• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/01106    premesso che:     uno degli strumenti cooperativi che in questi anni ha destato una crescente attenzione, è il così detto Workers Buy Out (WBO), consistente...



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-01106presentato daINCERTI Antonellatesto diMartedì 27 settembre 2016, seduta n. 680

   Le Commissioni X e XI,
   premesso che:
    uno degli strumenti cooperativi che in questi anni ha destato una crescente attenzione, è il così detto Workers Buy Out (WBO), consistente nell'acquisizione (della maggioranza o della totalità) del capitale sociale di un'impresa, generalmente in crisi, da parte dei propri dipendenti, siano essi dirigenti, impiegati, operai, usando come forma giuridica la società cooperativa, quale forma di risposta alle crisi aziendali ed occupazionali, particolarmente acuitesi nella lunga recessione iniziata nel biennio 2007-2008;
    il ricorso a tale forma imprenditoriale la si ritrova, con modalità diverse, in molti Paesi. Nasce negli Stati Uniti, sperimentato grazie all'utilizzo dei fondi pensione e al ricorso all’Employee Stock Ownership Plan (ESOP), mentre in America Latina è conosciuto come empresas recuperadas por sus trabajadores (ERT), ma la recente crisi economica ha portato anche nei Paesi del Sud Europa ad una proiezione verso il WBO come probabile soluzione per salvare posti di lavoro, imprese e, allo stesso tempo, evitare un impoverimento delle comunità locali. Francia, Spagna e Italia hanno così assistito, soprattutto negli ultimi sei anni, a una crescita di start-up e di cooperative di lavoro provenienti da processi di WBO avviati su aziende in difficoltà;
    in Italia, le prime operazioni di WBO sono comparse nei primi anni ‘80 come risposta all'aumento della disoccupazione causata dai ridimensionamenti, dalle ristrutturazioni e dalle chiusure di imprese soprattutto manifatturiere, trovando impulso anche a seguito dell'emanazione della legge 27 febbraio 1985, n. 49 (cosiddetta legge Marcora) che ha promosso la costituzione di cooperative da parte di lavoratori licenziati, cassaintegrati o dipendenti di aziende in crisi o sottoposte a procedure concorsuali, attraverso un fondo di rotazione per il finanziamento di progetti presentati da società cooperative (fondo gestito principalmente da Cooperazione finanza industria-CFI), nonché attraverso un fondo statale speciale per gli interventi a salvaguardia dei livelli occupazionali tramite l'assunzione da parte dei lavoratori di opportune iniziative imprenditoriali in forma cooperativa;
    dai dati presentati nel rapporto «Le imprese recuperate in Italia» redatto nel 2015 da Euricse — l'istituto di ricerca sull'impresa cooperativa e sociale — si evince come i casi di WBO in Italia siano prevalentemente piccole e medie imprese, tra cui in particolare aziende aventi da 10 a 49 dipendenti (quasi il 70 per cento), da 50 a 249 dipendenti (poco più del 22 per cento) e con meno di 10 dipendenti (quasi il 7,5 per cento), risultando solo due le imprese che hanno oltre 250 dipendenti;
    inoltre, il settore prevalente è quello manifatturiero (63,3 per cento) e quasi tutti i casi di WBO sono costituiti dalla trasformazione di imprese con manodopera altamente qualificata e ad alta intensità di lavoro; nei sette anni dall'inizio della crisi (tra il 2007 e il 2013) si è passati da 81 WBO attivi a 122 WBO, con un importante ruolo nel salvataggio di posti di lavoro nei periodi di gravi difficoltà economiche;
    ulteriormente, a partire dal 1990, con le prime chiusure di WBO, fino al 2014, il tasso medio di natalità dei WBO è stato del 4,9 per cento, mentre il tasso medio di chiusura è stato del 4,5 per cento, da cui si deduce un tasso di crescita netto leggermente positivo;
    va però specificato, come nel periodo 2000-2007, sono nati solo tre WBO e ciò ha portato quasi a zero il tasso di apertura, mentre se si guarda agli anni di funzionamento della cosiddetta Legge Marcora (1990-1999 e 2008-2014), i tassi di apertura e di chiusura si fanno più significativi, sottolineando un tasso di formazione di WBO superiore alla media delle imprese manifatturiere sia italiane che degli altri Paesi OCSE: tra il 1990 e il 1999 e tra il 2008 e il 2014 i WBO italiani ha registrato un tasso medio di apertura pari al 6,9 per cento a fronte di un tasso medio di chiusura del 4,6 per cento;
    da tali dati si evince come le cooperative recuperate non rappresentano solo una soluzione temporanea per salvare l'impiego dei lavoratori, ma possono costituire uno strumento a medio termine per la salvaguardia dell'occupazione e per il miglioramento dei livelli di partecipazione attiva della comunità;
    tra i diversi casi di WBO in Italia, dal nord al sud, si possono citare: la copisteria Zanardi di Padova, finita anche sulle pagine del New York Times, dopo il suicidio dell'ex proprietario storico a causa dei debiti impossibili da liquidare, in cui 24 dipendenti dei 110 che vi lavoravano, decisero di fondare una cooperativa proprio nello stesso punto, conseguendo dopo un anno di attività un fatturato di 2,5 milioni di euro; il Birrificio Messina, che dopo cinque anni di buio e cassa integrazione ha visto 15 dipendenti riunitisi in cooperativa, rilevare l'azienda e rilanciarne l'attività grazie al proprio trattamento di fine rapporto e canali di finanziamento. Non mancano le iniziative che rappresentano un vero e proprio strumento di riscatto sociale, come nel caso delle aziende confiscate alla mafia;
    come già accennato, a supporto di tali iniziative, a seguito dell'approvazione della legge Marcora, nel 1986 nasceva la compagnia finanziaria industriale (CFI), su iniziativa di AGCI, Confcooperative e Lega nazionale delle cooperative, uno dei primi progetti unitari all'interno del movimento cooperativo, ancora oggi esistente come Cooperazione, finanza e impresa, (C.F.I.), proprio per gestire il fondo rotativo Marcora. Dalla sua fondazione al 30 giugno 2016 C.F.I. ha investito 201 milioni di euro, che hanno permesso di creare o salvare 14.520 posti di lavoro e realizzare interventi in 357 imprese cooperative;
    dal 1996, l'attività del CFI a sostegno delle nuove cooperative nate da aziende in crisi si bloccò quasi del tutto per la procedura di infrazione di cui alla legge n. 49 del 1985 disposta dalla Commissione europea e solo con le successive modifiche e integrazioni apportate dalla legge 3 marzo 2001, n. 57, si ebbe una ripresa di tali interventi; è stato disposto infatti che oltre alle cooperative di produzione e lavoro di nuova costituzione, possono usufruire degli interventi previsti dalla legge n. 49 del 1985 anche le cooperative già esistenti e le cooperative sociali al fine di realizzare progetti di crescita e sviluppo, favorendo quindi la patrimonializzazione delle aziende stesse;
    ad integrazione di tale normativa, si è inserito l'articolo 7, comma 5, della legge 23 luglio 1991, n. 223, finalizzato a consentire ai dipendenti di un'impresa in crisi di mettersi in proprio e di richiedere all'Inps l'anticipazione dell'intero importo dell'indennità di mobilità cui si ha diritto, quale risorsa da utilizzare, eventualmente integrata dal trattamento di fine rapporto, quale quota capitale a disposizione del lavoratore per la costituzione della cooperativa;
    di recente è intervenuto anche l'articolo 11, comma 2, del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, rubricato «Misure per favorire la risoluzione di crisi aziendali e difendere l'occupazione», che sancisce il diritto di prelazione, in capo alle società cooperative costituite da lavoratori dipendenti delle imprese sottoposte a fallimento, concordato preventivo o amministrazione straordinaria, nel caso di affitto o vendita di aziende, rami d'azienda o complessi di beni e contratti di proprietà delle suddette imprese. Al comma 3, il medesimo articolo, stabilisce inoltre che l'atto di aggiudicazione dell'affitto o della vendita a tali società cooperative costituisce titolo ai fini della corresponsione anticipata dell'indennità nel caso in cui le società siano costituite da lavoratori in mobilità che ne abbiano fatto richiesta ai sensi dell'articolo 7, comma 5, della legge 23 luglio 1991, n. 223, nonché delle mensilità non ancora percepite dell'assicurazione sociale per l'impiego introdotta dalla legge 28 giugno 2012, n. 92;
    inoltre, mediante il Fondo istituito dal Ministero dello sviluppo economico con il decreto ministeriale 4 dicembre 2014, le società finanziarie concedono finanziamenti a tasso agevolato per la durata massima di dieci anni, per favorire la nascita e lo sviluppo di società cooperative promosse e costituite da lavoratori provenienti da aziende in crisi, di cooperative sociali, nonché lo sviluppo e il consolidamento di società ubicate nelle regioni del Mezzogiorno. Il 17 luglio 2015, con la firma della Convenzione tra società finanziarie e Ministero dello sviluppo economico, è divenuta pienamente operativa, l'attività di gestione del Fondo agevolato di circa 10 milioni di euro;
    nel luglio 2013 la proposta di risoluzione del parlamento europeo, sul contributo delle cooperative al superamento della crisi (2012/2321 (INI)), approvata, ha posto particolare attenzione al fenomeno dei workers buy out. In particolare il testo recita «si ritiene che il trasferimento di un'impresa ai dipendenti mediante la creazione di una cooperativa e altre forme di azionariato dei dipendenti possano essere la soluzione migliore per garantire la continuità aziendale, questo tipo di riconversione, con specifico riferimento alle cooperative di lavoro e ai workers buy out, deve essere sostenuto da una specifica linea di bilancio dell'UE che preveda anche gli opportuni strumenti finanziari; chiede urgentemente la creazione, con la partecipazione della Banca europea per gli investimenti (BEI), delle parti sociali e degli stakeholder del movimento cooperativo, di un meccanismo europeo volto a promuovere lo sviluppo delle cooperative e in particolare, le riconversioni di imprese in cooperative, anche, ad esempio, attraverso lo strumento dei fondi mutualistici»;
    oltre che un efficace strumento di gestione delle crisi aziendali, in diversi casi il WBO può costituire la soluzione per il rinnovo del tessuto produttivo del Paese, soprattutto per le piccole e medie imprese, superando i rischi legati al ricambio generazionale della proprietà e così favorendo la continuità aziendale e la tutela delle professionalità delle maestranze;
    non ultimo, merita un particolare rilievo la positiva incidenza di tali operazioni sui bilanci delle pubbliche amministrazioni, laddove si considerino, al netto degli oneri legati agli interventi di sostegno finanziario riconosciuti dall'ordinamento italiano – comunque rimborsati dalle società cooperative beneficiarie – i costi che si scongiurano in termini di erogazioni sociali conseguenti alle chiusure aziendali nonché le positive ricadute che si generano sotto il profilo fiscale, grazie all'ammontare delle imposte pagate sia dalla nuova impresa attiva che dai lavoratori reimpiegati;
    al riguardo, si consideri che le risorse apportate dal Ministero dello sviluppo economico come partecipazione in CFI – Cooperazione finanza e impresa, che sono pari a 84 milioni di euro, nel periodo 2007-2015, hanno generato un ritorno economico per lo Stato stimato in 576 milioni di euro, pari a 6,8 volte il capitale impiegato (valore stimato tenendo conto delle imposte pagate dalle imprese e dai lavoratori e del minore utilizzo degli ammortizzatori sociali);
    infine, per quanto attiene alla piena operatività degli strumenti già esistenti, ed in particolare alla possibilità di ottenere l'anticipazione dell'intero importo della mobilità ai sensi dell'articolo 7, comma 5, della legge 23 luglio 1991, n. 223, si deve rilevare una incomprensibile diversità di valutazione fiscale operata da alcune sedi provinciali INPS, le quali riconoscono detti importi al netto delle ritenute fiscali nonostante, come noto e come è specificamente indicato dalle stesse istruzioni alla compilazione dei redditi predisposte dall'Agenzia delle entrate, tali redditi siano da considerarsi esenti per la parte reinvestita nella costituzione di società cooperative. A tal riguardo appare necessario un tempestivo intervento chiarificatore, anche in vista del superamento dell'indennità di mobilità e della sua sostituzione con i nuovi strumenti di sostegno del reddito in caso di disoccupazione involontaria,

impegnano il Governo:

   ad operare affinché vengano rafforzati gli attuali strumenti di sostegno alle operazioni di WBO, in primo luogo coinvolgendo e sensibilizzando le diverse amministrazioni e parti sociali, a vario titolo impegnate nella gestione delle crisi aziendali, al fine di prospettare, qualora ne sussistano le condizioni, il ricorso a tale opportunità imprenditoriale ed occupazionale, tenendo in speciale considerazione la possibilità di ricorrervi in nuovi settori produttivi, e di contribuire ad affrontare alcune emergenze sociali, quali l'occupazione dei lavoratori e il rilancio delle aziende confiscate alle mafie;
   a valutare l'opportunità di assumere iniziative per prevedere, qualora dovesse profilarsi la possibilità di riproporre misure agevolative per il sostegno dell'occupazione, attraverso la decontribuzione, l'applicabilità di tali agevolazioni anche a favore dei lavoratori che danno vita ad una iniziativa imprenditoriale in forma cooperativa per rilevare l'azienda di cui erano dipendenti;
   a monitorare l'andamento delle richieste di attivazione delle operazioni di WBO, anche al fine di valutare la possibilità di incrementare le risorse attualmente messe a disposizione per il loro sostegno finanziario, con particolare riguardo per le misure di cui al decreto ministeriale 4 dicembre 2014;
   a monitorare l'andamento delle richieste di attivazione delle operazioni di WBO, anche al fine di valutare – in considerazione delle finalità meritevoli degli interventi finanziari previsti dal decreto ministeriale 4 dicembre 2014 e sulla scorta dei risultati conseguiti – la possibilità di incrementare le risorse attualmente messe a disposizione per il loro sostegno finanziario, con particolare riferimento al supporto dello start up di cooperative costituite in prevalenza da lavoratori provenienti da aziende in crisi, di cooperative che gestiscono aziende confiscate alla criminalità organizzata e di cooperative sociali, oltre che al sostegno dello sviluppo di cooperative nel Mezzogiorno;
   a valutare la possibilità di affidare in gestione al CFI eventuali risorse comunitarie utilizzabili per lo startup di cooperative (Wbo, successione di impresa, finalità di cui al capoverso precedente e altro);
   a favorire, per quanto di competenza, l'adozione di iniziative normative finalizzate ad introdurre nuovi strumenti di sostegno finanziario, rispetto a quelli previsti dall'attuale formulazione dell'articolo 17 della citata «legge Marcora», quali il prestito subordinato e il prestito partecipativo;
   al fine di assicurare un'applicazione coerente ed omogenea da parte di tutti gli uffici dell'INPS, ad adottare le necessarie iniziative di indirizzo affinché sia chiarito e confermato il regime di esenzione fiscale degli importi di mobilità reinvestiti nella costituzione di società cooperative, nonché a predisporre le opportune iniziative affinché analogo regime venga riconosciuto anche a seguito del superamento dello strumento dell'indennità di mobilità.
(7-01106) «Incerti, Benamati, Damiano, Gnecchi, Misiani, Albanella, Arlotti, Baruffi, Boccuzzi, Casellato, Di Salvo, Cinzia Maria Fontana, Giacobbe, Gribaudo, Patrizia Maestri, Miccoli, Paris, Giorgio Piccolo, Rostellato, Rotta, Simoni, Tinagli, Zappulla».