• Testo INTERPELLANZA

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Atto a cui si riferisce:
C.2/01461    gli enti locali, ai sensi dei combinato disposto dell'articolo 108 del decreto legislativo n. 112 del 1998, e dell'articolo 15 della legge n. 225 del 1992, come modificato dal...



Atto Camera

Interpellanza urgente 2-01461presentato daTERZONI Patriziatesto presentato Martedì 13 settembre 2016 modificato Mercoledì 14 settembre 2016, seduta n. 672

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, per sapere – premesso che:
   gli enti locali, ai sensi dei combinato disposto dell'articolo 108 del decreto legislativo n. 112 del 1998, e dell'articolo 15 della legge n. 225 del 1992, come modificato dal decreto-legge n. 59 del 2012, sono tenuti a realizzare piani comunali di emergenza finalizzati a gestire nel migliore dei modi le situazioni determinate dal verificarsi di eventi calamitosi;
   il piano di emergenza è uno strumento a forte connotazione tecnica, fondato sulla conoscenza dalle pericolosità e dei rischi che investono i diversi territori, e rappresenta l'insieme delle procedure operative di intervento per fronteggiare una qualsiasi calamità che possa verificarsi in un determinato territorio; attraverso il piano d'emergenza viene recepito il programma di previsione e prevenzione in modo da permettere alle autorità competenti di predisporre e coordinare gli interventi di soccorso a tutela della popolazione e dei beni in un'area a rischio;
   il piano di emergenza svolge una funzione fondamentale per garantire con ogni mezzo il mantenimento del livello di vita «civile» profondamente segnato da una circostanza che comporta gravi disagi fisici e psicologici;
   il piano suddiviso in tre parti fondamentali – parte generale, lineamenti della pianificazione, modello d'intervento – individua i soggetti responsabili delle singole azioni di intervento, stabilisce il coordinamento delle attività, descrive le modalità di tutela delle persone e delle proprietà, organizza il personale e i mezzi; il piano predispone altresì le iniziative necessarie per migliorare le condizioni di vita degli eventuali sfollati;
   il piano di emergenza comunale stabilisce le norme di comportamento da tenere in caso di sisma rilevante unitamente alla classificazione sismica del comune di residenza, dovrebbero essere portati a conoscenza dei cittadini, affinché possano svolgere un ruolo attivo nella gestione dell'emergenza e nella prevenzione e mitigazione dei rischi ad essa connessi. È evidente che tale circostanza presupponga una corretta conoscenza del fenomeno e una costante azione di informazione e sensibilizzazione;
   nel caso del sisma che ha colpito l'Abruzzo il 6 aprile 2009, il decreto-legge n. 39 del 2009 ha previsto la possibilità per le regioni di stanziare contributi a fondo perduto a favore dei privati al fine di mettere in sicurezza gli edifici prospicienti le «vie di fuga» individuate nei vari piani comunali di protezione civile;
   nei piani di emergenza non sono previste misure di emergenza specificamente per la tutela della vita degli animali domestici e da allevamento;
   nei piani di emergenza non risultano essere contenuti dati e informazioni sulla presenza di amianto negli edifici, segnatamente quelli pubblici;
   il piano necessita di un continuo aggiornamento, anche sulla base dei mutamenti delle condizioni territoriali e urbanistiche;
   i piani di emergenza comunali avrebbero dovuto essere redatti secondo i criteri e le modalità riportati nelle indicazioni operativa dai dipartimento della protezione civile e delle giunte regionali e approvati entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge n. 100 del 12 luglio 2012 (di conversione del sopra citato decreto-legge n. 59 del 2012);
   l'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3274 del 2003 obbliga la verifica sia degli edifici di interesse strategico e delle opere infrastrutturali la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile» sia degli edifici e delle opere infrastrutturali che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un eventuale collasso;
   allo stato attuale, a quattro anni di distanza dall'obbligo normativo non tutte le regioni italiane hanno comunicato l'elenco dei comuni dotati di un piano e, in ogni caso, solo in cinque regioni tutti i comuni hanno predisposto il piano, mentre nelle altre ci sono molte amministrazioni ancora, inadempienti; in sostanza su 7954 comuni italiani ben 1795 – pari al 23 per cento, quasi un comune su quattro – sono ancora senza piano di emergenza;
   in caso di inottemperanza sono previsti poteri sostitutivi da parte delle regioni –:
   quali iniziative di competenza il Governo intenda adottare in relazione alle descritte situazioni di inadempienza concernenti la redazione dei piani di emergenza comunali in modo da garantire che ogni singolo comune sia dotato di uno strumento efficace per affrontare eventuali situazioni di emergenza;
   se il Governo intenda avviare, anche attraverso un'interlocuzione con le regioni, un monitoraggio sui piani esistenti per verificare che siano correttamente aggiornati, anche sotto il profilo tecnico, e se siano adeguati all'organizzazione e alla gestione delle comunità territoriali colpite da eventi calamitosi;
   se il Governo disponga di elementi circa le motivazioni per le quali molti comuni non hanno ancora redatto il piano di cui in premessa, se del caso, comunicando quali tra i comuni inadempienti ricadano nelle aree a rischio sismico classificate 1 e 2;
   se, considerato il fatto che molti piccoli comuni potrebbero essere carenti sotto il punto di vista delle professionalità necessarie a redigere i piani di emergenza, non ritenga sia possibile mettere a disposizione delle amministrazioni locali una struttura tecnica in grado di supportarli in questo tipo di attività;
   se il Governo non ritenga di prevedere apposite misure in conseguenza della possibile presenza di amianto in residui o macerie in esito a crolli dovuti ad eventi sismici;
   quale sia lo stato di attuazione del comma 3 dell'articolo 2 della citata ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri 3274 del 2003 in tema di verifica sismica delle opere infrastrutturali e degli edifici strategici;
   se il Governo intenda utilizzare lo strumento della «Pubblicità Progresso» attraverso le reti TV, Radio e siti web, per diffondere le norme di comportamento da tenersi prima, durante e dopo il sisma;
   se il Governo, anche alla luce dell'ammontare dei contributi a fondo perduto erogati dalle regioni nel caso del sisma d'Abruzzo, non ritenga di proporre un sistema analogo per il sisma del 24 agosto 2016 oppure esporre le eventuali criticità che ne sconsigliano la riproposizione;
   se il Governo non intenda, nelle zone caratterizzate da alta intensità di allevamenti, prevedere specifiche misure d'urgenza per provvedere alla tutela degli animali, salvaguardando la fonte di reddito per aziende e cittadini.
(2-01461) «Terzoni, Busto, Daga, De Rosa, Mannino, Micillo, Zolezzi, Massimiliano Bernini, Villarosa, Alberti, Ferraresi, Agostinelli, Cecconi, Gallinella, Ciprini, Vignaroli, Lombardi, Di Battista, Colletti, Vacca, Del Grosso, Baroni, Basilio, Battelli, Benedetti, Paolo Bernini, Nicola Bianchi, Bonafede, Brescia, Brugnerotto».