• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
C.3/00549 con la legge n. 240 del 2010 il Parlamento ha riformato la materia dell'organizzazione delle università, del personale accademico e del relativo reclutamento, delegando il Governo ad emanare...



Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-00549presentato daMIGLIORE Gennarotesto diMartedì 14 gennaio 2014, seduta n. 151

MIGLIORE. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
con la legge n. 240 del 2010 il Parlamento ha riformato la materia dell'organizzazione delle università, del personale accademico e del relativo reclutamento, delegando il Governo ad emanare misure per incentivare la qualità e l'efficienza del sistema universitario;
nelle intenzioni del legislatore il principio informatore della riforma è la promozione del merito, intesa sia come promozione della singola università in termini di ricerca competitiva sia, conseguentemente, come reclutamento del personale accademico;
questi principi, mutuati dalla migliore esperienza internazionale, si sono tradotti in una profonda riforma dei sistemi di reclutamento del personale accademico;
in primo luogo è stato abbandonato il cosiddetto localismo accademico indotto dalla previgente normativa, che – prevedendo l'indizione da parte di ogni singolo ateneo di concorsi universitari – permetteva il proliferare di ben noti fenomeni di «nepotismo»;
in luogo dei concorsi locali è stato, quindi, previsto un sistema di abilitazione scientifica nazionale, che – una volta conseguita – permette ai singoli abilitati di prendere parte ai concorsi per chiamata indetti dai singoli atenei;
in questo contesto è evidente che, se da un lato l'abilitazione scientifica certifica l'idoneità del candidato, dall'altro il singolo ateneo ne risulta responsabilizzato nella fase di reclutamento, atteso che alla scelta più felice conseguirà l'accrescimento del prestigio dell'ateneo stesso nel mondo scientifico e della ricerca anche in termini di capacità di attrarre finanziamenti pubblici e privati;
questo spiega – a differenza di quanto previsto nel previgente sistema – l'espressa previsione di ricorrere nelle procedure di abilitazione scientifica nazionale a parametri oggettivi e universalmente accettati dal mondo scientifico internazionale, quali gli indicatori bibliometrici;
il decreto ministeriale 7 luglio 2012, n. 76, emanato in attuazione della delega di cui all'articolo 16 della legge n. 240 del 2010, prevede espressamente questi indicatori bibliometrici e aggiunge che «ottengono una valutazione positiva dell'importanza e dell'impatto della produzione scientifica complessiva i candidati all'abilitazione i cui indicatori sono superiori alla mediana in almeno due indicatori (...)»;
su questi presupposti normativi, con decreto direttoriale del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca 20 luglio 2012, n. 222, è stata indetta la procedura per conseguimento dell'abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore universitario di prima e seconda fascia per numerose aree disciplinari;
con deliberazione dell'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) 13 agosto 2012, n. 64, sono state deliberate le mediane per la valutazione dei candidati;
tuttavia, in spregio a tutto quanto fin qui considerato con riguardo all'oggettività della valutazione e del merito dei candidati, successivamente all'indizione delle procedura, con la circolare del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 11 gennaio 2013, n. 754, è stata data indicazione alle commissioni esaminatrici nel senso opposto alla ratio normativa riformatrice; la circolare, infatti, specifica che anche i canditati privi di indicatori bibliometrici superiori alle mediane avrebbero potuto conseguire l'abilitazione e, viceversa, non conseguirla candidati titolari di indicatori superiori alle mediane;
la circolare, in sostanza, ha vanificato i principi informatori della riforma, accordando alle commissioni un potere discrezionale del tutto sganciato dai parametri oggettivi, quali sono gli indicatori bibliometrici;
le improvvide indicazioni contenute nella circolare, non rispondenti alle previsioni di legge, ripristinano quelle discriminazioni, quelle incongruenze e, soprattutto, quei fenomeni nepotistici che la riforma intendeva debellare;
in particolare, si deve rilevare che, con riferimento agli esiti della tornata 2013 per l'area concorsuale E/06, si registrano dati oggettivamente inspiegabili:
a) su 96 candidati a professore di prima fascia, solo 28 (il 29 per cento) candidati sono risultati abilitati;
b) su 193 candidati a professore di seconda fascia, solo 72 (il 37 per cento) candidati sono risultati abilitati;
c) dei soggetti non risultati abilitati, 29/68 (il 43 per cento) di coloro i quali non hanno conseguito l'abilitazione in prima fascia e 40/121 (il 30 per cento) di coloro i quali non hanno conseguito l'abilitazione in seconda fascia erano titolari di indicatori bibliometrici superiori a tutte e tre le mediane concorsuali. D'altro canto, dei soggetti risultati abilitati, 5/28 (il 18 per cento) degli abilitati in prima fascia e 10/72 (il 14 per cento) degli abilitati in seconda fascia presentavano uno o due indicatori bibliometrici inferiori alle mediane concorsuali;
d) in numerosi casi non risultano abilitati candidati altamente accreditati scientificamente a livello internazionale, titolari di indicatori bibliometrici quasi dieci volte superiori alle mediane concorsuali;
il che risulta vieppiù inspiegabile sol che si consideri che gli stessi commissari avrebbero dovuto essere selezionati per il sol fatto di godere di indicatori bibliometrici superiori alle mediane concorsuali per professori di prima fascia;
consta, inoltre, che quanto verificatosi nell'area concorsuale citata si sia replicato in varie altre aree concorsuali;
vi è – in sostanza – qualcosa di più di un fondato timore che la nota circolare citata abbia legittimato un operato da parte delle commissioni esaminatrici tutt'altro che trasparente ed imparziale, gravemente dannoso per il futuro delle università italiane, considerandosi che quantomeno per i prossimi quattro anni (periodo di validità dell'abilitazione) buona parte della ricerca nazionale, così come accreditata e riconosciuta dal mondo scientifico internazionale, non potrà partecipare ai concorsi per chiamata dei diversi atenei, lasciando il campo libero a candidati pressoché ignoti alla comunità scientifica e della ricerca –:
quali iniziative urgenti intenda assumere il Governo alla luce di quanto descritto in premessa per ristabilire i criteri di selezione dei docenti universitari legati effettivamente al merito e ad indicatori oggettivi accettati dalla comunità scientifica a fronte di rischi di arbitrarietà e nepotismo emersi, a parere degli interroganti, anche in queste procedure, specificando quali strumenti di indagine intenda adottare il Governo per accertare se l'operato delle commissioni esaminatrici nelle procedure di abilitazione anzidette sia stato improntato effettivamente ad incentivare la qualità e l'efficienza del sistema universitario. (3-00549)