• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
S.3/03071 SIMEONI, MUSSINI, BIGNAMI - Al Ministro della salute - Premesso che a quanto risulta alle interroganti: il 20 luglio 2016, diversi dipendenti del presidio ospedaliero "Cardinal Massaia"...



Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-03071 presentata da IVANA SIMEONI
giovedì 28 luglio 2016, seduta n.671

SIMEONI, MUSSINI, BIGNAMI - Al Ministro della salute - Premesso che a quanto risulta alle interroganti:

il 20 luglio 2016, diversi dipendenti del presidio ospedaliero "Cardinal Massaia" di Asti, afferente all'azienda sanitaria locale di Asti, sarebbero stati oggetto di provvedimenti cautelari domiciliari, nonché di decreti di perquisizione locale e personale, emessi dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Asti, successivamente alla chiusura delle indagini effettuate dai Nuclei antisofisticazione e sanità dei Carabinieri, avviate, come si evince da diversi articoli di stampa locale, su impulso della direzione generale dell'ASL di Asti, nella persona del direttore generale, dottoressa Ida Grossi, e relative a presunti abusi di diversa natura, perpetrati nell'ambito dell'esercizio delle attività libero professionali intramurarie;

considerato che:

l'Asl di Asti, come, peraltro, desumibile dal sito web della stessa, tiene a puntualizzare che "nell'anno 2014 ha proceduto ad una completa riorganizzazione dell'attività libero professionale intramuraria al fine di migliorarne la funzionalità, di adeguarla alle nuove normative, di renderla più trasparente per la cittadinanza e di finalizzarla, per quanto possibile, anche alla riduzione delle liste di attesa istituzionali". Ancora, sul medesimo sito viene statuito che "è vietato il pagamento in contanti ai sanitari (...) Il pagamento di tutte le prestazioni deve avvenire mediante sistemi che assicurino la tracciabilità di qualsiasi importo corrisposto dal paziente";

orbene, tali affermazioni susciterebbero, a parere degli interroganti, legittime perplessità ed assumerebbero, inoltre, particolare rilevanza, alla luce della considerazione che i reati addebitati interesserebbero, tra l'altro, la sottrazione dai locali dell'ospedale, sia di materiale sanitario, sia di strumentazione varia, la cui quantificazione monetaria non sembrerebbe essere ancora nota, nonché di ingenti somme di denaro indebitamente prelevate ed incassate brevi manu a pagamento delle prestazioni erogate;

considerato inoltre che:

le vigenti norme sull'esercizio della libera professione, ed in particolare la legge 3 agosto 2007, n. 120 e successive modificazioni ed integrazioni, all'art. 1, comma 4, paragrafo a-bis) impone che venga predisposta ed attivata, entro il termine perentorio del 31 marzo 2013, apposita "(...) infrastruttura di rete per il collegamento in voce o in dati, in condizioni di sicurezza, tra l'ente o l'azienda e le singole strutture nelle quali vengono erogate le prestazioni di attività libero professionale intramuraria, interna o in rete. La disposizione regionale, precisando le funzioni e le competenze dell'azienda sanitaria e del professionista, prevede, con l'utilizzo esclusivo della predetta infrastruttura, l'espletamento del servizio di prenotazione, l'inserimento obbligatorio e la comunicazione, in tempo reale, all'azienda sanitaria competente dei dati relativi all'impegno orario del sanitario, ai pazienti visitati, alle prescrizioni ed agli estremi dei pagamenti, anche in raccordo con le modalità di realizzazione del fascicolo sanitario elettronico";

ancora, tale norma, all'art. 1, comma 4, è intesa a disincentivare l'uso di spazi ambulatoriali proprie da parte dei medici, a favore degli spazi ospedalieri, anche al fine di migliorare il livello dei controlli a carico delle strutture addette delle aziende sanitarie. Ed invero, un'autorizzazione in tal senso si ammette unicamente nei casi di evidente e ben documentata carenza di spazi aziendali intramurari, come disciplinato dall'1, comma 4, paragrafo a-bis): "(…) Le regioni e le province autonome nelle quali siano presenti aziende sanitarie nelle quali risultino non disponibili gli spazi per l'esercizio dell'attività libero professionale, possono autorizzare, limitatamente alle medesime aziende sanitarie, l'adozione di un programma sperimentale che preveda lo svolgimento delle stesse attività, in via residuale, presso gli studi privati dei professionisti collegati in rete, ai sensi di quanto previsto dalla lettera a-bis) del presente comma, previa sottoscrizione di una convenzione annuale rinnovabile tra il professionista interessato e l'azienda sanitaria di appartenenza (…)",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

se intenda esercitare, nell'ambito delle proprie attribuzioni, alcuna azione volta ad appurare se e a quali controlli ed evidenze siano stati sottoposti i sistemi di gestione della libera professione intramuraria, adottati dalle aziende sanitarie italiane, con particolare riguardo all'Asl di Asti, in merito alla effettiva applicazione della legge 3 agosto 2007, n. 120 e successive modificazioni ed integrazioni, affinché sia garantita l'effettiva affidabilità del processo di lavoro e si consenta di prevenire l'insorgere di fattispecie criminose, quali quelle contestate nei fatti in premessa;

quali iniziative intenda intraprendere, anche mediante i collegati organismi regionali e locali, affinché sia assicurato il rispetto di quanto disposto dal comma 7 dell'art. 1 della già citata legge n. 120 del 2007.

(3-03071)