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Atto a cui si riferisce:
S.1/00604 premesso che: la ratio della dichiarazione d'incostituzionalità della legge n. 270 del 2005 (detto "Porcellum") era stata individuata, dalla Corte costituzionale, nella "eccessiva...



Atto Senato

Mozione 1-00604 presentata da LOREDANA DE PETRIS
mercoledì 29 giugno 2016, seduta n.649

DE PETRIS, BAROZZINO, BOCCHINO, CAMPANELLA, CERVELLINI, DE CRISTOFARO, MINEO, PETRAGLIA - Il Senato,

premesso che:

la ratio della dichiarazione d'incostituzionalità della legge n. 270 del 2005 (detto "Porcellum") era stata individuata, dalla Corte costituzionale, nella "eccessiva divaricazione tra la compressione dell'organo di rappresentanza politica (…) e la volontà dei cittadini espressa attraverso il voto";

la legge n. 52 del 2015, recante "Disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati" (detto "Italicum"), di certo non rappresenta un intervento normativo volto a risolvere le criticità già insite nel "Porcellum", poi riconosciute incostituzionali dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 1 del 2014;

i vizi sollevati nella sentenza citata erano essenzialmente due: il primo consisteva nella lesione dell'uguaglianza del voto e nella violazione del voto diretto, in contrasto con gli articoli 1, 3, 48 e 67 della Costituzione, date dall'enorme premio di maggioranza assegnato, pur in assenza di una soglia minima di suffragi, alla lista che avesse raggiunto la maggioranza relativa; il secondo profilo di illegittimità consisteva nella mancata previsione di meccanismi idonei a consentire ai cittadini di incidere sull'elezione dei rappresentanti;

quanto al primo aspetto, il vizio è, secondo i proponenti del presente atto, macroscopicamente presente nell'"Italicum", soprattutto in relazione al caso in cui nessuna lista ottenga almeno il 40 per cento dei voti al primo turno, per l'ottenimento del premio di maggioranza, la legge n. 52 del 2015 prevede un ballottaggio fra le prime 2 liste, e a quella che ottiene più voti è attribuita la maggioranza dei seggi, con evidente indebolimento della legittimazione democratica del vincitore, peraltro, poiché l'elettore non esercita, di fatto, un diritto di voto pieno, così come sancito dall'articolo 48 della Costituzione, ma una semplice opzione vincolata alle due liste più votate al primo turno;

l'eccesso di sproporzionalità tra voti e seggi, censurato in riferimento al "Porcellum", ben può ripetersi con riguardo all'Italicum;

anche in relazione al secondo aspetto, la proposta, secondo i presentatori, ricalca i vizi del "Porcellum": pur essendo ammesse le preferenze, si prevedono tuttavia capilista "bloccati", ove il voto di preferenza è relegato ad un ruolo subordinato rispetto ai capilista, riguardando esclusivamente la lista che conseguirà il premio. Se a tali aspetti si aggiungono, poi, gli effetti casuali che l'attribuzione del premio di maggioranza su scala nazionale produrrebbe nei singoli collegi, ne consegue una evidente distorsione della rappresentanza, ben lontana dalla ricostituzione del rapporto tra elettore ed eletto, come anche con riferimento agli effetti delle candidature plurime dei capilista;

in pieno contrasto con la citata sentenza, dunque, molte norme del Porcellum sono state sostanzialmente riprodotte nella legge n. 52 del 2015, con ciò avallando il vulnus ai principi della rappresentanza democratica e, in primis, all'esercizio della sovranità popolare, come garantita dalla nostra Costituzione;

considerato che:

primo in Italia, il tribunale di Messina, con ordinanza 17-24 febbraio 2016, stante la presentazione di ricorsi proposti dinanzi a ben 19 tribunali del Paese, ha dichiarato rilevanti e non manifestamente infondate le questioni di costituzionalità sollevate nel giudizio e, in particolare, attinenti al vulnus ai principi della rappresentanza democratica, nonché della rappresentanza territoriale; alla mancanza di soglia minima per accedere al ballottaggio; all'impossibilità di scegliere direttamente e liberamente i deputati; alla irragionevolezza delle soglie di accesso al Senato, residuate nella legge n. 270 del 2005, nonché dell'applicazione della nuova disciplina elettorale per la Camera a Costituzione vigente per il Senato, non ancora trasformato in camera non elettiva, come vorrebbe la riforma costituzionale;

sono stati dunque trasmessi gli atti alla Corte costituzionale, chiamata a pronunciarsi, ancor prima che la legge elettorale "Italicum" venga applicata, al fine di non vanificare i diritti elettorali dei cittadini, sulla legittimità costituzionale della stessa;

in particolare, con decreto del presidente della Corte costituzionale, è stata fissata per il 4 ottobre 2016 l'udienza pubblica per la discussione del ricorso sulle questioni di legittimità costituzionale inerenti all'Italicum;

è di tutta evidenza che il Parlamento, ben prima del pronunciamento della Corte costituzionale, può ancora intervenire sulla riforma approvata, eliminando quei palesi vizi di incostituzionalità che, secondo i proponenti del presente atto, rendono la legge n. 52 del 2015 una vera e propria "contro-riforma" elettorale, destinata a provocare una nuova pronuncia di illegittimità da parte della Consulta,

impegna sé stesso ed i propri organi, ciascuno per le proprie competenze, ad esaminare e deliberare in tempi rapidissimi in merito ad una riforma della legge 6 maggio 2015, n. 52, al fine di eliminare dalla nuova disciplina elettorale tutti gli evidenti profili di incostituzionalità illustrati in premessa, e che, con ogni probabilità, ad avviso dei presentatori, porteranno ad una nuova pronuncia di illegittimità costituzionale da parte della Corte costituzionale.

(1-00604)