• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/09372    il 7 luglio 2016 il corpo forestale dello Stato, ha scoperto una piantagione di mais transgenico, geneticamente modificato MON810, nel comune di Guarda Veneta a Rovigo. Così come previsto...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-09372presentato daROSTELLATO Gessicatesto diMercoledì 3 agosto 2016, seduta n. 667

   ROSTELLATO. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali . — Per sapere – premesso che:
   il 7 luglio 2016 il corpo forestale dello Stato, ha scoperto una piantagione di mais transgenico, geneticamente modificato MON810, nel comune di Guarda Veneta a Rovigo. Così come previsto il terreno è stato dapprima sequestrato e poi le piante di mais distrutte;
   questo episodio rientra nell'ambito di un programma di controlli che il corpo forestale dello Stato sta effettuando e che ha come scopo quello di verificare l'utilizzo di organismi geneticamente modificati (Ogm) in agricoltura, su tutto il territorio nazionale, anche mediante l'uso di test che rilevano la presenza dell'endotossina specifica per il MON810;
   il mais MON 810 è un mais geneticamente modificato utilizzato in tutto il mondo. Si tratta di una linea di Zea mays della compagnia Monsanto geneticamente modificata (Ogm) con la capacità di combattere la perdita di raccolto causata dagli insetti. Il tutto è dovuto ad un gene inserito nel Dna del mais MON 810, che permette alla pianta di produrre una proteina che danneggia gli insetti che cercano dì nutrirsene. Il gene inserito è tratto dal Bacillus thuringiensis che produce la Delta-endotossina, sostanza velenosa per gli insetti dell'ordine dei Lepidotteri, tra cui la Piralide del mais europea. È stato approvato per l'uso in Argentina, in Australia, in Brasile, in Canada, in Cina, in Colombia, nell'Unione europea, in Giappone, in Corea, in Messico, nelle Filippine, nel Sud Africa, in Svizzera, nella Corea del Sud, in Taiwan, negli Stati Uniti e in Uruguay;
   gli organismi genericamente modificati sono esseri viventi il cui patrimonio genetico è stato artificialmente alterato tramite aggiunta, eliminazione o modifica di elementi genici, al fine di ottenere determinate caratteristiche nel nuovo organismo, quasi sempre per garantire piante resistenti a determinate malattie che generalmente nella agricoltura tradizionale sono combattute attraverso fitofarmaci. La ricerca in ambito di genetica in agricoltura è soprattutto tesa a garantire piante più sane, più resistenti alle malattie e di conseguenza ridurre l'uso dei fitofarmaci che, è dimostrato, sono nocivi per la salute umana;
   in alcuni casi, alcuni prodotti vengono migliorati geneticamente per curare o evitare alcune malattie umane. È il caso del golden rice, una varietà di riso geneticamente modificato (Ogm) in grado di ridurre, nei consumatori, la carenza di vitamina A, causa di cecità e morte prematura tra i bambini dei paesi in via di sviluppo;
   la normativa sugli organismi geneticamente modificati (Ogm) è stata oggetto in Europa di un ampio dibattito che ha coinvolto le istituzioni comunitarie e gli Stati membri;
   la prima direttiva europea atta a uniformare l'approccio degli Stati membri riguardo agli organismi geneticamente modificati risale al 1990 (direttiva 90/220/CEE). Secondo le procedure riportate in questa direttiva sono stati autorizzati al rilascio deliberato nell'ambiente, per scopi sperimentali e non, 17 organismi diversi, tra cui 14 piante (ad esempio diverse varietà di mais, colza e soia) e due vaccini (quello per la rabbia e quello per la malattia di Aujeszky, ad uso veterinario);
   tra il 1990 e il 1997 numerose sono state le mobilitazioni degli attivisti anti-Ogm ed hanno fatto sì che il dibattito sugli Ogm entrasse nelle agende politiche degli Stati membri e dell'Unione europea. La crescente impopolarità degli alimenti Ogm, nonostante il parere unanime della scienza sulla loro innocuità per l'uomo, ha fatto naufragare la politica di apertura cautelativa verso gli Ogm iniziata con la direttiva 90/220/CEE;
   nel 1997 diversi Stati membri hanno iniziato a rifiutare l'autorizzazione all'uso di Ogm nei propri territori appellandosi alla cosiddetta «clausola di salvaguardia», e nel 1998 diversi Stati, guidati dalla Francia, hanno votato per un blocco delle autorizzazioni di Ogm a livello europeo fino a che non fosse garantito il diritto di scelta dei cittadini attraverso appropriate norme di etichettatura ed una revisione della normativa alla luce del principio di precauzione. Come conseguenza, tra il 1998 e il 2004 nessun nuovo Ogm è stato autorizzato nell'Unione europea, venendo a creare una moratoria di fatto. Gli Stati Uniti, in quanto maggiori produttori di piante Ogm, e le multinazionali agrobiotecnologiche, si sono opposti fortemente a questa moratoria denunciando il mancato rispetto degli accordi sul commercio internazionale, regolati dall'Organizzazione mondiale del commercio, basati sul principio che solo pericoli per la salute, scientificamente provati, possono costituire una barriera all'importazione. Un'azione formale presso l'Omc è stata presentata da Stati Uniti, Canada e Argentina nel maggio 2003, proprio sulla base del fatto che la moratoria europea non era sostenuta da nessuna evidenza scientifica di rischio per la salute umana, animale o dell'ambiente;
   tale situazione di stallo ha comportato, tra l'altro, una drastica riduzione delle attività di ricerca biotecnologica svolte dai centri di ricerca europei, le cui prove sperimentali sono drasticamente diminuite da alcune centinaia l'anno a poche decine, come sottolineato in un report del Joint Research Center europeo;
   per superare tale fase l'Europa ha intrapreso una faticosa strada per la riscrittura del panorama normativo di riferimento;
   dopo un lungo dibattito a livello nazionale e comunitario, l'Unione europea ha introdotto la possibilità, attraverso la pubblicazione in Gazzetta ufficiale della Direttiva UE 2015/412 dell'11 marzo 2015 che modifica la direttiva 2001/18/CE, di limitare o vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati (Ogm) sul loro territorio;
   a livello europeo, l'importanza delle modificazioni genetiche nel raggiungere gli obiettivi di sostenibilità del sistema agricolo è stato più volte riconosciuto dalle società scientifiche. Ad esempio, nel 2013 il Science Advisory Board delle Accademie delle Scienze Europee (Easac) ha pubblicato un rapporto in cui si evidenzia come, quando correttamente utilizzate, le piante Ogm resistenti a diserbanti o insetti possono portare importanti vantaggi, che comprendono una riduzione nell'uso di erbicidi e pesticidi, e una semplificazione delle tecniche agronomiche, con riduzione dei fenomeni di erosione del suolo. Ovviamente l'impatto di una pianta geneticamente modificata, come quello di qualsiasi altra varietà vegetale, è dipendente dal contesto agronomico, economico e sociale in cui viene utilizzata;
   in Italia, da oltre dieci anni, al contrario di quanto avviene nei maggiori Paesi europei, non è possibile fare ricerca scientifica pubblica, sperimentando in pieno campo le innovazioni biotecnologiche scoperte dagli scienziati italiani e tale divieto è in contrasto con l'interesse nazionale e con le indicazioni dell'Unione Europea contenute nella stessa direttiva (UE) 2015/412 con cui si dispone che, nel lasciare liberi gli Stati di regolamentare a piacere sul loro territorio le piante geneticamente modificate, si raccomanda di favorire la ricerca scientifica nell'interesse dell'economia agricola europea e mondiale;
   numerosi sono stati i report da parte di accademie delle scienze, comitati, società scientifiche europee che hanno lamentato la contrazione delle attività di ricerca in alcuni settori scientifici come la botanica e il miglioramento genetico, in cui l'Europa era e ancora è storicamente forte;
   si assiste da anni ad un progressivo declino della possibilità delle aziende agricole italiane a competere con le produzioni di provenienza estera, anche quando si tratti di produzioni italiane di elevata qualità o tipiche;
   nonostante i vari stanziamenti operati dal ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (21 milioni di euro nella legge di stabilita 2016 per il finanziamento del progetto di ricerca pubblica per il miglioramento genetico attraverso biotecnologie sostenibili e l'istituzione di un fondo da 10 milioni di euro inserito nel decreto-legge enti locali per l'avvio del piano cerealicolo nazionale a sostegno delle produzioni di grano italiane e per la valorizzazione della qualità), la ricerca scientifica in pieno campo è vietata e quindi non applicabile;
   questa scelta, così poco strategica, causa un ulteriore gravissimo ritardo che penalizza la produzione agricola nazionale;
   la Germania, al contrario di quello che succede dall'inizio del secolo in Italia, continua ad effettuare sperimentazioni in pieno campo di piante geneticamente migliorate e, nel solo mese di settembre 2015, ha depositato la documentazione per svolgere cinque diverse sperimentazioni di Ogm in pieno campo;
   nonostante sia negata la produzione nel nostro Paese di Ogm, si importano una grande quantità di cereali Ogm per l'alimentazione degli animali. Gli Ogm quindi già da tempo sono entrati nella nostra catena alimentare;
   il 30 giugno 2016 109 premi Nobel hanno elaborato un testo per chiedere a Greenpeace, che da anni si batte contro gli organismi geneticamente modificati, di cessare l'opposizione alla coltivazione di organismi geneticamente modificati;
   i firmatari «Chiedono a Greenpeace e ai suoi sostenitori di riesaminare le testimonianze di agricoltori e consumatori in tutto il mondo a proposito dei raccolti e degli alimenti migliorati grazie alle biotecnologie, di riconoscere le scoperte delle istituzioni scientifiche e l'attività delle agenzie regolatorie e di abbandonare le campagne contro gli Ogm in generale e contro il golden rice in particolare»;
   un rapporto pubblicato recentemente dagli esperti delle National Academies of Sciences, Engineering and Medicine ha addirittura certificato che non emergerebbero «prove sostanziali» di differenze nei rischi per la salute umana derivanti dal consumo di prodotti geneticamente modificati e coltivati tradizionalmente, né «prove conclusive di causa-effetto» di problemi ambientali;
   dal momento che tutto il settore della cerealicultura sta subendo un crollo dei prezzi, basti pensare al grano, che a luglio è calato del 42 per cento rispetto allo scorso anno, una situazione che ha causato la «strage» di centinaia di migliaia di aziende, la desertificazione di milioni di ettari di terreno e la messa in pericolo per il futuro di prodotti simbolo del made in Italy come la pasta e il pane, oppure al crollo della quotazione del mais, elaborata dalla Borsa Merci Telematica nella sua analisi sul mercato cerealicolo all'ingrosso, compiuta a partire dai listini rilevati dalle camere di commercio e borse merci nazionali, che segnala che a partire da metà giugno 2016 le quotazioni del mais nazionale sono scese in tutti i principali centri di scambio nazionali risulta paradossale che, da un lato, venga vietata la coltivazione di mais e soia geneticamente modificati e che, dall'altro, il mais e la soia da noi prodotto vengano pagati come il mais Ogm importato, i cui costi di produzione sono nettamente inferiori;
   il piano agricolo e alimentare delle Nazioni Unite prevede che debbano essere raddoppiate entro il 2050 le produzioni di alimenti, mangimi e fibre per riuscire a soddisfare le esigenze di alimentazione della popolazione mondiale, in costante crescita e per farlo, l'aiuto delle tecnologie in agricoltura diventa una necessità ineludibile alla quale non ci si può sottrarre, pena il non riuscire a sfamare tra qualche anno milioni di persone;
   le agenzie di regolamentazione e gli istituti scientifici preposti, d'altra parte, hanno ripetutamente certificato che i cibi migliorati attraverso l'utilizzo di Ogm sono altrettanto sicuri – se non più sicuri – di quelli derivanti da altri metodi di produzione;
   il miglioramento genetico vegetale rappresenta uno dei settori attraverso il quale è possibile aumentare competitività, efficienza produttiva e sostenibilità del sistema agricolo, favorendo l'adattamento ai cambiamenti climatici, e contribuendo alla qualità delle produzioni, sia con riferimento al potenziamento delle proprietà salutistiche e nutraceutiche, sia diminuendo la necessità di ricorrere all'uso dei fitofarmaci;
   risulta quindi necessario far sì che gli agricoltori possano aver accesso a tutti gli strumenti della biologia moderna e che anche nel nostro Paese si superino le resistenze nei confronti delle biotecnologie e degli Ogm che non hanno ragion d'essere e che rischiano di penalizzare l'intero comparto produttivo agricolo –:
   se il Governo non intenda rivedere la propria posizione in merito alla ricerca genetica in pieno campo al fine di valutare e assicurare la totale innocuità degli organismi geneticamente modificati sulla saluta umana e permettere quindi la coltivazioni di tali prodotti anche da parte degli agricoltori italiani;
   se non intenda assumere iniziative per rilanciare la ricerca biotecnologica agraria pubblica in Italia, prevedendo la sperimentazione in campo aperto delle innovazioni studiate in ambito pubblico, anche al fine di rendere possibili le ricerche su nuove piante e microrganismi utili in agricoltura, con particolare riferimento alle tecniche di garanzia della tutela della salute e alla lotta nei confronti dell'abuso di fertilizzanti chimici di cui sono conosciute le negatività. (5-09372)