• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.6/00254    udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulla riunione del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno 2016;    premesso che:     il risultato del...



Atto Camera

Risoluzione in Assemblea 6-00254presentato daRAMPELLI Fabiotesto diLunedì 27 giugno 2016, seduta n. 642

   La Camera,
   udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulla riunione del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno 2016;
   premesso che:
    il risultato del referendum che ha decretato l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea è un segnale importante della disaffezione dei cittadini europei da questa Europa e come tale non va sottovalutato;
    l'Unione, così come attualmente configurata e operante, è assai lontana dall'idea dei padri fondatori, che sognavano un'unificazione politica e sociale del continente europeo che potesse scongiurare future guerre e cementare una comunione di ideali tra i suoi abitanti;
    nell'attuazione pratica, tuttavia, l'Unione europea non funziona e non ha mai funzionato a causa di una pessima gestione, che l'ha resa schiava di una tecnocrazia che ha schiacciato i popoli, l'ha sottomessa al primato della finanza sulla politica, l'ha resa vittima dello strapotere delle banche e delle lobbies dei poteri forti, l'ha esposta al gigantismo della Germania;
    bisogna prendere atto del fatto che il risultato della consultazione sulla cosiddetta Brexit porta con sé il rischio della disarticolazione dell'intero progetto europeo e non vanificarlo, agendo, piuttosto, nel senso di rifondare l'Europa e le regole che la governano;
    a tal fine occorre riscrivere i Trattati istitutivi e tutti quelli di maggiore rilevanza, garantendo attraverso di essi il pieno rispetto dei fondamenti della democrazia, il primato dei popoli sulle esigenze finanziarie, il rispetto e la tutela delle capacità economiche e produttive delle singole Nazioni e la gestione unitaria di servizi strategici come l'energia o la difesa;
    la notizia dell'uscita del Regno Unito dall'Unione europea ha determinato già nella prima giornata un crollo delle borse finanziarie dell'eurozona, e gli analisti prevedono che l'effetto depressivo sui mercati non si esaurirà in tempi brevi;
    i rischi che si paventano in ordine alla solvibilità del nostro sistema bancario a fronte di tali forti oscillazioni sta mettendo a rischio, ancora una volta, i nostri risparmiatori;
    pur essendo tali rischi palesemente prevedibili, alcuna contromisura è stata messa in atto almeno come azione cautelativa prima che fosse ufficiale la notizia dell'abbandono britannico, e anche ora il Governo sembra non avere gli strumenti per intervenire, ancora una volta ingessato proprio dai vincoli che impone l'unione finanziaria di un'Europa in disfacimento;
    all'ordine del giorno della riunione dei prossimi 28 e 29 giugno vi è anche la questione della migrazione, con particolare riferimento alla situazione nel Mediterraneo centrale, della cooperazione con i Paesi terzi di origine e di transito, all'attuazione della dichiarazione Unione europea-Turchia del 18 marzo 2016 e alla chiusura della rotta dei Balcani occidentali;
    a fronte dell'asserita chiusura della rotta balcanica, gli arrivi di immigrati clandestini sulle nostre coste meridionali non accennano a fermarsi e, anzi, hanno ripreso con maggiore attività proprio nelle ultime settimane;
    in base ai dati del Ministero dell'interno relativi al primo trimestre di quest'anno, infatti, i migranti sbarcati sulle nostre coste hanno fatto registrare un incremento del 58 per cento rispetto allo stesso periodo del 2015;
    tra i percorsi più battuti dalle organizzazioni criminali per giungere in Europa attraverso la «porta» dell'Italia continua a figurare in primissimo luogo la Libia, insieme all'Egitto;
    secondo i programmi dell'Unione, quest'anno avrebbe dovuto segnare la svolta nelle politiche migratorie europee attraverso il piano dei ricollocamenti, arrivando finalmente ad alleggerire anche la pressione migratoria che pesa sull'Italia, che avrebbe dovuto poter trasferire almeno quarantamila richiedenti asilo negli altri Stati membri della Unione europea;
    il fallimento di tale piano, come anche quello di tutte le altre iniziative messe in campo dall'Europa per fronteggiare l'emergenza immigrazione uno dei punti più significativi della scarsa condivisione che esiste nell'Unione europea, nella pratica lontana come non mai dal principio del burden sharing che dovrebbe invece, rappresentare uno dei suoi capisaldi;
    in questo quadro, la temporanea sospensione degli accordi di Schengen da parte di Danimarca, Francia, Germania, Austria, Norvegia e Svezia, ha segnato un punto di svolta, mostrando con palese evidenza quanto la risposta dell'Unione europea alle sfide poste dalla questione migratoria sia stata fin qui assolutamente inadeguata;
    continua, infatti, a mancare una risposta che affronti il fenomeno nel suo insieme attraverso alcune linee strategiche che dovrebbero essere prioritariamente incentrate sulla difesa dei suoi confini esterni, su misure di politica estera, di cooperazione e di internazionalizzazione nei confronti di un'area del continente africano e asiatico che comprenda tutti gli Stati interessati da una più o meno massiccia pressione migratoria verso l'Unione, e, infine, una profonda riforma della gestione interna delle problematiche derivanti dall'arrivo degli immigrati, primo tra tutti il concetto di Paese di primo ingresso come codificato nei regolamenti di Dublino,

impegna il Governo:

   a chiedere le dimissioni del Presidente Juncker e di tutta la Commissione europea;
   a promuovere l'avvio di un nuovo processo di integrazione europea, volto a realizzare istituzioni che siano effettivamente rappresentative dell'espressione della volontà popolare;
   in tale ambito, ad agire affinché l'Italia mantenga la propria sovranità e l'autonomia delle proprie scelte;
   a sostenere, per quanto di competenza, un procedimento parlamentare di riforma della Costituzione che introduca in essa una norma che consenta ai cittadini di esprimersi in tutte le questioni che attengono la difesa della sovranità nazionale;
   ad adottare con urgenza le iniziative, anche normative, necessarie a proteggere i risparmiatori italiani dai rischi finanziari derivanti dall'uscita del Regno Unito dall'Unione europea;
   a favorire la riforma dei meccanismi di gestione del fenomeno migratorio, affinché la stessa sia affrontata secondo il principio del burden sharing e per impedire le iniziative sin qui assunte da parte di alcuni Stati membri atte a limitare la libera circolazione nell'Unione;
   a promuovere l'adozione di procedure uniformi su tutto il territorio europeo per quanto attiene alla gestione delle richieste d'asilo e all'espulsione dei migranti economici irregolari, nonché a proseguire le iniziative volte al potenziamento delle frontiere esterne dell'Unione, nel quadro di una strategia unitaria di contrasto alle migrazioni irregolari;
   a proseguire nell'azione volta a realizzare accordi con le autorità libiche che possano ridurre considerevolmente le partenze di migranti dalle coste di quel Paese;
   a sollecitare la rapida conclusione degli accordi di riammissione tra Unione europea e i Paesi di provenienza dei migranti, al fine di rendere più agevoli le procedure di rimpatrio di coloro che non hanno diritto a misure di protezione, e ad applicare le stesse in ambito nazionale.
(6-00254) «Rampelli, Cirielli, La Russa, Maietta, Giorgia Meloni, Nastri, Petrenga, Rizzetto, Taglialatela, Totaro».