• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/01129    premesso che:     il triclosan è un composto sintetico, registrato nel 1969 come pesticida, e utilizzato fin dagli anni ‘70 negli ospedali per la sua funzione...



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-01129presentato daBUSTO Mirkotesto diLunedì 24 ottobre 2016, seduta n. 697

   Le Commissioni VIII e XII,
   premesso che:
    il triclosan è un composto sintetico, registrato nel 1969 come pesticida, e utilizzato fin dagli anni ‘70 negli ospedali per la sua funzione antibatterica, antifungina e antivirale, successivamente inserito nella composizione di molti cosmetici per l'igiene quotidiana della persona, quali detergenti, quali detergenti intimi, dentifrici, saponi e cosmetici;
    dopo anni di ricerche la US Food and Drug Administration (FDA), ha affermato che non solo non c’è alcuna dimostrazione scientifica per cui l'utilizzo di saponi antibatterici sia meglio del lavaggio con acqua e sapone semplice nel prevenire le malattie ma che, addirittura, l'ampio uso di questi prodotti nel corso di un lungo periodo di tempo potrebbe condurre a effetti negativi sulla salute;
    sul triclosan l'FDA si era già pronunciata nel 1978, quando lo aveva bandito dai saponi per le mani, non ritenendo provate né la sua sicurezza, né tanto meno la sua efficacia. Successivamente, nel 1994 era tornata sui suoi passi, consentendone l'impiego finché non venissero prodotte nuove evidenze a sfavore del suo utilizzo. Su sollecito del Natural Resources Defense Council, l'FDA ha allora incaricato il National Toxicology Program di indagare la possibilità che l'esposizione cutanea al triclosan potesse risultare cancerogena, chiedendo nuovi dati a supporto dell'utilità e della sicurezza di molti antibatterici. Tale ricerca ha stimolato il divieto di circolazione di ben 19 principi attivi da uso igienico tra cui l'antibatterico triclosan e la decisione ha coinvolto 2.100 prodotti che, negli Stati Uniti, dovranno essere riformulati o ritirati dal commercio entro settembre 2017;
    nel marzo 2010, anche l'Unione europea con la direttiva 2010/169/UE ha proibito l'uso di questa sostanza chimica in tutti i prodotti che vengono a contatto con gli alimenti, come contenitori e posate, considerando che alcuni studi scientifici reputavano il triclosan potenziale interferente endocrino, associato vieppiù al fenomeno dell'antibiotico-resistenza;
    già nel 2012 un report dell'Organizzazione mondiale della sanità e dell'UNEP trattava il triclosan in relazione ai disturbatori endocrini, rimarcando la necessità di studi chiarificatori. Attualmente il triclosan è oggetto di review nel progetto europeo Community Rolling Plan che ne valuterà il potenziale come interferente endocrino;
    studi scientifici (tra cui quelli del FDA del 16 dicembre 2013) hanno inoltre sostenuto che i prodotti contenenti triclosan possano agire come interferenti endocrini, così come il bisfenolo A. Negli esseri umani questa interferenza può causare problemi come la sterilità, pubertà precoce, obesità e cancro;
    il triclosan, combinato al cloro dell'acqua, produce cloroformio e all'esposizione al sole da origine ad una forma di diossina, una sostanza tossica che simula l'azione estrogena e altera l'equilibrio ormonale;
    sono diversi gli studi, tra cui un report del Scientific Committee on Consumer Safety (SCCS), sul collegamento tra triclosan e lo sviluppo di antibiotico-resistenze. Un uso di un antibatterico di questo genere, contenuto in moltissimi prodotti, può infatti alterare la normale flora batterica cutanea, favorendo la crescita di batteri potenzialmente nocivi e resistenti ai farmaci. Un pericolo che in alcuni cosmetici, come i dentifrici e i saponi per l'igiene intima, risulta essere particolarmente grave, tanto da presupporre la necessità di sospendere l'utilizzo di tale composto;
    il triclosan risulta essere difficilmente degradabile e tende, di conseguenza, a bio-accumularsi nel grasso umano, così come riscontrato anche dall'ECHA (European Chemical Agency), comportando una esposizione permanente, tale da alterare le funzioni ormonali, riproduttive, muscolari e cardiache nonché favorire il rischio di allergie, asma ed eczemi soprattutto nei bambini;
    l'accumulo di triclosan nell'organismo è confermato dal suo ritrovamento in differenti campioni umani: tracce di triclosan sono state trovate, secondo lo Scientific American, nel latte materno, sangue, urine; nel 75 per cento dei campioni di urine secondo uno studio dell’Environmental Health Perspectives (EHP);
    in uno studio pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives, gli scienziati della University of California, hanno osservato che l'effetto del triclosan sul cervello fa registrare un preoccupante aumento dei livelli di calcio nei neuroni, che ostacola il normale sviluppo mentale;
    il triclosan appartiene ad una categoria di inquinanti denominati PPCPs, Pharmaceuticals and Personal Care Products and Pollutants, ossia ingredienti presenti in prodotti cosmetici o medici che nell'ambiente possono perturbare gli equilibri dell'ecosistema;
    gran parte del triclosan e di molti altri PPCPs utilizzati nelle case finiscono giù per lo scarico dei lavandini domestici disperdendosi in gran parte nelle acque. Gli effluenti degli impianti di depurazione contengono una grande quantità di PPCPs che non vengono completamente rimossi dalle unità di trattamento convenzionali e che quindi vengono rilasciati nei corpi idrici ricettori (Ternes et al., 1998; Carballa et al., 2004);
    una volta nell'ambiente, il triclosan subisce modificazioni chimiche che portano alla formazione di sottoprodotti. Uno di questi è il methyl triclosan, un composto più persistente nell'ambiente che ha una tendenza maggiore del triclosan stesso ad accumularsi negli esseri viventi, pesci in primis;
    per azione della fotodegradazione (cioè per azione della luce) infine, il triclosan dà origine a diossine. Una ricerca dell'università del Minnesota ha evidenziato una crescita dei livelli di questa sostanza come sedimento in laghi e corsi d'acqua, motivo per cui lo Stato del Minnesota ha già escluso, per legge, la possibilità di utilizzare tale sostanza per la realizzazione di prodotti di igiene per la casa;
    un recente studio canadese ha dimostrato quanto il triclosan si bioaccumuli e contamini acque superficiali, sedimenti e suoli e intossichi gli organismi acquatici, anche per lunghi periodi, essendo difficilmente biodegradabile;
    l'Unione europea regolamenta il triclosan nella lista dei deodoranti e conservanti del regolamento comunitario 1223 del 2009 (allegato 5 «Elenco dei conservanti ammessi nei prodotti cosmetici», applicato in Italia secondo quanto stabilito con un decreto del Ministro della salute in forza della legge europea 2013) stabilendone una concentrazione massima dello 0,3 per cento. A partire dal marzo 2010, con la decisione 2010/169/UE è stato vietato l'uso del triclosan nei prodotti che vengono a contatto con gli alimenti, a fronte di una sospetta tossicità per l'uomo;
    il principio di precauzione e la necessità di tutela della salute umana e dell'ambiente suggeriscono una revisione in merito all'uso del triclosan nei prodotti per l'igiene della persona;
    l'opposizione dell'opinione pubblica alla commercializzazione di tale sostanza, come dimostrato dalla petizione e dal report de «Il Test salvagente», finalizzata ad eliminare la sostanza imputata dai prodotti cosmetici,

impegnano il Governo

ad attivarsi, per quanto di competenza, affinché siano rivisti i limiti d'uso del triclosan, stabiliti dal regolamento europeo, al fine di giungere ad un completo divieto dell'antibatterico, così come disposto in altri Paesi, quali gli Stati Uniti d'America.
(7-01129) «Busto, Mantero, De Rosa, Tripiedi, De Lorenzis, Fantinati, Grillo, Liuzzi, Vallascas, Daga, Micillo, Gagnarli, Crippa, Chimienti, Paolo Bernini».