• Testo INTERPELLANZA

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Atto a cui si riferisce:
C.2/01474    la produzione normativa del Governo Renzi in tema bancario si è rivelata particolarmente dinamica, ma ad avviso degli interpellati assolutamente inutile e dannosa, in particolare per gli...



Atto Camera

Interpellanza urgente 2-01474presentato daBRUNETTA Renatotesto diMartedì 20 settembre 2016, seduta n. 676

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:
   la produzione normativa del Governo Renzi in tema bancario si è rivelata particolarmente dinamica, ma ad avviso degli interpellati assolutamente inutile e dannosa, in particolare per gli effetti catastrofici prodotti sui risparmiatori e per la tenuta dell'intero sistema bancario; per non parlare dell'atteggiamento tenuto dall'Esecutivo sulla vicenda del Monte dei Paschi di Siena, che negli ultimi giorni ha conosciuto ulteriori sviluppi che hanno portato al cambio di vertice e alla nomina del nuovo amministratore delegato, il dottor Marco Morelli;
   la storia recente del Monte dei Paschi è caratterizzata da inchieste giudiziarie, perdite, operazioni finanziarie spericolate, suicidi molto dubbi, e, soprattutto, da rapporti molto poco trasparenti con il mondo politico, in particolare quello della sinistra. Un mix micidiale di fattori, quindi, che ha determinato una crisi, quella del Monte dei Paschi di Siena, che appare oggi in grado di coinvolgere l'intero sistema bancario italiano, nonché l'economia del nostro Paese;
   gli episodi degli ultimi giorni sono solo l'ultimo tassello di una trama di eventi inquietanti che sembrano non avere fine. Gli stessi criteri che hanno ispirato la nomina del nuovo amministratore delegato risultano ad oggi poco chiari; come evidenziano alcune recenti dichiarazioni del seguente tenore, «c’è una sola domanda che va fatta: il nuovo amministratore delegato di Monte dei Paschi è stato scelto dal ministro dell'Economia, maggiore azionista della banca col 4 per cento, o lo ha scelto Jp Morgan»;
   il dubbio in merito alla nomina del nuovo amministratore delegato – e agli interessi effettivi che tale investitura nasconde – sorge spontaneo alla luce del «prestito ponte» concesso ad MPS da 42 Morgan e da un consorzio di banche per ripulire i bilanci dalle sofferenze: un prestito garantito prevalentemente dallo Stato con le GACS e su cui Monte dei Paschi paga commissioni per centinaia di milioni di euro;
   notizie di stampa riportano di come si sia trattato di un cambio di vertice assolutamente repentino, nonché il racconto che lo stesso Fabrizio Viola ha fatto ai consiglieri d'amministrazione di Mps della telefonata ricevuta dal Ministro interpellato, che avrebbe riferito: «Alla luce delle perplessità espresse da alcuni investitori in vista del prossimo aumento di capitale e d'accordo con la Presidenza del Consiglio, riteniamo opportuno che lei si faccia da parte»;
   giovedì 8 settembre 2016 il consiglio di amministrazione di Montepaschi avrebbe dovuto riunirsi per un aggiornamento sui lavori del piano di messa in sicurezza dell'istituto. Fin dalla mattinata i consiglieri sono stati preallertati che non sarebbe stato un consiglio di amministrazione ordinario: Viola, amministratore delegato della banca dall'aprile del 2012, si presenterà a sorpresa dimissionario. Di fronte a una ventina di testimoni (consiglieri, collegio sindacale più i dirigenti ammessi al consiglio), Viola avrebbe spiegato le ragioni della sua decisione: la telefonata ricevuta dal Ministro interpellato, l'analoga telefonata ricevuta dal presidente Massimo Tononi, il contesto nel quale sono maturate;
   è evidente come sullo sfondo ci siano le tensioni ripetute con Jp Morgan, la banca d'affari Usa, consulente di Mps dal giugno scorso, che in tutta questa vicenda ha assunto un ruolo sempre più preponderante. «Diciamo che sono entrati in banca senza bussare», avrebbe raccontato uno dei più stretti collaboratori dell'ex amministratore delegato;
   tra l'altro, la scelta del nuovo amministratore delegato, nonostante si sia cercato di offrire un'apparenza di rispetto delle regole di governance di una grande società quotata, e quindi, di attivare il comitato nomine e un head hunter la selezione, è ricaduta proprio su Marco Morelli, sul cui nome c'era già il pieno consenso di Jp Morgan e delle banche d'affari coinvolte nel riassetto di Mps;
   è noto che nel mese di  luglio 2016, il capo di JP Morgan Jamie Dimon ha incontrato a colazione il Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Dimon, con Vittorio Grilli, capo per l'Europa, e regista dell'operazione, ha affossato il piano messo a punto dalla stessa JP Morgan insieme a Mediobanca. Gli stessi avrebbero argomentato che l'aumento di capitale, dopo gli otto miliardi di euro bruciati nel 2014 e 2015, apparirebbe quasi impossibile con lo stesso capo azienda;
   ed è così che sarebbe arrivata la chiamata del Ministro interpellato, a cui, come azionista del Monte del Paschi (con poco più del 4 per cento), è toccato il compito di comunicare a Viola che, su richiesta di alcuni investitori, deve farsi da parte, ovviamente sottolineando «con accordo del presidente del Consiglio». E, evidentemente e naturalmente, anche con il consulente americano JP Morgan, che nella vicenda ha assunto un ruolo centrale;
   sui rischi per le banche italiane nel caso in cui non si trovasse una soluzione per il Montepaschi e il risultato del referendum — che a sua volta sta condizionando non poco le vicende senesi — fosse negativo per la maggioranza di Governo, le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Renzi sono assolutamente contrastanti: a volte più rassicuranti, in altre occasioni meno;
   nelle stesse ore — e con tutta probabilità non è un caso — c’è anche l'intervento dell'ambasciatore degli Stati Uniti in Italia John Philips, il quale dichiara pubblicamente che «la vittoria del sì sarebbe una speranza per l'Italia, mentre se vincesse il no sarebbe un passo indietro». Normalmente gli ambasciatori americani non sono mai così espliciti, e tali dichiarazioni in merito al referendum costituzionale che si dovrà tenere nei prossimi mesi hanno rappresentato, a giudizio degli interpellati, un'ingerenza inaccettabile;
   anche in relazione al referendum, c’è quindi incertezza in merito ai tempi per la ricapitalizzazione di Mps; molto sembra essere legato alle tecnicalità dell'aumento stesso (aspetto assai delicato sul quale Viola si sarebbe scontrato più volte con Jp Morgan): se fosse senza diritto di opzione non si dovrebbero attendere le tre settimane della negoziazione dei diritti e quindi si potrebbe accelerare nella vendita delle nuove azioni. Di fatto si trasformerebbe l'aumento in una nuova ipo di Mps, rivolta prevalentemente a investitori istituzionali, a cominciare proprio dai quei due-tre fondi sovrani, soprattutto asiatici (e forse anche cinesi, già presenti in Mps con la Banca Centrale di Pechino), che avrebbero guardato con favore alle proposte di Jp Morgan;
   quello dei fondi sovrani sarebbe comunque un interesse ancora da confermare sulla base di un preciso piano industriale e finanziario. Sarà questo il lavoro su cui dovrà concentrarsi il nuovo amministratore delegato Marco Morelli, già a capo in Italia di Bofa-Merrill Lynch – una delle banche del consorzio di pre-garanzia dell'aumento capitanato da Jp Morgan e Mediobanca nonché ex vicedirettore generale di Mps dal 2006 al 2010 (all'epoca dell'acquisizione di Antonveneta, ovvero quando sono iniziati i guai per l'istituto senese) e prima ancora top banker proprio di Jp Morgan in Italia per oltre un decennio, Morelli, gradito al Governo Renzi, sarebbe quindi stato scelto perché più in linea con l'impostazione che le banche d'affari stanno dando all'operazione;
   nei giorni scorsi, dopo che il titolo Mps è crollato nuovamente, riducendo la capitalizzazione della banca a soli 586 milioni di euro, il Presidente del Consiglio ha dichiarato che: «ci sono tutte le condizioni perché l'aumento di capitale di Mps si possa fare e si possa chiudere il più presto possibile»;
   come detto, resta però profonda l'incertezza sui tempi e sulle modalità della ricapitalizzazione e sull'ipotesi di una revisione del piano originario; e sorge più di una perplessità in merito ai protagonisti (Jp Morgan e investitori cinesi) e ai numeri dell'aumento di capitale, e alle ricadute che questo avrà sui contribuenti (in relazione all'eventuale garanzia che lo Stato dovrà prestare) e, soprattutto, sugli azionisti e gli obbligazionisti di MPS, ovvero quei risparmiatori a cui si era rivolto lo stesso Presidente del Consiglio dei ministri il 21 gennaio 2016 quando aveva dichiarato come fosse un «bell'affare» investire nella banca senese, «una banca che ha attraversato vicissitudini pazzesche ma che oggi è risanata, è un bel brand»: peccato che, dal «suggerimento» del presidente del Consiglio, il titolo MPS sia crollato da 75 a 19 centesimi (-75 per cento);
   sarà quindi necessario chiarire se, ai fini della ricapitalizzazione di MPS, si intenderà attivare gli strumenti del bail in, compreso l'azzeramento degli azionisti e obbligazionisti subordinati, e come l'Esecutivo intenderà tutelare i risparmiatori, a parere degli interpellati incoraggiati a loro volta dalle dichiarazioni dello stesso Presidente del Consiglio; 
   in questo tragico quadro, si aggiungono anche diverse inquietanti dichiarazioni in merito al presunto «odore di massoneria» che emana da Montepaschi, denunciato da Ferruccio de Bortoli in un intervento alla Scuola di Politiche di Enrico Letta, nonché da Alessandro Profumo, presidente di Mps dal 2012 all'anno scorso; la stampa riporta che «per spolpare la banca, secondo l'analisi di Profumo, i vertici hanno condotto una gestione dissennata, fra dirigenti che aiutavano i soliti amici e dirigenti incapaci promossi per affiliazione». In poche parole, sempre la stessa storia, legata al groviglio funesto di interessi su cui il Governo ha il dovere di fare chiarezza una volta per tutte –:
   quale sia il ruolo che ha assunto il Ministro interpellato – quale rappresentante del primo socio di Mps – nel cambio al vertice della banca senese, se sia vera la notizia della telefonata rivolta all'ex amministratore delegato Fabrizio Viola riportata in premessa, e se ci sia stato e in quali termini un coinvolgimento nella scelta del nuovo board da parte di Jp Morgana;
   se il Ministro interpellato intenda chiarire tempi e modalità per la ricapitalizzazione di Mps, con riferimento all'importo, ai sottoscrittori che vi parteciperanno, alle garanzie che presterà lo Stato e all'eventuale applicazione dei meccanismi del bail-in, specificando in particolare se intenda rassicurare gli azionisti e obbligazionisti in merito al rischio di azzeramento delle rispettive posizioni;
   quali iniziative di vigilanza il Ministero dell'economia e delle finanze abbia intrapreso negli scorsi anni, in qualità di autorità di vigilanza sulle fondazioni bancarie ex decreto legislativo n. 153 del 1999, nei confronti della Fondazione Monte dei Paschi di Siena e se non siano stati ravvisati comportamenti anomali da parte dei suoi amministratori;
   se non ritenga opportuno, in qualità di socio della banca, chiedere agli amministratori una relazione dettagliata sugli Npl (non performing loans) accumulati nel tempo dall'istituto e, in particolare, la lista dei debitori che non hanno ripagato il proprio debito richiedendo, per questi, informazioni circa le motivazioni per le quali il credito è stato concesso;
   se non ritenga opportuno, in qualità di socio della banca, assumere iniziative per sollevare l'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori per mala gestio, con richiesta del risarcimento del danno procurato ai portatori di interesse della banca.
(2-01474) «Brunetta, Laffranco, Occhiuto, Alberto Giorgetti».