di euro da qui al 2020, stanziati attraverso l'undicesimo Fondo europeo di sviluppo e sui quali è stato siglato un accordo ad Asmara il 28 gennaio 2016 tra il Ministro eritreo dello sviluppo nazionale e il capo della delegazione dell'Unione europea, nonostante il Parlamento europeo abbia adottato una risoluzione contraria, sono un'ulteriore dimostrazione dell'apertura di credito concessa al regime eritreo;
   le scelte politiche di Isaias Afewerki hanno contribuito alla destabilizzazione del Corno d'Africa fin dal 1994, come dimostrano le guerre condotte contro gli Stati confinanti;
   le scelte politiche di Isaias Afewerki, inoltre hanno contribuito a consolidare uno stato di guerra permanente poiché il conflitto scoppiato nel 1998 contro l'Etiopia, che ha portato alla militarizzazione completa della popolazione, è tuttora in atto;
   lo stesso viceministro pro tempore Pistelli, al suo rientro dal viaggio istituzionale nel Corno d'Africa dichiarava: «Occorre rilanciare le relazioni bilaterali e provare a favorire un pieno reinserimento dell'Eritrea quale attore responsabile e fondamentale della comunità internazionale nelle dinamiche di stabilizzazione regionale»;
   don Mussie Zerai, presidente dell'agenzia Habeshia e candidato al Nobel per la Pace nel 2015, sollevando il problema dei finanziamenti concessi dall'Italia all'Eritrea – in particolare quelli legati al Processo di Khartoum –, faceva notare che finanziamenti per centinaia di milioni di euro avrebbero potuto rafforzare la dittatura. Tuttavia, non vi sono state garanzie sul rispetto dei diritti umani;
   il Governo italiano non risulta aver modificato i rapporti con il Governo eritreo, nonostante le proteste e le dure prese di posizione contro il regime di Asmara, sostenute da diversi Stati tra cui numerose manifestazioni e interventi parlamentari occorsi negli ultimi tre anni;
   risulta che diversi cittadini eritrei o di origine eritrea presenti sul territorio italiano siano impegnati ad individuare gli esuli più attivi nelle file dell'opposizione alla dittatura –:
   se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti narrati in premessa;
   se ai Ministri interrogati risulta ancora in vigore – da parte dell'ambasciata e dei Consolati di Asmara –, la riscossione della tassa del 2 per cento sul reddito percepito in Italia dagli immigrati eritrei e, nel caso, se si ritiene opportuno intervenire al fine di impedire tale illecita tassazione;
   se il Governo sia informato del fatto che, presso diverse questure in occasione di rinnovi del permesso di soggiorno o altre pratiche relative alla presenza di eritrei nel nostro Paese, gli stessi siano invitati a rivolgersi presso l'ambasciata o presso i consolati eritrei – con la conseguenza che tale procedura li esporrebbe a possibili ritorsioni anche nei confronti di loro familiari rimasti in patria;
   se risultino essere presenti, in Eritrea, imprese italiane, e in caso affermativo, attraverso quali procedure siano riuscite a delocalizzare le proprie aziende nel paese;
   se risulti che Afewerki sia spesso nel nostro Paese per visitare alcune aziende in Italia con l'obiettivo di stipulare accordi commerciali;
   se il Governo sia a conoscenza del genere di commesse stipulate da Afewerki presso le aziende con sede in Italia;
   se il Ministro degli affari esteri intenda chiarire quali siano le strutture ministeriali incaricate delle relazioni diplomatiche con le autorità eritree e che siano in particolare incaricate di seguire la conclusione di eventuali accordi economico-commerciali tra imprese italiane e Governo eritreo. (4-13589)