• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/09431    il Governo, con l'articolo 35 del decreto-legge n. 133 del 12 settembre 2014 detto «Sblocca Italia», convertito dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, si è attribuito la facoltà di...



Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-09431presentato daTERZONI Patriziatesto diLunedì 12 settembre 2016, seduta n. 670

   TERZONI, ZOLEZZI, DAGA, MANNINO, BUSTO, DE ROSA, MICILLO e VIGNAROLI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare . — Per sapere – premesso che:
   il Governo, con l'articolo 35 del decreto-legge n. 133 del 12 settembre 2014 detto «Sblocca Italia», convertito dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, si è attribuito la facoltà di predisporre un Piano nazionale per l'incenerimento dei rifiuti da approvare attraverso un successivo decreto;
   l'articolo 35 del decreto è stato successivamente impugnato davanti alla Corte Costituzionale dalla regione Lombardia; l'udienza è prevista per l'autunno inoltrato;
   lo schema attuato di decreto è stato presentato alla Conferenza Stato-regioni a settembre 2015, ricevendo un parere favorevole il 5 febbraio 2016, con il voto sfavorevole di Campania e Lombardia e la richiesta di alcuni emendamenti da parte di altre regioni, in particolare sui contenuti dei piani regionali sui rifiuti;
   il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha attivato il 15 marzo 2016 la procedura di assoggettabilità a valutazione ambientale strategica del programma nazionale da approvare con il decreto, pubblicando il Rapporto Preliminare Ambientale relativo al Programma nazionale di impianti di incenerimento per rifiuti urbani ed assimilati;
   nel rapporto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare i redattori interpretano la normativa ritenendo che il Piano nazionale sarà sovraordinato ai Piani regionali esistenti e a quelli in fase di redazione, che dovranno adeguarsi al quadro tracciato dal Governo nazionale. Resterà alle regioni, secondo i funzionari ministeriali, il compito di definire la localizzazione e l'iter amministrativo per la costruzione degli impianti che sulla base del decreto assumeranno la classificazione di «infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale»;
   il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare nel rapporto preliminare rivolto alle sole autorità con competenze ambientali, sostiene che il piano debba essere escluso dalla fase pubblica di valutazione ambientale strategica. I redattori del rapporto sostengono, infatti, che non è possibile procedere a valutare gli effetti ambientali del piano poiché la redazione del piano corrisponde ad una fase programmatica;
   se il piano non verrà sottoposto a valutazione ambientale strategica completa verrà meno il confronto con cittadini, associazioni ed enti locali, obbligatorio per la fase completa;
   il piano prevede la costruzione di oltre dieci nuovi impianti per incenerire 1,8 milioni di tonnellate di rifiuti in più all'anno nel Paese;
   da un punto di vista tecnico basterebbe prendere in considerazione le emissioni (di polveri, diossine, metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici e altro) per tonnellata di rifiuti incenerita in un impianto italiano e moltiplicarlo per le quantità di rifiuti che il Ministero vorrebbe far incenerire per avere un dato certo di inquinamento da cui partire per valutare gli effetti sull'ambiente di questo programma;
   nello scorso inverno l'intero Paese per settimane si è bloccato a causa dell'inquinamento da polveri sottili con gravi conseguenze sanitarie ed economiche;
   l'Italia è altresì sotto procedura d'infrazione proprio perché già ora non rispetta gli standard ambientali per la qualità dell'aria, con conseguenze catastrofiche dal punto di vista della salute dei cittadini e morti a decine di migliaia secondo le massime autorità comunitarie in campo ambientale;
   le ceneri derivanti dall'incenerimento di una così ampia quantità di rifiuti dovranno comunque essere oggetto di smaltimento e di tutto ciò non vi è traccia nel documento ministeriale;
   diverse regioni (Veneto, Marche, Umbria, Abruzzo, Lazio, Campania, Emilia Romagna, Lombardia) nei loro pareri hanno evidenziato la necessità di sottoporre a valutazione ambientale strategica il programma, rilevando importanti criticità sia di carattere procedurale che tecnico; a mero titolo di esempio la regione Veneto ritiene che il documento presentato dal Ministero non soddisfi i criteri previsti dal decreto legislativo n. 152 del 2006 e che non sia perseguibile la strada indicata dal Ministero e, cioè, ricondurre la problematica a VAS regionali, in quanto stabilendo delle invarianti (il ricorso all'incenerimento) a cui le regioni dovrebbero attenersi strettamente verrebbe meno alla radice l'intento della VAS e, in particolare, il confronto tra alternative per la risoluzione delle problematiche di gestione e smaltimento dei rifiuti;
   in questo senso si ricorda che l'articolo 4 della direttiva 98/2008/CE individua una gerarchia per quanto riguarda le modalità di gestione dei rifiuti, ponendo l'incenerimento al quarto posto su cinque opzioni;
   la stessa Commissione europea (nota E-003288/2016) rispondendo all'interrogazione E003288/2016/riv.1 degli Eurodeputati Marco Affronte (EFDD), Laura Ferrara (EFDD), Marco Zullo (EFDD), David Borrelli (EFDD), Isabella Adinolfi (EFDD), Dario Tamburrano (EFDD) e Eleonora Evi (EFDD) ha chiarito recentemente che qualora un programma rientri nel campo di applicazione della direttiva 2001/42/CE deve essere sottoposto a Valutazione ambientale –:
   se il rapporto preliminare ambientale di cui in premessa abbia recepito le richieste espresse da diverse regioni in Conferenza Stato-regioni circa la validità dei propri piani, già approvati o in via di aggiornamento, qualora escludano il ricorso all'incenerimento e quindi se il Ministro non ritenga di recepire immediatamente le indicazioni delle regioni e della Commissione europea attuando la procedura di assoggettabilità alle VAS del piano di cui in premessa che prevede la fase di confronto con i cittadini e le organizzazioni sociali, nonché con gli enti locali come i comuni, tenendo conto che l'impatto sulla qualità dell'aria e sulle altre matrici ambientali nonché sulla salute umana è facilmente desumibile. (5-09431)