• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/13750    vi sono tutt'oggi, in Italia, circa 40.000.000 di tonnellate di materiali contenenti amianto, con persistenza di aerodispersione di polveri e fibre sia negli ambienti lavorativi che in...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-13750presentato daDI MAIO Luigitesto diLunedì 11 luglio 2016, seduta n. 651

   LUIGI DI MAIO. — Al Ministro della salute, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali . — Per sapere – premesso che:
   vi sono tutt'oggi, in Italia, circa 40.000.000 di tonnellate di materiali contenenti amianto, con persistenza di aerodispersione di polveri e fibre sia negli ambienti lavorativi che in quelli di vita;
   l'amianto, come noto, ha effetti neoplastici (provoca mesotelioma delle varie sierose, tumore polmonare, alla laringe e all'ovaio, solo per citare quelli per i quali vi è unanimità scientifica ed è dimostrata una più alta incidenza di tumori degli altri organi delle vie aeree, e del tratto gastrointestinale) e fibrotici (asbestosi, placche pleuriche e ispessimenti pleurici) oltre a complicazioni cardiocircolatorie e cardiovascolari;
   non sussiste una soglia al di sotto della quale il rischio si annulla e qualsiasi esposizione ad amianto è dannosa per la salute umana e queste patologie hanno tempi di latenza che possono arrivare anche a 50 anni;
   ci sono state, nei decenni, e proseguono a tutt'oggi, anche se con minore intensità, esposizioni ad amianto sia professionali che extraprofessionali con un impatto per la salute umana che determina, solo in Italia, circa 6000 morti l'anno, così come censiti dall'Osservatorio nazionale amianto (mentre il Renam nel suo V Rapporto ha censito circa 1500 casi di mesotelioma ogni anno, tutti ad esito infausto, senza alcuna rilevazione degli altri casi di patologie asbesto correlate);
   se l'unico strumento per debellare le patologie asbesto correlate è evitare l'esposizione ad amianto, principalmente attraverso le bonifiche che però vanno molto a rilento, è di fondamentale importanza la sorveglianza sanitaria, tale da permettere la diagnosi precoce e quindi un intervento tempestivo dei sanitari;
   se per il mesotelioma anche un intervento tempestivo è difficilmente risolutivo, comunque permette un maggior periodo di sopravvivenza e a condizioni più dignitose, ma di più, per le altre patologie, invece, è risolutivo, perché per esempio per il tumore polmonare permette l'estirpazione della neoplasia prima dell'invasione metastatica, così per tutte le altre neoplasie e ancor di più per quanto riguarda l'asbestosi e le altre patologie non neoplastiche;
   l'obbligo di sorveglianza sanitaria deriva dalla stessa normativa comunitaria (direttiva 477/83/CEE, e in ultimo 148/2009/CE). In Italia soltanto poche regioni (Toscana, Veneto, Piemonte, Sardegna, Campania e Umbria) hanno affrontato questo problema;
   l'Osservatorio nazionale amianto (Ona) segnala all'interrogante che soltanto la regione Toscana, la regione Veneto e la regione Piemonte hanno messo in campo strumenti efficaci di sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti, ed ex esposti, a polveri e fibre di amianto;
   uno dei pochi centri in Italia dove viene abitualmente svolta questa attività di diagnosi precoce e/o certificazione delle patologie asbesto correlate di natura professionale è l'unità operativa di medicina del lavoro dell'università di Siena, di cui è direttore il professor Pietro Sartorelli, il quale ha contribuito a elaborare le linee di indirizzo della sorveglianza sanitaria in Toscana, che, in accordo con i criteri di Helsinki 2014, prevedono l'accesso gratuito agli accertamenti ai lavoratori fino a 79 anni e con meno di 30 anni dalla cessazione dell'esposizione (con una certa discrezionalità per quanto riguarda quest'ultimo parametro);
   la regione Campania, tranne sporadiche iniziative, è largamente inadempiente;
   l'Ona ha segnalato un picco di patologie asbesto correlate nella regione Campania, anche per l'azione sinergica degli altri cancerogeni, presenti nei luoghi di lavoro e di vita;
   in particolare, nella città di Volla, la locale articolazione dell'Ona ha censito circa 30 nuovi casi di patologie asbesto correlate tra i soli lavoratori dell'ex Sacelit di Volla, rispetto ai quali la stessa regione Campania ha prima istituito, su sollecitazione dell'ex sindaco, la sorveglianza sanitaria e poi, l'ha interrotta, nonostante siano stati segnalati decine di nuovi casi, sia di patologie fibrotiche che neoplastiche, che coinvolgono anche i familiari dei lavoratori e i singoli cittadini;
   l'Ona evidenzia all'interrogante che per la città di Volla, come per il resto dell'area, e per l'intera regione Campania, vi sia un'assoluta carenza di sorveglianza in ordine al rischio amianto e al rischio dovuto agli altri cancerogeni, che sono presenti nelle numerose discariche a cielo aperto che inquinano la cosiddetta «terra dei fuochi», di cui deve considerarsi parte anche il comune di Volla;
   la regione Campania, attraverso le sue aziende sanitarie, è priva di una effettiva rilevazione epidemiologica dei casi di tumore, legati ai territori della cosiddetta «terra dei fuochi» e dell'intera regione e di un effettivo piano di bonifiche e di recupero dei territori contaminati e di messa in sicurezza dei siti lavorativi;
   esiste, quindi, l'estrema difficoltà dei lavoratori esposti ad amianto (e loro familiari, altrettanto esposti per il fatto che i lavoratori tornavano a casa con le tute contaminate di fibre che quindi sono state inalate anche dagli altri componenti della famiglia), ad essere sottoposti alla doverosa sorveglianza sanitaria necessaria per la diagnosi precoce delle patologie asbesto correlate che permette il più sollecito approccio terapeutico e quindi maggiori chance di sconfiggere e/o sopravvivere alla malattia;
   molti di questi lavoratori si sono rivolti all'unità operativa di medicina del lavoro dell'università di Siena, centro di riferimento per le malattie professionali della regione Toscana e centro di eccellenza anche a livello internazionale;
   l'attività dei sanitari del policlinico «Le Scotte» di Siena ha permesso la diagnosi precoce e quindi l'intervento terapeutico tempestivo per centinaia di lavoratori esposti all'amianto, inconsapevoli di essere malati, i quali sarebbero deceduti se non ci fosse stato l'intervento immediato e tempestivo antecedente la diffusione metastatica del tumore (di quello al polmone come di quello alla laringe, del colon piuttosto che dell'ovaio);
   la regione Toscana, al pari della regione Veneto e della regione Piemonte, ha quindi istituto un efficace servizio di sorveglianza sanitaria;
   anche i lavoratori di altre regioni, compresi quelli della regione Campania, anche su indicazione dell'Ona, si sono rivolti al day hospital del policlinico «Le Scotte» di Siena. Le altre regioni ritengono però inappropriati gli interventi in favore di quei lavoratori non residenti nella regione Toscana e quindi rifiutano il pagamento delle prestazioni, anche in compensazione;
   questa situazione impedisce, e comunque ostacola, la sorveglianza sanitaria dei lavoratori, e imporrebbe a quelli non residenti nella regione Toscana, la necessità di dover chiedere il pagamento di ticket;
   in termini più generali attualmente la sorveglianza sanitaria degli ex esposti può essere prevista solo a livello regionale. In realtà, solo poche regioni al momento si sono organizzate in tal senso perché gli investimenti non sono indifferenti (la Toscana spenderà 1.500.000 euro in 5 anni) e possono essere stanziati solo dove non esistono deficit di bilancio. La natura di questa tipologia di accertamenti preventivi, svolta su pazienti non acuti spesso addirittura asintomatici, rende inappropriato qualsiasi regime di ricovero (anche il day hospital) che quindi diventa impossibile. Il risultato pratico è quello di impedire ai lavoratori di rivolgersi fuori regione: nei pochi casi dove è previsto un programma regionale di controlli gli ex esposti dovranno necessariamente affidarsi alle strutture locali di riferimento. Queste ultime in caso di afferenza extra regionale non potranno evitare di far pagare il ticket non potendo contare su compensazioni da parte della regione di provenienza;
   pertanto, coloro che risiedono dove non esistono questi programmi dovranno necessariamente pagare il ticket sulle prestazioni ovunque si rivolgano;
   secondo quanto segnalato al deputato interrogante, l'Ona ha richiesto la creazione di una specifica «linea nazionale di assistenza» che consentirebbe ai lavoratori notoriamente esposti ad amianto (quali quelli con riconoscimento dei benefici previdenziali INPS e/o presenti nelle coorti della sorveglianza epidemiologica) di accedere gratuitamente a protocolli sanitari previsti in apposite linee di indirizzo. Queste ultime in pratica esistono già e sono quelle, molto simili per non dire sovrapponibili, elaborate dalla regione Toscana e nell'ambito del progetto ministeriale CCM 2012, coordinato dalla regione Veneto;
   inoltre, l'Ona non solo ha elaborato un protocollo di assistenza essenziale tale da uniformare su tutto il territorio nazionale i programmi di sorveglianza sanitaria, ma ha anche istituito il registro delle patologie asbesto correlate, che comprende tutte le patologie provocate dall'amianto, non solo il mesotelioma, anche attraverso l'utilizzo dell'applicativo web REPAC (http://www.repacona.it/), attraverso il quale i cittadini possono segnalare i diversi casi di patologie sia neoplastiche che fibrotiche che ritengono essere state provocate dall'esposizione e/o ingestione di amianto, negli ambienti di lavoro e in quelli di vita e i dati sono allarmanti poiché hanno permesso di stimare un totale di circa 6000 decessi ogni anno, provocati dalla sola esposizione ad amianto: questa emergenza, che è resa dal dato epidemiologico completo e non dai soli dati relativi al mesotelioma, resi noti dall'INAIL attraverso la pubblicazione del V rapporto (dicembre 2015, con circa 1.500 casi l'anno di mesotelioma) non è più soltanto sanitaria, previdenziale, sociale ed economica, ma impone un impegno di civiltà e di giustizia, a tutte le pubbliche istituzioni, ai diversi livelli, per istituire i necessari strumenti di prevenzione primaria e secondaria, tra questi ultimi la sorveglianza sanitaria ed efficaci e immediati interventi terapeutici, che possono permettere di salvare migliaia di vite umane;
   le terapie sono sicuramente efficaci se le patologie, anche quelle neoplastiche, vengono colte al primo stadio, perché ciò permette di arrestare questo processo attraverso l'intervento chirurgico e con i tradizionali sistemi di chemioterapia e radioterapia, oltre a tutte le altre misure terapeutiche;
   a quanto consta all'interrogante il programma della regione sardegna è del tutto inappropriato quanto all'approccio, e inefficace quanto ai risultati; quello della regione Campania è a «macchia di leopardo» e sostanzialmente inefficace; quello della regione Umbria interrotto da tempo e assolutamente marginale –:
   se i Ministri interrogati siano a conoscenza di quanto sopra e quali siano i loro orientamenti in merito;
   se il Ministro della salute intenda adottare iniziative affinché siano dettate le regole fondamentali per una uniforme disciplina della sorveglianza sanitaria per tutto il territorio nazionale;
   se il Ministro della salute intenda elaborare una specifica linea nazionale di assistenza che consentirebbe ai lavoratori notoriamente esposti ad amianto (quali quelli con riconoscimento dei benefici previdenziali INPS e/o presenti nelle coorti della sorveglianza epidemiologica) di accedere gratuitamente a protocolli sanitari previsti in apposite linee di indirizzo, già elaborate;
   se il Ministro del lavoro e delle politiche sociali sia a conoscenza del fatto che soltanto poche regioni in Italia (Toscana, Veneto e Piemonte) hanno istituito un programma di sorveglianza sanitaria che ha un minimo di efficacia e che le altre sono inadempienti;
   se il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, anche attraverso l'INAIL, e con il coordinamento e con la messa in rete di tutte le banche dati, intenda istituire un registro delle patologie asbesto correlate, come richiesto dall'Ona, capace di far emergere l'effettivo impatto dell'esposizioni ad amianto sulla salute (6.000 decessi l'anno) al fine di permettere di adottare quegli strumenti di prevenzione primaria (bonifica) e secondaria (ricerca scientifica, diagnosi precoce e terapia e cura delle patologie asbesto correlate). (4-13750)