• Testo INTERPELLANZA

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Atto a cui si riferisce:
C.2/01484    in data 1o giugno 2016, l'associazione Adusbef, ha inviato un esposto alla Consob dal seguente tenore:     «negli ultimi due anni, ad ogni scadenza trimestrale, il gruppo...



Atto Camera

Interpellanza 2-01484presentato daPESCO Danieletesto diVenerdì 30 settembre 2016, seduta n. 683

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere – premesso che:
   in data 1o giugno 2016, l'associazione Adusbef, ha inviato un esposto alla Consob dal seguente tenore:
    «negli ultimi due anni, ad ogni scadenza trimestrale, il gruppo Sole 24 Ore ha inondato il mercato d'informazioni trionfaliste sull'andamento della società: una sfilza interminabile di notizie che hanno rappresentato e rappresentano un quadro della realtà aziendale in forte crescita su tutti i fronti. Puntualmente, soltanto poche righe davano conto di perdite importanti all'ultima riga dei comunicati ufficiali. In contemporanea l'allora presidente, Benito Benedini, ha proclamato in più occasioni pubbliche l'avvenuto, definitivo risanamento del gruppo. Nel frattempo, le quotazioni del titolo sono crollate, con forti perdite per gli investitori. Ora, nelle settimane scorse, il nuovo presidente, Giorgio Squinzi, ha dichiarato, in una intervista al Corriere della Sera e nell'intervento all'ultima assemblea di Confindustria, che il gruppo Sole 24 è tutt'altro che risanato. Trattandosi di una società quotata, la Consob avrebbe il dovere di ufficio di fare chiarezza sullo stato effettivo dei conti aziendali. In particolare, la società evita di fornire al mercato numeri decisivi per comprendere qual è l'andamento effettivo del gruppo. A partire dal dato più importante di tutti: l'andamento delle vendite distinguendo copie cartacee vendute in edicola, abbonamenti cartacei, abbonamenti digitali singoli, abbonamenti digitali venduti a pacchetto (le cosiddette copie multiple). Il forte sospetto è che il numero complessivo fornito al mercato superi di gran lunga quello reale. La certezza è che i ricavi risultano di gran lunga inferiori a quelli che dovrebbero risultare dalle copie dichiarate. Qual è la redditività effettiva delle vendite del quotidiano annunciate dalla società ? Di sicuro gli incrementi dichiarati della diffusione non si traducono né in lettori, né in ricavi. Secondo l'ultima rilevazione 2015 (Audipress 2015/111) il Sole 24 Ore ha 879.000 lettori, addirittura –8,2 per cento dalla rilevazione precedente (che ne indicava 957.000), a una distanza molto ampia non solo da Corriere e Repubblica (oltre 2.350.000 lettori) ma anche piuttosto significativa rispetto a Stampa, Resto del Carlino, Messaggero (con lettori compresi all'incirca fra 1.300.000 ei 1.050.000). I trend non appaiono in crescita anche considerando un periodo più lungo: ad esempio nella rilevazione Audipress 1/2013, i lettori erano poco più di 900.000. In più, caso unico nell'editoria internazionale, ogni copia digitale del Sole 24 Ore risulta avere 0,63 lettori circa, mentre in genere ogni copia ha più lettori. Clamorosa è la correlazione fra l'andamento delle copie del quotidiano Sole 24 Ore certificate dalla Ads, che certifica la diffusione dei giornali, e quello della Posizione finanziaria netta del gruppo (Pfn, l'indicatore più incontrovertibile della salute aziendale, cioè la sua capacità di creare cassa). Nel I quadrimestre 2012, il Sole dichiarava 265.500 copie, con una Pfn ancora positiva e pari a 35,9 milioni di euro. In quattro anni, le copie del Sole sono salite a 382.000 (+ 44 per cento), un risultato apparentemente eccezionale nel mercato editoriale. Il problema è che nel frattempo la Pfn è passata a –20,5 milioni (si sono bruciati –56,4 milioni)»;
   in data 18 settembre 2016, Giorgio Meletti, ha pubblicato un articolo sul « Fatto Quotidiano» dal titolo: «I conti segreti del Sole 24 Ore, la maxi-perdita che minaccia Confindustria. In sei mesi il buco è arrivato a 30 milioni»;
   in sostanza, Il Sole 24 Ore – scrive Meletti – è la «municipalizzata di Lorsignori» che predicano bene, ma offrono 4,6 milioni di euro di buona uscita al direttore Napoletano, come premio per aver prodotto – assieme ad altri moralisti – un buco da 30 milioni in 6 mesi, ed aver quasi azzerato 250 milioni di euro a 27 mila malcapitati risparmiatori. Dalla quotazione, il Sole «perde sempre e usa i soldi chiesti alla Borsa per tappare i buchi dell'allegra gestione e i mega stipendi dei direttori maestri nelle prediche sul rigore»;
   «L'appuntamento per la resa dei conti è già fissato per giovedì prossimo, 22 settembre, alla riunione del consiglio direttivo della Confindustria. Il presidente Vincenzo Boccia ha scelto la strada della voluntary disclosure: a nove anni dalla quotazione in Borsa del Sole 24 Ore per la prima volta gli industriali si sentiranno raccontare – a porte chiuse – la verità sui conti del loro prestigioso quotidiano. Boccia, che pure è uomo prudente, non poteva far altro dopo che l'amministratore delegato Gabriele Del Torchio gli ha presentato la sua diagnosi. Del Torchio, entrato solo tre mesi fa al posto di Donatella Treu, ha trovato nei conti del Sole 24 Ore le classiche cose che «voi umani non potete nemmeno immaginare». I conti semestrali, la cui approvazione è stata rinviata al 30 settembre con un comunicato che lasciava presagire tempesta, presentano, stando alle indiscrezioni di queste ore, una perdita di 30 milioni di euro. L'anno scorso la semestrale si era chiusa con un rosso di 8 milioni, ma a fine 2015 la perdita era esplosa a 24. Stavolta Del Torchio, dicono nei corridoi aziendali, vuole scrivere nella semestrale una previsione per fine anno più contenuta, con una perdita di 45 milioni su tutto il 2016 contro i 30 per sei mesi. Non avrebbe alternative. Il patrimonio netto (capitale sociale più riserve) del Gruppo Sole 24 Ore, eroso da un'emorragia mai fermata dalla quotazione, è sceso a 80 milioni e non è più in grado di sostenere il peso di perdite così elevate. L'operazione verità decisa da Boccia porta al massimo la tensione dentro il Sole 24 Ore e nella stessa Confindustria. Del Torchio sta facendo le bucce alla gestione della Treu, e ha fatto capire di non escludere di chiederle conto nelle forme dovute di alcune scelte poco comprensibili. Ma nel clima incandescente sono coinvolti il direttore del quotidiano confindustriale Roberto Napoletano, l'ex presidente della società editrice Benito Benedini e il suo successore Giorgio Squinzi, che da presidente di Confindustria aveva benedetto la filiera Benedini-Treu-Napoletano. In particolare venerdì è esplosa la grana della super buonuscita (si parla di 4 milioni di euro) riconosciuta al direttore con una lettera firmata dal solo Benedini il 3 febbraio 2015. Dopo tre mesi di braccio di ferro Del Torchio ha ottenuto da Napoletano la rinuncia a quel privilegio “per sensibilità a fronte della situazione economica della società”. La mossa di Del Torchio conferma l'orientamento di arrivare in tempi rapidi alla nomina di un nuovo direttore. Del Torchio addebita a Napoletano la responsabilità di aver gestito, in stretta collaborazione con la Treu, l'operazione degli abbonamenti digitali multipli venduti a una misteriosa società di Londra e che sono stati censurati dall'Ads (Accertamento diffusione stampa) come un modo di dopare i dati diffusionali del giornale, e con essi il prezzo di vendita delle pagine pubblicitarie. La perdita di 30 milioni in sei mesi indicata da Del Torchio è il risultato di una verifica dei conti e delle spese della gestione precedente, i cui risultati sono apparsi così imbarazzanti da indurre lo stesso Del Torchio a segretarli. Napoletano venerdì stesso ha spiegato alla redazione che quella garanzia gli era stata riconosciuta dall'allora presidente dopo che la modifica del contratto giornalistico aveva ridotto il massimo delle mensilità di indennità (da 32 a 20) riconosciute ai direttori in caso di licenziamento senza giusta causa. Queste sono le delizie che ci riserva la Confindustria: prima predicano l'inevitabile compressione dei salari e dei diritti dei lavoratori, poi ottengono contratti di lavoro peggiorativi delle condizioni dei loro dipendenti, operai o giornalisti che siano, però proprio a chi si è maggiormente distinto nella predica sul rigore (per gli altri) si restituisce sottobanco ciò che si è tolto a tutti. Altra delizia. Quotano in Borsa il Gruppo Sole 24 Ore, si fanno dare 250 milioni da 27 mila malcapitati risparmiatori e dal quel giorno il Sole perde sempre e usa i soldi chiesti alla Borsa per tappare i buchi dell'allegra gestione e i mega stipendi dei direttori maestri nelle prediche sul rigore. Oggi quei 27 mila risparmiatori hanno perso il 90 per cento del loro capitale, e il Sole continua a fare la predica sugli sprechi del settore pubblico e delle municipalizzate. Adesso pare che Del Torchio abbia scoperto che il Sole è la municipalizzata personale di lorsignori. A spese degli altri, naturalmente»;
   gli incrementi della diffusione dichiarati non si sarebbero tradotti né in lettori, né in ricavi, alla luce dell'ultima rilevazione 2015 (Audipress 2015/111), secondo la quale Il Sole 24 Ore ha 879.000 lettori, addirittura –8,2 per cento dalla rilevazione precedente (che ne indicava 957.000), a una distanza molto ampia non solo da Corriere e Repubblica (oltre 2.350.000 lettori), ma anche piuttosto significativa rispetto a Stampa, Resto del Carlino, Messaggero (con lettori compresi all'incirca fra 1.300.000 e i 1.050.000);
   sarebbe opportuno chiarire se la «super buona uscita» riconosciuta al direttore del quotidiano confindustriale Roberto Napoletano - cui parrebbe, secondo fonti di stampa, aver rinunciato – dall'ex presidente della società editrice Benito Benedini, (pari a circa 4,6 milioni di euro) sia compatibile con i risultati di bilancio, che in soli 6 mesi avrebbe registrato una perdita di 30 milioni di euro;
   le prediche quotidiane di Confindustria sugli sprechi del settore pubblico e delle municipalizzate, come sull'inevitabile compressione dei salari e dei diritti dei lavoratori, per contratti di lavoro peggiorativi delle condizioni dei loro dipendenti, operai o giornalisti che siano, ad avviso degli interroganti costituiscono un beffardo cattivo esempio alla luce della cattiva gestione dei conti, probabilmente manipolati alla luce di costi, ricavi, copie vendute, che la Consob avrebbe il dovere di verificare con attenzione e rigore;
   il presidente del collegio sindacale de Il Sole 24 ore avrebbe inviato una segnalazione alla Consob, sulla preoccupante situazione dei conti e sulla dorata buona uscita del direttore Napoletano, e la Consob avrebbe chiesto lumi alla luce dell'esposto Adusbef –:
   di quali elementi disponga il Governo, anche ai sensi del dodicesimo comma dell'articolo 1 del decreto-legge n. 95 del 1974, in relazione a quanto esposto in premessa e, in particolare, circa gli effetti che la raccolta di 250 milioni di euro dalla quotazione in borsa del gruppo il Sole 24 ore, abbia determinato sui 27 mila malcapitati risparmiatori, considerata la mala gestio de il Sole 24 ore, che sembra abbia utilizzato il pubblico risparmio per tappare i buchi della disinvolta gestione e dei mega stipendi dei direttori «maestri nelle prediche sul rigore», facendo conseguire perdite superiori al 90 per cento dell'investimento iniziale;
   se il Governo intenda adoperarsi per chiarire l'effettivo andamento delle vendite tra copie cartacee vendute in edicola, abbonamenti cartacei, abbonamenti digitali singoli, abbonamenti digitali venduti a pacchetto (le cosiddette copie multiple), rappresentando il numero complessivo fornito al mercato, considerato che, a parere degli interroganti, Il Sole 24 ore avrebbe dichiarato un dato di gran lunga superiore a quello reale;
   se il Governo intenda assumere iniziative urgenti di carattere normativo, per evitare che la gestione disinvolta delle imprese quotate in borsa, possa bruciare il valore dei risparmi investiti, con l'aggravante di un quotidiano di Confindustria che predica rigore nei conti pubblici e nella gestione delle municipalizzate, diventando, come in questo caso, ad avviso degli interroganti, esso stesso una sorta di municipalizzata ad personam a spese degli altri.
(2-01484) «Pesco, Villarosa, Alberti, Ruocco, Della Valle, Crippa, Brugnerotto, Caso, Cariello, Da Villa, Tripiedi, Cominardi, Ciprini, De Rosa».