• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
S.6/00190 premesso che: gli esiti del referendum inglese, con la vittoria del Brexit, portano l'intera Europa ad affrontare temi che sono poi all'origine delle grandi incertezze che...



Atto Senato

Risoluzione in Assemblea 6-00190 presentata da LUCIO BARANI
lunedì 27 giugno 2016, seduta n.646

Il Senato,
premesso che:
gli esiti del referendum inglese, con la vittoria del Brexit, portano l'intera Europa ad affrontare temi che sono poi all'origine delle grandi incertezze che hanno caratterizzato i singoli dossier, dall'immigrazione all'Unione bancaria, dalle relazioni Est-Ovest ai drammi del Mediterraneo, dalle politiche di sviluppo all'occupazione e via dicendo;
la speranza è che di fronte ad un trauma di questa portata, l'Unione europea, come spesso é avvenuto in passato, possa compiere un salto di qualità nelle procedure di integrazione, ritrovando la rotta che fu indicata dai Padri fondatori;
il prossimo Consiglio europeo dovrà pertanto essere l'occasione per riprendere questo cammino, a partire dall'ordine del giorno stabilito. I temi relativi possono infatti essere sviluppati facendo prevalere una visione comune, rispetto alle visioni più ristrette, alle quali purtroppo questi ultimi tempi ci hanno abituato;
di fronte ad un ordine del giorno così complesso, sarà bene calibrare i temi sui quali il Governo italiano dovrà svolgere una più intensa attività diplomatica. Tra questi rientra, indubbiamente, quello della migrazione, il cui fenomeno mostra, dal punto di vista italiano, una certa accelerazione;
il fenomeno non va negato, ma gestito e regolato. Come del resto è sempre avvenuto, ad esempio attraverso il Migration compact, la proposta italiana in tema di immigrazione che deve imporsi sempre maggiorente quale strumento atto a governare in prospettiva i flussi migratori;
per quanto concerne i flussi migratori, occorre dunque spingere per un'azione diplomatica che spinga la UE ai necessari interventi, non essendo concepibile che un fenomeno così complesso possa essere scaricato sulle spalle di un solo Paese. È necessario pertanto un doppio impegno: a livello nazionale una più efficiente gestione del fenomeno, che sappia distinguere nettamente e rapidamente tra rifugiati e migranti economici, accogliendo i primi ma respingendo i secondi verso i rispettivi Paesi di provenienza e prevedendo altresì misure adeguate per coloro che non si fanno identificare o la cui identificazione non è certa. A livello europeo è necessario, invece, dare attuazione al "New partnership Framework" (Strasbourg, 7.6.2016 COM(2016) 385 final) trasmesso dalla Commissione al Parlamento europeo;
l'approccio contenuto nel Migration compact è stato accolto anche dal G7 che ha avuto luogo ultimamente in Giappone;
appare quindi necessario concentrare risorse adeguate nel rapporto tra l'Europa e i Paesi da cui traggono origine i flussi migratori. La necessaria azione politica dovrà concentrarsi su un mix di incentivi e disincentivi che non si limitino solo agli aspetti finanziari, ma riguardino anche il commercio internazionale e gli altri strumenti della cooperazione internazionale. Occorrerà, in proposito, implementare gli accordi noti come la "Valletta action plan" e prevedere maggiori risorse finanziarie da gestire attraverso i Fondi già costituiti, quali l'EU Emergency Trust Fund for Africa, chiamando anche le altre istituzioni internazionali a parteciparvi, per garantire maggiori opportunità di sviluppo a Paesi come il Niger, la Nigeria, il Senegal, il Mali e l'Etiopia, ed accrescere l'impegno europeo in Tunisia e in Libia. Ma condizionando il tutto a una presenza attiva ed effettiva delle autorità locali per la regolazione del fenomeno migratorio. L'emissione di eventuali eurobond avrebbe un significato simbolico enorme, non solo per affrontare il problema degli emigrati. Ma dimostrerebbe l'affermarsi di quel principio di "mutualizzazione delle responsabilità" il cui deficit è oggi all'origine della crisi europea;
il secondo grande capitolo del prossimo Consiglio europeo riguarda i temi dell'occupazione, della crescita e degli investimenti; argomenti cruciali non solo dal punto di vita economico, ma politico. È chiaro infatti il legame che si è creato tra il debole sviluppo europeo e la forte crescita dei movimenti euroscettici che, con il loro populismo, rischiano di alimentare nuove crisi, come quella che si è appena conclusa in Inghilterra. Nell'auspicare un cambiamento di passo, è possibile individuare, con il necessario realismo, un decalogo di misure che è necessario prendere quanto prima, per arrestare quella deriva così pericolosa;
occorre accelerare per conseguire l'unione dei mercati dei capitali - Capital market union - e quella digitale - Digital single market - per innescare fenomeni virtuosi di sviluppo, nel segno della modernità. Non si dimentichi che in questo campo si concentra il maggior gap con gli Stati Uniti, i cui ritmi di sviluppo, per quanto problematici, sono ben più solidi di quelli del vecchio continente. Ebbene, in Europa, esistono 28 sistemi diversi - uno per ciascuno Stato - per connettersi alla rete e gestire le relative informazioni. Mantenere questa frammentazione è la negazione stessa della logica più profonda che presiede allo sviluppo di quel grappolo di tecnologie che rispondono al nome di ICT e che sono il presupposto di qualsiasi ipotesi di crescita economica complessiva;
il Consiglio europeo dovrà varare l'eventualità dell'approvazione di un Piano finalizzato al completamento del mercato interno, che solleciti la piena attuazione in tempi rapidi di quelle strategie già approvate dalla Commissione europea per quanto attiene mercato unico dei beni e dei servizi, mercato unico digitale e unione dei mercati dei capitali;
al manifesto scetticismo avverso il progetto europeo occorre rispondere con una profonda riflessione sul futuro di un'entità sovranazionale chiamata a porsi come opportunità di crescita, sviluppo e di occupazione;
altro tema su cui riflettere è quello del bilancio europeo: è troppo piccolo rispetto alle esigenze della prima potenza commerciale del mondo. Esso è pari ad appena all'1 per cento del PIL. In tutti gli altri Stati federali, il rapporto tra bilancio federale e bilancio nazionale è completamente rovesciato. Un simile obiettivo deve rimanere sullo sfondo. Non può essere raggiunto da un giorno all'altro; ma deve indicare la direzione di marcia se il progetto "più Europa" non vuol rimanere uno slogan da gridare solo durante le campagne elettorali. Far crescere il bilancio federale, senza ulteriori aggravi finanziari per la collettività, significa trasferire verso l'alto, competenze che, al momento, sono solo nazionali. Ed ecco allora che la prospettiva di un'Europa federale assume una concretezza, ben diversa dalla semplice retorica cui spesso si è abituati;
per quanto riguarda infine il vertice NATO dell'8 e del 9 luglio, è bene sottolineare l'importanza della riunione di Varsavia. Sarà quella l'occasione per fare il punto sulle principali questioni internazionali riallacciando i fili di una più intensa cooperazione tra l'Europa e gli Stati Uniti. In epoca più recente non sempre le visioni rispettive sia in Europa che nel Mediterraneo hanno coinciso. Tutto ciò ha contribuito a depotenziare il ruolo stesso della NATO, determinando modifiche nei rapporti di forza che hanno alimentato le avventure belliche di tanti new comers. Si pensi solo all'ISIS. E' pertanto necessario ritrovare un'intesa più profonda, approfittando della presenza al vertice di Barack Obama, anche in relazione ai prossimi cambiamenti che interesseranno l'amministrazione americana,
tutto ciò premesso, impegna il Governo a muoversi secondo le linee indicate in premessa, tenendo conto della ricchezza dell'agenda del prossimo Consiglio, la quale richiederà un'attenta regia, al fine di ottenere risultati concreti per quanto riguarda l'Italia, che sono soprattutto collegati alla necessità di una diversa politica per l'immigrazione, con l'obiettivo di giungere ad una gestione razionale del fenomeno, e al contesto economico e finanziario. Le raccomandazioni che il Consiglio europeo formulerà per il nostro Paese dovranno, infatti, tener conto dei limiti della politica europea, fin qui portata avanti, nonché della necessità di garantire all'Italia quegli spazi di flessibilità, che non sono altro che un corollario delle riforme avviate.
(6-00190)
BARANI, AMORUSO, AURICCHIO, COMPAGNONE, CONTI, D'ANNA, FALANGA, GAMBARO, IURLARO, LANGELLA, LONGO Eva, MAZZONI, MILO, PAGNONCELLI, PICCINELLI, RUVOLO, SCAVONE, VERDINI.