• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/09389    in data 28 aprile 2016 è apparso su Libero Quotidiano – rilanciato altresì su tutti i canali media e social – un articolo (sotto forma di editoriale) del giornalista Filippo Facci,...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-09389presentato daPIRAS Micheletesto diMercoledì 3 agosto 2016, seduta n. 667

   PIRAS. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno . — Per sapere – premesso che:
   in data 28 aprile 2016 è apparso su Libero Quotidiano – rilanciato altresì su tutti i canali media e social – un articolo (sotto forma di editoriale) del giornalista Filippo Facci, dal non fraintendibile titolo «Filippo Facci svela il vero volto dell'Islam: ecco perché lo odio;
   nello specifico lo scritto riporta inaccettabili affermazione quali: «Odio l'islam, tutti gli islam, gli islamici e la loro religione più schifosa addirittura di tutte le altre, odio il loro odio che è proibito odiare, le loro moschee squallide, la cultura aniconica e la puzza di piedi, i tappeti pulciosi e l'oro tarocco, il muezzin, i loro veli, i culi sul mio marciapiede, il loro cibo da schifo, i digiuni, il maiale, l'ipocrisia sull'alcol, le vergini, la loro permalosità sconosciuta alla nostra cultura, le teocrazie, il taglione, le loro povere donne, quel manualetto militare che è il Corano, anzi, quella merda di libro con le sue sireh e le sue sure, e le fatwe, queste parole orrende che ci hanno costretto a imparare»; «odio l'islam perché la mia (la nostra) storia è giudaica, cattolica, laica, greco-latina, rousselana, quello che volete: ma la storia di un'opposizione lenta e progressiva e instancabile a tutto ciò che gli islamici dicono e fanno, gente che non voglio a casa mia, perché non ci voglio parlare, non ne voglio sapere: e un calcio ben assestato contro quel culo che occupa impunemente il mio marciapiede è il mio miglior editoriale»;
   l'articolo 3 della Costituzione italiana recita che: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali»;
   la legge 25 giugno 1993, n. 205 (cosiddetta legge Mancino), sanziona e condanna gesti, azioni e slogan legati all'ideologia nazifascista e aventi per scopo l'incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali. Al comma 1, lettera a), dell'articolo 3 della legge n. 654 del 1975, in particolare, si prevede «la reclusione fino a un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi»;
   il quotidiano Libero ha una tiratura nazionale stimata, per l'anno 2015, in circa 50.000 fra copie cartacee e digitali;
   a detta dell'interrogante l'articolo in questione – dati i toni oltremodo violenti e discriminatori e la diffusione dello stesso – fomenta in maniera intollerabile l'odio razziale e religioso, soprattutto in un momento storico come questo in cui la tenuta sociale (dati anche i flussi migratori che interessano il Paese) è a forte rischio. In tal modo, inoltre, si rischia di andare incontro ad una recrudescenza di episodi di violenza già oggetto di cronaca nera in questi mesi, come l'omicidio del richiedente asilo a Fermo – alla cui base vi è appunto la discriminazione razziale e religiosa;
   la testata Libero non è nuova ad articoli a sfondo razzista e discriminatorio, come per esempio la copertina dal titolo «Bastardi islamici» che seguiva gli attentati di Parigi del novembre del 2015;
   già nel febbraio del 2011, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) con delibera 63/11/CONS ha sanzionato il deputato Antonio Angelucci per omessa comunicazione di controllo per i giornali Opinioni Nuove e appunto Libero Quotidiano. Conseguentemente, la Commissione consultiva sull'editoria presso la Presidenza del Consiglio, preso atto della sanzione comminata dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ha stabilito per i due quotidiani la restituzione dei circa 43 milioni di euro di contributi percepiti nel quadrienno 2006/2010 –:
   se, fermo restando il principio della libertà di stampa e di parola sancito dalla Carta costituzionale, non intendano valutare ogni iniziativa utile, per quanto di competenza, ad evitare che nel prossimo futuro si ripetano i gravissimi come da premessa. (5-09389)