• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
S.4/06115 BENCINI, Maurizio ROMANI, SIMEONI, DE PIETRO, MOLINARI, BIGNAMI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dei beni e delle attività culturali e del turismo e...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-06115 presentata da ALESSANDRA BENCINI
giovedì 14 luglio 2016, seduta n.660

BENCINI, Maurizio ROMANI, SIMEONI, DE PIETRO, MOLINARI, BIGNAMI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dei beni e delle attività culturali e del turismo e della difesa - Premesso che:

nella zona valle Fucero in Abruzzo, tra i monti della Marsica, in una splendida zona verdeggiante denominata Piccola Svizzera, situata sul confine tra i comuni di Tagliacozzo e Cappadocia, è situato un "ecomostro". La struttura di cemento armato consiste in una costruzione edificata più di 40 anni fa, in una delle zone paesaggistiche più belle dell'Abruzzo. L'edificio non ha mai trovato realizzazione completa, in quanto confiscato dall'autorità giudiziaria; tuttavia, ancora oggi, il paesaggio e la bellezza della "Piccola Svizzera" subiscono la presenza dell'ecomostro;

lo splendore della valle è stato deturpato ulteriormente col il trascorrere degli anni; ed invero, la zona è diventata scenario di degrado tanto da rappresentare un'area deputata alla discarica, sia all'interno che all'esterno della struttura, di qualunque tipo di oggetto o materiale, anche inquinante. Il degrado ambientale è sicuramente stato favorito dal posizionamento lontano dalla strada principale dell'edifico;

considerato che:

così come si apprende da un articolo di Serenella Fabiani, da "Il Giornale dell'Arte" n. 309, maggio 2011, "Abruzzo, Ecomostro della Marsica - Nessuno si preoccupa di abbatterlo", «In una splendida zona verdeggiante denominata Piccola Svizzera, situata tra i monti della Marsica sul confine tra i comuni di Tagliacozzo e Cappadocia, spicca da circa 40 anni uno scheletro di cemento armato, ormai completamente in degrado, appartenente a quella che doveva diventare una grande struttura alberghiera edificata abusivamente negli anni '70. Uno dei costruttori, che apparteneva alla banda della Magliana, venne arrestato e gli vennero confiscati tutti i beni, tra i quali l'albergo che venne messo sotto sequestro. Il problema grave è che questo scheletro è rimasto in piedi tutti questi anni senza che nessuno si sia mai mosso per abbatterlo ed è diventato uno scempio sia dal punto di vista paesaggistico sia da quello ambientale: ora è una discarica a cielo aperto di eternit e altri materiali, è a rischio cedimenti e in qualche occasione è stato anche teatro di abusi e violenze. C'è addirittura una gru arrugginita e pericolante. In questi ultimi anni sono state fatte numerose denunce da parte dei cittadini dei comuni limitrofi, ma si è sempre verificato un totale disinteresse da parte delle Istituzioni. Solo la Direzione Regionale dell'Abruzzo, circa due anni fa, ha richiesto alle amministrazioni comunali di svolgere accertamenti sulle condizioni dell'ecomostro e verificare se fossero in atto delle procedure che potessero portare alla demolizione. Da allora però è tutto fermo e il degrado aumenta», la questione non è di recente scoperta;

nonostante le diverse sollecitazioni susseguitesi sul punto, solo all'inizio del 2016 veniva avviato l'iter amministrativo per la demolizione dell'immobile abusivo, il quale, però, si concludeva sin da subito negativamente. Ed invero, all'esito della ricognizione tecnica effettuata il 3 febbraio 2016 dagli ufficiali del 6° reggimento genio pionieri (si veda la nota prot. n. 9406/G3-16.02.2016 e la relazione) emergeva «la non fattibilità dell'intervento di demolizione in quanto tra le dotazioni del 6° Reggimento non vi sono i mezzi ed attrezzature idonee alla demolizione di manufatti con caratteristiche e dimensioni del fabbricato in oggetto», così come comunicato in data 29 febbraio 2016 (Servizio tutela 0001076) dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, segretariato regionale per l'Abruzzo, nella persona del direttore regionale supplente. Quest'ultimo, ad ogni buon conto, proponeva alla Direzione generale, unitamente alle altre amministrazioni interessate, di convocare un apposito tavolo tecnico-operativo per individuare congiuntamente le modalità, le tecniche esecutive alternative e le risorse finanziarie volte alla definizione della procedura;

ed ancora, il sottosegretario di Stato Borletti Dell'Acqua, in data 27 maggio 2016 (nota prot. n. MIBACT-UDCM-SotSeg9 0016276-CI. 06.01.00/281), si esprimeva in tal senso: «apprendo che gli Uffici periferici e centrali di questo Ministero sono impegnati da tempo a seguire la questione, al fine di trovare le modalità idonee al superamento delle criticità emerse, da attribuire sia alla mancanza di fondi sufficienti per affrontare impegni di tale rilevanza, sia alla necessità di concertare le diverse Amministrazioni coinvolte dalla normativa vigente in materia di opere abusive in aree vincolate. Consapevole quindi che la complessa operazione di demolizione degli immobili abusivi, oltre a coinvolgere altre Amministrazioni, necessita di specifici fondi ad essa dedicati, continuerò a seguire questa vicenda, nell'ambito delle mie responsabilità istituzionali, ogni iniziativa utile a raggiungere il nostro comune obiettivo di far prevalere in ogni caso la tutela del nostro patrimonio paesaggistico»,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano in grado di riferire circa il tavolo tecnico-operativo volto all'individuazione congiunta delle modalità, tecniche esecutive alternative e in termini di risorse finanziarie, per la definizione della procedura in esame, ovvero come intendano attivarsi al riguardo;

se vi sia un serio ed efficiente raccordo istituzionale sulla vicenda volto a porre fine, in tempi brevi, al degrado ambientale, con la riqualificazione dell'area interessata.

(4-06115)