• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/14198    negli scorsi giorni Yasser Arman, segretario del Sudan People's Liberation MovementNorth (SPLM-N), gruppo ribelle che opera in Sud Kordofan, regione meridionale del Sudan contesa dal Sud...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-14198presentato daSCOTTO Arturotesto diMercoledì 14 settembre 2016, seduta n. 672

   SCOTTO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale . — Per sapere – premesso che:
   negli scorsi giorni Yasser Arman, segretario del Sudan People's Liberation MovementNorth (SPLM-N), gruppo ribelle che opera in Sud Kordofan, regione meridionale del Sudan contesa dal Sud Sudan, ha dichiarato di essere in possesso di informazioni secondo cui esisterebbe un piano dell'Unione europea per finanziare le Rapid Support Forces (RSF, nome ufficiale dei gruppi «janjaweed»);
   in particolare, secondo Arman la Germania metterebbe a disposizione ingenti somme di denaro, mentre all'Italia sarebbe stato affidato il supporto logistico;
   queste pesanti accuse sono state confermate alla rivista online «Africa ExPress» anche da fonti diplomatiche dell'Organizzazione delle Nazioni Unite a Khartoum;
   i «janjaweed» sono una milizia filo-governativa sudanese composta da predoni appartenenti alla famiglia estesa dei Baggara, protagonista di gravissime nefandezze nella regione del Darfur ed insediata nel Sudan Occidentale e nel Ciad Orientale;
   secondo Arman l'accordo tra Unione europea e milizie della RSF sarebbe stato stipulato, affinché queste ultime provvedano a combattere l'immigrazione irregolare verso l'Europa, il terrorismo ed il traffico di esseri umani;
   tuttavia, in tal modo si garantirebbe legittimazione internazionale ad un gruppo che per oltre dieci anni ha agito per conto del Governo sudanese terrorizzando la popolazione civile di origine africana, assalendo villaggi, saccheggiandoli, bruciando abitazioni, uccidendo gli uomini adulti e violentando le donne nella speranza di dargli un figlio arabo;
   si parla di un gruppo che ha rapito centinaia di bambini e ragazzi, trasformando i maschi in fanciulli soldato o schiavi e rendendo le femmine proprie concubine;
   gruppi di investigatori inviati in Darfur dall'ONU hanno confermato il carattere omicida dei gruppi «janjaweed» già alcuni anni or sono;
   lo stesso Presidente sudanese, Omar Al Bashir, salito al potere con un golpe il 30 giugno 1989, è stato incriminato dalla Corte penale internazionale di genocidio e crimini contro l'umanità, e contro di lui è stato spiccato un mandato di cattura;
   attualmente i «janjaweed» operano sotto il comando del NISS (National Intelligence and Security Service), i servizi segreti del regime sudanese;
   secondo lo stesso Arman sarebbero stati stanziati circa 100 milioni di euro per l'operazione, grazie ai quali i «janjaweed» riuscirebbero a procurarsi veicoli ed equipaggiamento logistico che, con ogni probabilità, verrebbe in seguito utilizzati più negli scontri interni che per la lotta all'immigrazione irregolare;
   assumono, dunque, un significato più profondo ed inquietante le parole pronunciate il 2 settembre dal leader di questi gruppi Mohamed Hamdan Dagl, che in conferenza stampa aveva dichiarato di combattere gli migrati illegali a nome dell'Europa;
   i fatti narrati sono riportati, tra gli altri, anche nell'articolo pubblicato dalla rivista online «Africa ExPress» dal titolo «Sudan: nella guerra contro i migranti l'Italia finanzia e aiuta i janjaweed» –:
   se quanto esposto in premessa corrisponda a verità;
   quali siano gli attuali rapporti tra l'Unione europea (ed in particolare l'Italia) e le Rapid Support Forces;
   laddove quanto denunciato dal Sudan People's Liberation Movement-North, trovasse conferma se non ritenga doveroso ed urgente assumere iniziative per porre immediatamente termine a qualsiasi forma di collaborazione tra il nostro Paese, l'intera Unione europea e le RSF. (4-14198)