• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/14432    la Corte di giustizia, con la sentenza Microsoft Mobile Sales International Oy del 22 settembre 2016, ha affermato il contrasto della normativa italiana sull'equo compenso (legge n. 633...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-14432presentato daBATTELLI Sergiotesto diVenerdì 7 ottobre 2016, seduta n. 688

   BATTELLI. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo . — Per sapere – premesso che:
   la Corte di giustizia, con la sentenza Microsoft Mobile Sales International Oy del 22 settembre 2016, ha affermato il contrasto della normativa italiana sull'equo compenso (legge n. 633 del 1941), con l'articolo 5, paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione, nella parte in cui subordina l'esenzione dal pagamento del prelievo per copia privata in capo ai produttori e agli importatori di apparecchi e di supporti destinati a un uso manifestamente estraneo alla copia privata e prevede, nel caso di versamento indebito, che il prelievo possa essere rimborsato solo dall'utente finale di tali apparecchi e supporti;
   in riferimento alle possibilità di deroga previste dallo stesso articolo 5 della legge in questione, la Corte di giustizia precisa, altresì, che le eccezioni devono essere applicate pur sempre nel rispetto del principio di parità di trattamento. Aggiunge, inoltre, che la normativa italiana non prevede criteri oggettivi e trasparenti per la corresponsione dell'equo compenso o dalle loro associazioni di categoria, poiché si limita a menzionare, a titolo esemplificativo, l'esenzione «nei casi di uso professionale di apparecchi o supporti ovvero per taluni apparati per videogiochi»;
   infine, si evidenzia che il sistema di equo compenso previsto dalla Siae non prevede garanzie sufficienti per l'esenzione dal pagamento del prelievo in capo ai produttori e agli importatori che dimostrino come gli apparecchi e i supporti sono stati acquistati per uso diverso da quello della realizzazione di copie per uso privato. Il diritto al rimborso previsto dal sistema di equo compenso non può essere considerato effettivo, poiché è pacifico che esso non è esercitabile dalle persone fisiche, neanche nell'ipotesi in cui gli apparecchi vengano acquistati per motivi contrari a quelli della realizzazione di copie per uso privato;
   successivamente alla pronuncia della Corte di giustizia, la Società italiana degli autori e degli editori ha pubblicato sul proprio sito internet una nota nella quale evidenzia la piena conformità della normativa italiana sull'equo compenso con i principi di diritto espresso dai giudici europei, chiarendo che l'unico punto di relativa incompatibilità atterrebbe all'assenza nella disciplina della copia privata di criteri predeterminati dei casi di esenzione;
   è evidente che la Corte di Lussemburgo abbia censurato la normativa italiana sotto il profilo della corresponsione dell'equo compenso, ritenendolo ex ante discriminatorio, e di ripetizione dell'eventuale importo indebito corrisposto, ritenuto ex post particolarmente complesso e difficilmente accessibile –:
   se il Ministro interrogato sia a conoscenze della recente pronuncia della Corte di giustizia e se non ritenga sia doveroso assumere iniziative per adeguare la normativa italiana alla normativa europea, ovvero fare in modo che la SIAE modifichi il meccanismo di prelevamento e di rimborso dell'equo compenso rendendo, peraltro, la disciplina interna omogenea con quella degli altri Stati membri. (4-14432)