• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.6/00265    premesso che:     il Consiglio europeo che si riunirà il 20 e 21 ottobre prossimi avrà all'ordine del giorno tre temi fondamentali;     verranno infatti...



Atto Camera

Risoluzione in Assemblea 6-00265presentato daFEDRIGA Massimilianotesto diMercoledì 12 ottobre 2016, seduta n. 691

   La Camera,
   premesso che:
    il Consiglio europeo che si riunirà il 20 e 21 ottobre prossimi avrà all'ordine del giorno tre temi fondamentali;
    verranno infatti discusse le politiche dell'Unione europea in materia di immigrazione, commercio internazionale e relazioni con la Federazione russa;
    sotto il profilo della gestione dei flussi migratori, la crisi esplosa successivamente alle Primavere arabe ha evidenziato tutti i limiti cui soggiace attualmente l'azione dell'Unione europea, rimasta sostanzialmente passiva di fronte a massicci arrivi di migranti provenienti tanto dall'Africa quanto dall'Asia occidentale e centrale, dei quali solo una minima parte si è rivelata in possesso dei titoli necessari al riconoscimento della tutela internazionale;
    in particolare, l'Unione europea si è divisa sull'accoglienza da dare ai veri profughi ed ha finora fallito nel respingimento e rimpatrio dei migranti economici, lungamente attuato con misure poco più che simboliche, sempre adottate al di fuori di una concreta strategia di contenimento e di dissuasione;
    in questo quadro, l'Italia si è già segnalata come un caso a sé, apertamente criticata nel febbraio scorso dall'Unione europea in ragione del troppo basso numero di rimpatri effettuati nel corso del 2015, 14mila a fronte di oltre 160mila persone giunte irregolarmente nel nostro territorio che si sommano a quelle già giunte negli anni precedenti;
    a titolo di confronto, si stima che l'amministrazione presieduta dal Premio Nobel per la Pace Barack Obama abbia espulso dal territorio degli Stati Uniti non meno di 2,5 milioni di migranti irregolari dall'inizio del suo primo mandato, superando recentemente la soglia dei 400mila rimpatri annuali;
    a fronte della grave minaccia che i flussi migratori irregolari rappresentano per la coesione dell'Unione europea e la sicurezza dei suoi Stati membri, le politiche europee debbono evidentemente mutare registro, in primo luogo negoziando con i Paesi sorgente dei flussi e con quelli di transito accordi che permettano l'attuazione dei rimpatri su larga scala nonché l'accoglienza e la selezione in situ di coloro che possono legittimamente aspirare allo status di rifugiato, o comunque all'ottenimento di altra tutela prevista dal diritto internazionale, respingendo coloro che sono chiaramente sprovvisti dei titoli necessari;
    ferma restando l'importanza dei rimpatri dei migranti economici irregolari, i presidenti delle regioni Liguria, Lombardia e Veneto hanno consegnato al capo del servizio di Azione Esterna dell'Unione europea un documento in cui si propongono, tra le altre cose, la creazione di centri di prima accoglienza per i profughi negli Stati di transito ed il rilancio delle politiche di sostegno allo sviluppo nei Paesi sorgente;
    l'importanza dei respingimenti e dei rimpatri accompagnati anche in funzione dissuasiva è tale da fare della loro attuazione un interesse condiviso degli Stati membri dell'Unione europea, circostanza che giustificherebbe pienamente la predisposizione di risorse comuni per finanziarne l'esecuzione;
    sul piano politico, risulta altresì importante contrastare la pratica di alcuni Paesi, che tendono a considerare la leva migratoria come uno strumento di ricatto per ottenere dall'Unione europea concessioni su delicati dossier di natura politica, come ad esempio nel caso della Turchia, che ha limitato il deflusso dei migranti dalle sue coste solo in cambio dell'avventata promessa di concedere ai suoi cittadini l'esenzione dal visto di entrata nell'Europa comunitaria;
    una realtà emergente della scena politica internazionale è altresì la crisi della globalizzazione, che ha compresso il tenore di vita della classe media, ha favorito incredibili concentrazioni di ricchezza nelle mani di una ristretta élite di persone operanti nel mondo dell'alta finanza ed è ormai contestata non soltanto da fasce crescenti dell'elettorato europeo, ma anche da importanti settori della popolazione degli Stati Uniti, all'interno della quale è sempre più forte la domanda di misure protezionistiche;
    in queste condizioni, i margini a disposizione dell'Unione europea per la conduzione di una politica integralmente liberoscambista si stanno visibilmente contraendo, circostanza che invita alla prudenza nel momento in cui si negoziano accordi di grande portata come il TTIP o si prepara la firma del CETA, che ha per controparte il Canada;
    in particolare, proprio il TTIP, che si vorrebbe rilanciare in occasione dell'imminente Consiglio europeo, sembra rappresentare un pericolo per molti comparti produttivi del nostro Continente, a partire dall'agroindustria, che rischia di essere penalizzata dalla rimozione dei dazi in ragione della superiore competitività delle grandi aziende agricole nordamericane rispetto a quella delle piccole proprietà rurali europee;
    il TTIP solleva inoltre dubbi non trascurabili anche in merito alla sua compatibilità con le normative europee concernenti la salute alimentare, giacché dovrebbe comportare la modifica di gran parte degli standard regolamentari che attualmente disciplinano le attività economiche interne all'Unione europea, in vista della loro armonizzazione con quelli vigenti negli Stati Uniti;
    sarebbe certamente fonte di problemi anche il riconoscimento dello status di economia di mercato – o MES, Market Economy Status – in favore della Repubblica Popolare Cinese, per il quale sì attende una decisione da parte della Commissione europea entro l'11 dicembre prossimo;
    dal riconoscimento del MES alla Repubblica Popolare Cinese deriverebbero infatti l'impossibilità di adottare misure protezionistiche di compensazione, la conseguente compromissione delle fortune di molte piccole e medie imprese europee nonché la perdita di numerosi posti di lavoro, secondo alcune fonti fino a tre milioni nell'intera Unione europea, di cui 400mila nel nostro Paese;
    quanto alle relazioni con la Federazione russa, i margini temporali disponibili per promuovere la cancellazione del regime sanzionatorio che comprime attualmente gli scambi tra gli Stati dell'Unione europea e la Russia si stanno assottigliando;
    gli sviluppi in atto nel conflitto siriano ed in particolare la battaglia per il controllo di Aleppo stanno infatti generando pressioni, negli Stati Uniti e diversi Paesi europei, affinché si impongano nuove sanzioni alla Federazione Russa, di cui è probabile che si avvertano gli effetti anche nel Consiglio europeo;
    è inoltre preventivabile, anche alla luce delle dichiarazioni ascoltate nel corso del secondo dibattito presidenziale svoltosi il 9 ottobre scorso a St. Louis in Missouri, che l'eventuale, possibile, conquista della Casa Bianca da parte della candidata democratica Hillary Clinton il prossimo 8 novembre comporti un inasprimento delle relazioni bilaterali tra gli Stati Uniti e la Federazione Russa, con un'inevitabile compromissione di ogni residua speranza di rapido miglioramento delle relazioni tra l'Occidente, e quindi anche l'Unione europea, e la Russia;
    alla luce di quanto precede e soprattutto del forte interesse nazionale italiano alla rimozione delle sanzioni alla Russia e più in generale alla distensione delle relazioni tra l'Unione europea e la Federazione russa, risulta altresì inspiegabile l'aperto sostegno dato da autorevoli esponenti del nostro Governo alla candidata democratica alla Presidenza statunitense, apparentemente sostanziatosi anche in elargizioni di fondi pubblici alla «Bill, Hillary & Chelsea Clinton Foundation», come risulta dallo stesso sito internet della Fondazione, che inserisce l'Italian Ministry For The Environment, Land, & Sea «tra i suoi donatori di somme che si aggirano tra i 100 mila e i 250 mila dollari,

impegna il Governo

   1) ad esigere in ambito europeo il riconoscimento del contenimento dei flussi migratori come interesse fondamentale e condiviso dell'Unione europea, anche come base per l'adozione di politiche di respingimento e rimpatrio che possano godere dei finanziamenti a valere su fondi europei;
   2) qualora il tentativo si riveli infruttuoso, ad adottare incisive politiche nazionali di respingimento e rimpatrio dei migranti irregolari, prevedendone l'adeguato finanziamento a valere sulle risorse del Fondo per l'accoglienza;
   3) a chiedere altresì una politica di controllo dei flussi migratori più rigorosa, che contempli la selezione oltremare di coloro che possono legittimamente aspirare ad una tutela internazionale, da attuarsi creando centri di prima accoglienza nei Paesi di transito, nonché il respingimento dei migranti economici e il rimpatrio nel più rapido tempo possibile di quelli già stazionanti sul territorio nazionale, anche intervenendo sulla legislazione interna in modo tale da eliminare i ricorsi avverso la negazione della protezione internazionale;
   4) ad aggiungere iniziative normative volte ad eliminare dalla legislazione nazionale la protezione sussidiaria per motivi umanitari, che non è riconosciuta internazionalmente e si presta ad applicazioni discrezionali molto generose, con l'effetto a giudizio dei firmatari del presente atto di garantire l'assistenza a chi non avrebbe diritto ad alcun genere di protezione internazionale;
   5) a disporre il presidio dei confini terrestri del nostro Paese, allo scopo di prevenire l'afflusso nel nostro territorio nazionale di migranti irregolari provenienti da altri Stati dell'Unione europea;
   6) ad aggiungere l'Italia al novero dei Paesi non favorevoli al perfezionamento del TTIP;
   7) a schierare il nostro Paese tra quelli ostili alla concessione del MES, o Market Economy Status, alla Repubblica Popolare Cinese;
   8) ad assumere tempestivamente in ambito europeo le iniziative ritenute più opportune per ottenere la rimozione delle sanzioni che limitano attualmente gli scambi bilaterali tra l'Unione europea e la Federazione Russa, opponendosi ad eventuali tentativi di allargare la trattazione del dossier a considerazioni concernenti gli sviluppi in atto nel conflitto siriano;
   9) ad improntare contestualmente il proprio atteggiamento in rapporto alle imminenti elezioni presidenziali americane alla più assoluta non ingerenza ed imparzialità, evitando ulteriori atti o gesti poco compatibili con l'etichetta diplomatica e soprattutto con il dichiarato obiettivo del Governo di pervenire ad una distensione complessiva nei confronti della Federazione Russa.
(6-00265) «Fedriga, Giancarlo Giorgetti, Allasia, Attaguile, Borghesi, Bossi, Busin, Caparini, Castiello, Grimoldi, Guidesi, Invernizzi, Molteni, Picchi, Gianluca Pini, Rondini, Saltamartini, Simonetti».