• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
S.6/00194 premesso che: il 28 ed il 29 giugno si riunisce il Consiglio europeo con un ordine del giorno ricco di tematiche delicate, fra cui il risultato del referendum che si è...



Atto Senato

Risoluzione in Assemblea 6-00194 presentata da ANNA BONFRISCO
lunedì 27 giugno 2016, seduta n.646

Il Senato,
premesso che:
il 28 ed il 29 giugno si riunisce il Consiglio europeo con un ordine del giorno ricco di tematiche delicate, fra cui il risultato del referendum che si è svolto nel Regno Unito, lo status dei livelli di occupazione, crescita ed investimenti e la situazione relativa alla migrazione;
le raccomandazioni che il Consiglio dell'Unione europea ha inviato all'Italia si concentrano su molteplici aspetti che riguardano i limiti della deviazione dall'aggiustamento del PIL verso l'obiettivo di bilancio a medio termine, gli investimenti e l'attuazione delle riforme strutturali così come l'attuazione di un puntuale programma di privatizzazioni per accelerare la riduzione del debito pubblico, il trasferimento del carico fiscale dai fattori di produzione al consumo e al patrimonio, la riforma delle agevolazioni fiscali e il completamento della riforma del catasto, l'attuazione della riforma della pubblica amministrazione e il potenziamento della lotta contro la corruzione, nonché interventi per ridurre la durata dei procedimenti civili;
un particolare punto delle raccomandazioni si concentra sul settore bancario e chiede all'Italia di accelerare il ridimensionamento dello stock dei crediti deteriorati, completando rapidamente l'attuazione delle riforme in materia di governo societario;
le raccomandazioni che il Consiglio dell'Unione europea ha inviato all'Italia infine riguardano la riforma delle politiche attive del mercato del lavoro, la strategia nazionale di lotta contro la povertà, la legge sulla concorrenza, le professioni regolamentate, i trasporti, la sanità, il commercio e le concessioni;
altro tema all'ordine del giorno riguarda le migrazioni con particolare riferimento alla situazione nel Mediterraneo centrale e alla cooperazione con i Paesi terzi di origine e di transito, nonchè lo status dell'attuazione della dichiarazione UE-Turchia del 18 marzo 2016 e della chiusura della rotta dei Balcani occidentali;
considerato che:
il risultato del referendum si è svolto lo scorso 23 giugno nel Regno Unito per il "leave" o "remain", ha visto prevalere il "leave" con il 51,9 per cento. L'affluenza alle urne ha registrato una percentuale del 72,2 per cento degli aventi diritto;
la procedura da seguire per l'uscita dall'Unione europea trova il proprio fondamento nell'articolo 50 del Trattato sull'Unione europea, che conferisce espressamente ad ogni Stato membro la possibilità, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere dall'Unione. Va rilevato, in proposito, come non sia previsto alcun termine temporale per la notifica al Consiglio europeo della decisione di recesso, che spetta allo Stato membro interessato;
il 4 maggio 2016, in preparazione del referendum e delle eventuali conseguenza di una Brexit, la European Union Committee della Camera dei Lord ha licenziato un Rapporto intitolato The Process of Withdrawing from the European Union e, tra le conclusioni raggiunte dalla Commissione va rilevato come questa abbia inteso precisare che "vista l'assenza di precedenti specifici, non è possibile prevedere con certezza quale sarà la durata dei negoziati per l'Accordo di recesso e per un nuovo Accordo tra UE e Regno Unito. È comunque ragionevole prevedere che essi richiederanno diversi anni (in media, gli accordi commerciali tra l'UE e gli Stati membri richiedono, per essere finalizzati, un periodo tra i quattro e i nove anni), e che sarà pertanto necessario estendere il periodo di negoziato oltre il termine di due anni previsto dall'articolo 50. Tale estensione, peraltro, dovendo essere oggetto di una decisione del Consiglio europeo presa all'unanimità, non può essere considerata a priori un passaggio scontato";
il Regno Unito rimarrebbe però a tutti gli effetti membro dell'Unione durante i negoziati di recesso, ma ai sensi dello stesso articolo 50 del TUE, non potrebbe presiedere le riunioni del Consiglio dedicate al negoziato di recesso;
il Governo britannico potrebbe incontrare difficoltà nel rinegoziare in modo rapido e soddisfacente accordi, sia con i Paesi UE sia con quelli extra-UE, su materie come la circolazione di merci, capitali e persone;
il costo economico dell'uscita dall'Unione europea sarebbe, nel breve termine, soprattutto del Regno Unito, il cui PIL potrebbe diminuire dell'1-1,5 per cento. Sarebbe comunque una contrazione significativa, ma non irrimediabile per l'economia britannica, che è la quinta economia mondiale e da sola, ha prodotto in cinque anni più posti di lavoro di tutti gli altri stati membri dell'UE messi insieme;
il resto dei Paesi membri dell'Unione europea sarebbe, invece, penalizzato soprattutto nelle esportazioni verso il Regno Unito, dato che la sterlina, in queste settimane già svalutatasi nei confronti dell'euro, si deprezzerebbe ulteriormente; mentre anche la piazza finanziaria di Londra, la più importante d'Europa e una delle maggiori al mondo, sarebbe ridimensionata, poichè certamente diventerebbe più complesso e costoso per banche, assicurazioni e multinazionali mantenere nella capitale inglese la sede principale dei propri interessi;
gli aspetti più problematici del risultato del referendum - come hanno rilevato alcuni osservatori economici italiani - si potrebbero osservare nel medio periodo, con un indebolimento dell'economia europea dovuto a una crisi di fiducia nell'Euro e nell'Europa;
sempre secondo gli analisti l'effetto Brexit sull'Italia potrebbe comportare nella peggiore delle ipotesi "un calo delle esportazioni fino a un valore massimo di circa 3 miliardi";
la decisione del Regno Unito di recedere dall'Unione europea apre ora nuovi scenari che andrebbero attentamente valutati anche come una opportunità per ridefinire il ruolo di quell'Unione europea che vogliamo e prima ancora il ruolo che l'Italia vuole avere nell'Unione europea di domani;
considerato inoltre che:
il 26 novembre 2015 la Commissione ha adottato, sulla base del regolamento (UE) n. 1176/2011, la relazione sul meccanismo di allerta, in cui l'Italia è stata annoverata tra gli Stati membri da sottoporre a esame approfondito. L'Europa si aspetta che l'Italia assicuri l'attuazione piena e tempestiva delle raccomandazioni;
l'analisi della Commissione è arrivata alle conclusioni, purtroppo già note, che l'Italia presenta squilibri macroeconomici eccessivi e soprattutto che la crescita modesta della produttività ostacola il recupero di competitività e complica la riduzione dell'elevato rapporto debito pubblico-PIL;
il Governo ha presentato un programma di riforme per il 2016 riguardo i punti critici aventi un impatto sulla sostenibilità delle finanze pubbliche che investe, tra gli altri, la pubblica amministrazione e la semplificazione; il mercato del lavoro; la giustizia civile; lo spostamento del carico fiscale; provvedimenti per ridimensionare lo stock dei crediti deteriorati e riformare le procedure d'insolvenza; la revisione della spesa pubblica come misura di finanziamento, le quali se attuate integralmente e tempestivamente, potrebbero avere, nelle intenzioni del Governo, degli effetti positivi sulla finanza pubblica;
lo status di alcune delle citate riforme è fermo all'esame del Parlamento, quello di altre è del tutto inadeguato rispetto alle problematiche che intendono affrontare, è quindi difficile prevedere se queste potranno avere l'impatto atteso sul PIL entro il 2020;
per quanto riguarda il settore bancario, l'Europa rileva che lo stock complessivo dei crediti deteriorati resta molto consistente e continua a esercitare pressione sulla redditività e sulle risorse delle banche. Al riguardo va ricordato come nella sua relazione annuale il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, è tornato a invocare una revisione delle regole europee sui salvataggi bancari auspicando una deroga al principio del bail-in lasciando spazio a interventi pubblici «eccezionali», ed in tal senso la 14a Commissione del Senato ha approvato un ordine del giorno (G/2345/12/14 ) che impegna il Governo a prevedere misure di gradualità e proporzionalità delle procedure connesse all'attuazione della direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014;
considerato infine che:
il Consiglio dell'UE dovrebbe approvare il progetto della nuova guardia frontiera e costiera europea, che da settembre dovrebbe sostituire "Frontex";
la proposta della Commissione che attribuiva alla nuova agenzia il diritto di intervenire in uno Stato membro che avesse manifestato carenze nella gestione dei confini esterni, anche contro la volontà dello Stato stesso, non è stata accolta dal Consiglio e dal Parlamento UE, conseguentemente per inviare effettivamente forze in uno Stato membro occorrerà un piano operativo, firmato sia dalla nuova agenzia che dallo Stato membro in questione: una modalità operativa che comporta il rischio che il nuovo organismo sia privo del necessario potere per incidere in situazioni di emergenza, come lo sono i flussi migratori degli ultimi anni,
impegna il Governo:
1. a promuovere un nuovo processo di rinegoziazione, che investa tutte le regole e i trattati europei esistenti, e che riguardi tutti i Paesi membri dell'UE;
2. a escludere ulteriori cessioni di sovranità a favore delle attuali istituzioni UE, a maggior ragione in assenza di garanzie democratiche e di pieno controllo da parte dei cittadini;
3. a opporsi alla prospettiva di un Ministro delle finanze unico europeo: oggi l'Europa non ha bisogno di una "gabbia" finale, ma - al contrario - di competizione tra modelli e sistemi diversi, in modo che i Paesi e i territori capaci di tagliare tasse, spesa e debito pubblico, e quindi di favorire la crescita, siano da esempio e stimolo per gli altri;
4. a promuovere un meccanismo per cui i Parlamenti nazionali possano correggere quanto giunge dalle autorità europee, e abbiano un generale potere di opt-out, a somiglianza di quanto la Germania fa attraverso la propria Corte costituzionale;
5. a chiarire alla Commissione UE che, anche alla luce del nuovo quadro europeo che si va delineando, occorre riconsiderare attraverso nuove misure di gradualità e proporzionalità l'attuazione delle procedure previste dalla direttiva 2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014 che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento;
6. a lavorare per un'Europa a più velocità e a più cerchi, nella quale ogni Paese possa partecipare o astenersi, rispetto a singoli programmi e attività, a seconda del proprio consenso su ciascuno di essi;
7. come primo passo, a chiedere alle autorità UE di riconoscere agli Stati membri ciò che era già stato riconosciuto al Regno Unito nella prima mediazione con il governo Cameron.
(6-00194)
BONFRISCO, AUGELLO, BRUNI, COMPAGNA, D'AMBROSIO LETTIERI, DI MAGGIO, LIUZZI, PERRONE, TARQUINIO, ZIZZA.