• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.6/00252    sentite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in merito alla riunione del Consiglio Europeo del 28 e 29 giugno 2016;    premesso che:     poco...



Atto Camera

Risoluzione in Assemblea 6-00252presentato daSCOTTO Arturotesto diLunedì 27 giugno 2016, seduta n. 642

   La Camera,
   sentite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in merito alla riunione del Consiglio Europeo del 28 e 29 giugno 2016;
   premesso che:
    poco meno di quattro anni l'Unione europea e suoi Stati membri ricevevano il Premio Nobel per la Pace, poiché «per oltre sei decenni ha contribuito all'avanzamento della pace e della riconciliazione della democrazia e dei diritti umani in Europa»; nel comunicato del premio si leggeva: «oggi una guerra tra Germania e Francia sarebbe impensabile, ciò dimostra che con la reciproca fiducia nemici storici possono diventare partner. La Caduta del Muro ha reso possibile l'ingresso dei Paesi dell'Europa centrale e orientale così come la riconciliazione nei Balcani e il possibile ingresso della Turchia rappresentano un passo verso la democrazia». Infine: «il ruolo di stabilità giocato dall'Unione ha aiutato a trasformare la gran parte d'Europa da un continente di guerra a un continente di pace. Il lavoro dell'Unione europea rappresenta la “fraternità tra le Nazioni”, e costituisce una forma di “congressi di pace”»;
    il voto sulla «Brexit» ribadisce la sfiducia di milioni di cittadini europei nei confronti delle politiche europee del rigore e di austerity, che diventa rabbia popolare finanche a decidere per l'uscita dall'Unione europea come accaduto in Gran Bretagna, segnando un punto di non ritorno;
    tuttavia, il dato è più complesso, poiché non c’è soltanto la sfiducia nei confronti delle politiche europee ma più in generale nei confronti della politica tout court poiché ritenuta inadeguata di risolvere i legittimi problemi dei cittadini colpiti dalla crisi e di quelli che stanno progressivamente perdendo tutto: il lavoro, la tutela, la prospettiva per sé e per i propri figli. Accanto a questi si aggiungono coloro che le tutele le hanno raggiunte ma che soffrono di una profonda insicurezza per il futuro, ritengono che l'Europa possa mettere in discussione il proprio benessere. È in questo contesto che trovano terreno fertile le forze euroscettiche e populiste: alternativi alla «politica», agitano i problemi, cavalcano le paure;
    il dibattito sulla cosiddetta Brexit, indipendentemente dal suo malaugurato esito scaturito dalle urne britanniche lo sborso 23 giugno, è stato dominato da connotati fortemente nazionalistici e a tratti esplicitamente xenofobi, da un sentimento antitedesco e da un pericoloso senso di superiorità;
    lo stesso dibattito è, ahinoi, stato al centro delle tensioni politiche d'oltremanica. Sono molti i Paesi europei in cui circolano gli stessi veleni ideologici, le stesse paure indotte, gli stessi rigurgiti nazionalisti che hanno alimentato il consenso degli antieuropeisti britannici durante la campagna sul «Brexit» e i cosiddetti «populismi», ovvero le forze politiche trainate dai sentimenti di riscossa nazionale, avanzano ovunque all'interno dell'Unione europea;
    all'avanzare dei «populismi» si sono già sperimentate politiche concrete che vanno nella direzione della dissoluzione di quella «fraternità delle Nazioni» e che quindi minano già la conquistata pace, l'affermazione della democrazia e la tutela dei diritti umani sopra richiamati;
    oggi sorgono muri in tutta Europa. Come un tempo esisteva la Cortina di ferro, in Ungheria e Croazia oggi i muri assumono la forma fisica in rete metallica e filo spinato, mentre in Francia, Austria, Svezia e Germania vengono chiamati «momentanea sospensione di Schengen», che di fatto ripristinano le frontiere;
    nei mesi passati la Danimarca ha approvato una legge che priva i richiedenti asilo di denaro e oggetti eccedenti il valore di 10 mila corone (circa 1.350 euro) «per contribuire alle spese di mantenimento e alloggio». Analogo provvedimento è stato adottato dalla Svizzera, per cui la legge impone ai rifugiati di consegnare fino a 1.000 franchi svizzeri (circa 900 euro) dei loro beni per pagare le spese di accoglienza;
    mentre si alzano i muri per le persone altrettanto non può dirsi per i capitali, le banche, per il commercio e quindi le multinazionali. L'accordo di libero scambio Usa-Unione europea (TTIP), in via di definizione, mette a repentaglio gli standard alimentari e sanitari e la protezione dei lavoratori comunitari e viene trattato nella massima segretezza non coinvolgendo i cittadini europei e le istituzioni democratiche. Il sistema finanziario europeo presenta grossi difetti strutturali a partire dalla sua spropositata dimensione, patologicamente complesso e opaco, infine caratterizzato dalla centralità del debito, attraverso cui si riesce addirittura a creare denaro praticamente dal nulla, discostandosi sempre di più da quello che dovrebbe essere il suo obiettivo principale: promuovere la piena occupazione;
    se da un lato l'Unione europea chiude le sue frontiere, aumenta i controlli, installa telecamere, erige muri o attiva qualsiasi altro dispositivo di chiusura, dall'altro persegue nella sua dottrina iperliberista scandita dalle politiche di austerity;
    l'Unione europea, quindi, è sempre più vista da larghi strati della popolazione quantomeno «sorda» e «distante» dalle istanze dei suoi popoli e totalmente incapace di prendere una qualsiasi iniziativa riformatrice;
    le uniche azioni politiche degne di nota sono state invece marchiate con l'onta della vergogna, minando ancora di più la coesione tra i popoli europei e mettendo a rischio finanche la pace nel continente: la gestione della «crisi» greca, la crisi ucraina e infine l'accordo Unione europea-Turchia, solo per citarne alcune;
    quest'ultimo accordo (o pseudo tale, in quanto sul profilo giuridico deve considerarsi alla stregua di una decisione dei Capi di Stato e Governo e non un vero e proprio accordo dell'Unione europea) viola gravemente il diritto europeo e tradisce i fondamenti democratici e ispirati alla tradizionale tutela dei diritti umani in Unione europea e in Italia: quanto emerge dall'applicazione concreta di questo pseudo accordo è che in cambio di denaro si esternalizzano le frontiere dell'Unione europea chiudendo gli occhi sul rispetto dei diritti umani, sulla repressione delle libertà fondamentali, nonché sulla forte repressione anti-curda che il governo turco sta mettendo in piedi negli ultimi mesi, addirittura dimenticando le gravi responsabilità di quest'ultimo nel supporto a Daesh. Lo stesso modello di «accordo» con la Turchia si sta nei fatti applicando con le peggiori dittature del mondo: l'Egitto, l'Eritrea, il Sudan, la Somalia, il Gambia solo per citarne alcuni;
    occorre quindi un radicale cambiamento di rotta dell'Unione europea che vada nella direzione della riaffermazione dell'Europa come continente vocato alla pace e alla fratellanza tra le Nazioni e i suoi popoli, ispirato alla protezione dei diritti umani e alla solidarietà, che promuova il benessere dei suoi cittadini, orientato verso la giustizia sociale e non alla disuguaglianza come oggi accade, per cui è necessario proporre in sede di Consiglio europeo delle proposte che diano il senso immediato un nuovo rinnovato patto tra i popoli d'Europa e le sue istituzioni,

impegna il Governo:

   a richiedere, stanti gli effetti di destabilizzazione che comporta, la revisione delle norme del cosiddetto bail-in e contemporaneamente ad assumere iniziative per una moratoria dell'applicazione del bail-in finché non entrerà in vigore la garanzia europea sui depositi, e comunque fino al 2018, al fine di prevedere una fase di transizione nell'applicazione delle nuove regole;
   a porre con forza il tema della revisione del fiscal compact, attivando ogni iniziativa finalizzata alla convocazione di una Conferenza europea per definirne le necessarie modifiche, avviando una seria riflessione sul ruolo di indipendenza della Banca centrale europea in previsione della revisione del proprio statuto che dovrebbe includere la facoltà, seppure a certe condizioni, di prestare denaro direttamente ai governi, rimuovendo l'assurdità per cui è l'unica Banca centrale del mondo cui è vietato di farlo, quindi a proporre una graduale radicale riforma del sistema finanziario europeo;
   a proporre una riforma federale del bilancio dell'Unione europea e l'istituzione di un bilancio interno dell'Eurozona finalizzato a politiche di contrasto alla disuguaglianza e alla povertà a partire dalla proposta, già avanzata nelle sedi nazionali e europee, di un sussidio europeo di disoccupazione e al finanziamento di un piano di investimenti pubblici anche con la possibilità di emettere eurobond;
   ad adoperarsi per una svolta strategica, coinvolgendo in primis i Paesi dell'Eurozona, per l'adozione di misure concrete per ampliare il processo decisionale europeo in senso democratico attraverso una istituzione che sia direttamente espressione della volontà dei cittadini;
   ad avviare, in assenza delle necessarie correzioni ai Trattati, allo statuto della BCE e all'agenda di politica economica dell'Eurozona, una riflessione senza tabù su un «piano B» per superare in via cooperativa e accompagnata dalla BCE l'attuale assetto monetario europeo, insostenibile sul terreno economico, sociale e di finanza pubblica, in quanto fondato sulla svalutazione del lavoro;
   a proporre con forza, con riferimento al TTIP, la sospensione del negoziato al fine dell'apertura di un processo democratico che permetta un'analisi puntuale ed una valutazione dei testi negoziali e che assicuri che le politiche adottate siano nel pubblico interesse; che coinvolga il Parlamento europeo e venga dibattuto nei parlamenti nazionali e che includa le organizzazioni della società civile, i sindacati e i gruppi portatori dei diversi interessi (stakeholder);
   a sostenere la revoca dell'accordo Unione europea-Turchia per contrarietà al diritto europeo, alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, all'articolo 10, terzo comma, della Costituzione italiana e più in generale ai principi fondamentali della nostra civiltà giuridica e della nostra tradizione democratica e a promuovere l'apertura immediata di corridoi umanitari di accesso in Europa per garantire «canali di accesso legali e controllati» attraverso i Paesi di transito ai rifugiati che scappano da persecuzioni, guerra e conflitti per mettere fine alle stragi in mare e in terra, e quindi debellare il traffico di esseri umani.
(6-00252) «Scotto, Airaudo, Franco Bordo, Costantino, D'Attorre, Duranti, Daniele Farina, Fassina, Fava, Ferrara, Folino, Fratoianni, Carlo Galli, Giancarlo Giordano, Gregori, Kronbichler, Marcon, Martelli, Melilla, Nicchi, Paglia, Palazzotto, Pannarale, Pellegrino, Piras, Placido, Quaranta, Ricciatti, Sannicandro, Zaratti, Zaccagnini».