• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/01078    premesso che:     la soia gialla è il legume che vanta il più alto contenuto di proteine, ben 36 grammi per 100 di prodotto, ed è priva di colesterolo. Racchiude inoltre...



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-01078presentato daZACCAGNINI Adrianotesto diMercoledì 3 agosto 2016, seduta n. 667

   La XIII Commissione,
   premesso che:
    la soia gialla è il legume che vanta il più alto contenuto di proteine, ben 36 grammi per 100 di prodotto, ed è priva di colesterolo. Racchiude inoltre fibre (11,9/100 grammi) e minerali come potassio, fosforo e calcio in quantità elevate. È apprezzata poi per la presenza degli Omega 6, dei fitosteroli e degli isoflavoni;
    in Italia questo importante legume, coltivato in Cina e Giappone da oltre 5 mila anni, negli ultimi anni ha avuto un vero e proprio boom: le superfici seminate a soia, secondo le stime Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare), nel 2014 hanno sfiorato i 226 mila ettari, contro i 184 mila del 2013, con un aumento del 22 per cento;
    l'indagine condotta nel 2014, in collaborazione con l'Unione Seminativi (che riunisce i produttori italiani di frumento, mais, oleaginose e altri cereali), ha evidenziato un aumento delle superfici a soia a discapito di mais e girasole, scesi rispettivamente del 9 e del 20 per cento. La crescita più significativa si è verificata in Veneto, dove si concentra quasi la metà della coltivazione nazionale e, in proporzioni minori, in altre regioni del Nord Italia come Piemonte, Lombardia, Friuli ed Emilia Romagna. La soia richiede, infatti, costi di produzione inferiori e prezzi più vantaggiosi per gli agricoltori, rispetto a quelli dei cereali «nostrani» e questo spiega l’exploit degli ultimi mesi. A luglio 2014 è nata Soia Italia, associazione se a scopo di lucro fondata da Sipcam Italia e Cortal Extrasoy, per incentivarne la coltivazione sul territorio nazionale, diffonderne la conoscenza e favorire lo sviluppo della filiera, con un occhio di riguardo alla sostenibilità ambientale ed economica;
    «Cresce la produzione di soia in Italia, dove viene prodotta solo ogm free, e cresce la voglia dei produttori di veder riconosciuta la qualità di un prodotto attraverso un marchio distintivo italiano», sottolineano le federazioni provinciali di Confagricoltura e Cia agricoltori italiani, dando conto di quanto emerso durante «un coordinamento tecnico tra i rappresentanti di Cia e Confagricoltura dell'Emilia-Romagna e del Nord Italia per discutere del futuro della soia». Ivan Nardone, del dipartimento di sviluppo agroalimentare e territorio di Cia Nazionale, e Mario Salvi, responsabile area produzioni cerealicole di Confagricoltura, hanno incontrato «rappresentanti delle associazioni delle regioni produttrici del Nord Italia per discutere del futuro di una coltura che, a livello di consumo alimentare, fa certamente tendenza», informano le federazioni, spiegando che durante l'incontro è stato fatto «il primo passo verso un vero e proprio “brand” made in Italy della soia» e «sono stati analizzati due fattori rilevanti a livello di produzione e consumo di soia». Nel 2016 a livello produttivo c’è stato un aumento di superfici investite del 10-12 per cento e la produzione stimata è di circa 1.250.000 tonnellate, mai così alta dagli anni ’90. Ma, nonostante questa notevole impennata, la quantità di soia prodotta copre solo il 7 per cento circa del fabbisogno europeo e il resto viene importato da America e Ucraina. Aumenta a due cifre, circa del 10 per cento, anche il consumo di soia a livello alimentare perché gli alimenti a base di proteine vegetali vanno a coprire la richiesta di mercato di vegetariani e vegani che, peraltro, chiedono sostanzialmente prodotti bio e certificati, evidenziano Confagricoltura e Cia Ferrara;
    negli ultimi 20 anni la soia ha assunto un ruolo estremamente importante nella produzione di mangimi. Dagli anni ’90 le importazioni si sono quadruplicate. Tale crescita è da attribuirsi per metà all'ampliamento della produzione, e per l'altra metà è una conseguenza diretta della crisi legata al morbo della «mucca pazza» e al conseguente divieto di impiegare proteine animali nei mangimi per gli allevamenti. La soia è il sostituto ideale perché ha un maggiore contenuto di proteine vegetali rispetto ad altre piante e un elevato apporto di lisina (un importante amminoacido);
    le colture proteiche rivestono una particolare importanza per ragioni economiche, sociali o ambientali. In tema di filiere agroalimentari, mangimistica e sementi c’è da sottolineare che in sede comunitaria è in corso ampio dibattito sul tema della procedura di autorizzazione degli organismi geneticamente modificati a seguito della proposta della Commissione europea di modificare il regime di autorizzazione attualmente in vigore in Europa, lasciando libertà di scelta agli Stati membri, oltre a quella della messa a coltura di piante OGM (direttiva 2015/412), anche in materia di importazione di organismi geneticamente modificati (in primis la mangimistica). Rispetto a questi temi un discorso da approfondire e mettere a sistema è quello delle colture destinate alla produzione delle piante proteiche, (pisello proteico, fave e favette, lupino dolce), delle proteoleaginose (girasole, soia, colza) e delle foraggere leguminose (erba medica, trifoglio, e altro). Tali colture consentono al produttore agricolo di migliorare l'ordinamento produttivo, stimolando la rotazione tra colture depauperanti e colture da rinnovo, interrompendo la monosuccessione di cereali. Inoltre, contribuiscono a favorire la rotazione con molteplici benefici ambientali: migliorano la struttura e la fertilità del terreno, riducono l'impiego di fertilizzanti di sintesi e di agro farmaci, evitano i gravi rischi di abbandono e/o di depauperamento dei terreni a causa della monocoltura di cereali. Tali vantaggi hanno spinto l'Unione europea a promuovere un «piano proteine vegetali» che, tuttavia, è stato lasciato alla volontà degli Stati membri e solo in pochi hanno colto questa opportunità. L'opportunità più concreta per stimolare la produzione di proteine vegetali è derivata dalla nuova politica agricola comune 2014-2020;
    il quadro delle superfici dedicate alle principali colture proteiche bio nelle diverse regioni italiane, è dato da una ricerca compiuta a partire dai dati Sinab-Ismea, da cui emergono gli ottimi risultati della regione Emilia Romagna nella coltivazione della soia (terza regione per superfici, con una quota nel 2013 pari al 20 per cento del totale nazionale) e, soprattutto, dell'erba medica (prima regione italiana con una quota pari ad oltre il 40 per cento della superficie nazionale). A livello nazionale, nel caso della soia biologica, nel 2013 sono state importate quasi 21 mila tonnellate, a fronte di una produzione stimata di 9.700 tonnellate (Sinab e Ismea, 2014). Appare chiara, quindi, l'urgenza di un incremento di superfici e produzioni di queste colture, anche in virtù della crescita del comparto zootecnico bio sia in termini di capi allevati che di numero di aziende con produzioni zootecniche (giunte nel 2013 a superare le 8.000 unità, +4,1 per cento rispetto al 2012). In effetti, sebbene nel 2013 in Italia gli investimenti in superfici siano decisamente cresciuti sia per i legumi secchi e colture proteiche biologiche (27 mila ettari, +29 per cento rispetto al 2012) che per i semi oleosi biologici (11 mila ettari, +23 per cento l'analisi dell'andamento negli ultimi anni non mostra un altrettanto marcata crescita (rispetto al 2010 +5 per cento per leguminose e colture proteiche e addirittura –0,4 per cento per i semi oleosi). Tra le diverse regioni, nonostante la riduzione delle superfici osservata nel 2013, l'Emilia Romagna mantiene un ruolo di primaria importanza nelle superfici investite a semi oleosi biologici, dove gli ettari coltivati nella regione sono pari al 9 per cento della superficie nazionale (quota che arriva al 20 per cento nel caso della soia), e soprattutto di erba medica, dove con quasi 33 mila ettari investiti nel 2013 (41 per cento della superficie nazionale) l'Emilia Romagna detiene largamente il primato tra le regioni italiane. Leadership che appare rilevante alla luce della centralità che l'erba medica ricopre nel comparto mangimistico, grazie in primis alla sua qualità come foraggio (elevato contenuto proteico),

impegna il Governo:

   ad assumere iniziative volte alla realizzazione di un marchio che certifichi la soia italiana, tale da valorizzare sia la qualità del prodotto made in Italy e il lavoro dei produttori in termini di prezzo, sia la tutela della salute di chi sceglie di consumare alimenti a base di soia;
   ad assumere iniziative tali da creare un vero e proprio « brand» di filiera che renda più remunerativo per gli agricoltori coltivare la soia, in modo tale che essa sia sempre più appetibile per le aziende di trasformazione che vedrebbero soddisfatto maggiormente il fabbisogno di soia italiana e ridurrebbero le importazioni e, naturalmente, per i consumatori, che saprebbero esattamente quello che arriva sulle loro tavole;
   a promuovere progetti di ricerca con la collaborazione del Crea e ad assumere iniziative per stanziare risorse da destinare al miglioramento delle varietà in relazione ai vari climi della penisola italiana;
   a valutare l'andamento statistico delle superfici coltivate con varietà proteiche per la mangimistica e sostenere la ricostituzione della filiera di produzione e trasformazione, in modo da assicurare al mercato interno quote più ampie di prodotto per soddisfare le esigenze degli allevamenti ogm free.
(7-01078) «Zaccagnini».