• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.9/01885-A/004 premesso che: l'abbruciamento in campo di residui vegetali derivanti da lavorazione agricola e forestale è una pratica particolarmente diffusa in campo agricolo; a seguito...



Atto Camera

Ordine del Giorno 9/01885-A/004presentato daCARRESCIA Piergiorgiotesto diVenerdì 31 gennaio 2014, seduta n. 164

La Camera,
premesso che:
l'abbruciamento in campo di residui vegetali derivanti da lavorazione agricola e forestale è una pratica particolarmente diffusa in campo agricolo;
a seguito delle modifiche introdotte dall'articolo 13 del decreto legislativo n. 205 del 2010, che ha novellato l'articolo 185 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 «paglia, sfalci e potature, nonché altro materiale agricolo o forestale naturale non pericolosi», se non utilizzati in agricoltura, nella selvicoltura o per la produzione di energia mediante processi o metodi che non danneggiano l'ambiente o mettono in pericolo la salute umana, devono essere considerati rifiuti e come tali devono essere trattati;
la combustione sul campo dei residui vegetali derivanti da lavorazione agricola e forestale si configura, quindi, come illecito smaltimento di rifiuti, sanzionato ai sensi dell'articolo 256 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
per diverse procure, qualora si brucino solo residui vegetali-rifiuti l'ipotesi di reato configurabile dall'articolo 674 del codice penale (Getto pericoloso di cose) concorre con quella dell'illecito smaltimento di cui all'articolo 256 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
l'assunto interpretativo sta creando grandi difficoltà operative fra gli operatori agricoli specialmente in quelle zone laddove la pratica del bruciare residui vegetali è molto diffusa in quanto sovente vi è una netta contraddizione tra l'orientamento delle procure e le direttive regionali. Occorre perciò fare chiarezza sulle condotte riconducibili all'incenerimento di rifiuti e alla pratica agricola per definire il confine fra le due fattispecie;
la lettura dell'articolo 185, comma 1, lettera f), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, fa evincere chiaramente che i residui vegetali non impiegati in processi o metodi controllati per la produzione di energia debbono essere considerati rifiuti ed il loro smaltimento tramite incendio deve essere considerato reato, ma anche che non sussiste reato se si tratta di paglia, sfalci e potature, nonché altro materiale agricolo o forestale naturale non pericolosi utilizzati in agricoltura. È indispensabile definire «l'utilizzo in agricoltura» di paglia, sfalci e potature, nonché altro materiale agricolo o forestale naturale non pericolosi escludendo la rilevanza penale della condotta se ricorrono determinate condizioni;
in tal senso la VIII Commissione (Ambiente) ha approvato una risoluzione (la n. 8-00015 del 26 settembre 2013) sull'abbruciamento dei residui vegetali che ha impegnato il Governo ad assumere iniziative normative, anche urgenti, al fine di escludere dall'applicazione della normativa sui rifiuti contenuta nella parte IV del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, la paglia, gli sfalci, le potature, nonché i materiali agricoli naturali non pericolosi, mettendo in condizione le piccole imprese agricole di poter smaltire autonomamente detto materiale mediante pratiche agricole ordinarie;
a tutt'oggi nessuna iniziativa è stata assunta,

impegna il Governo

ad assumere con urgenza iniziative normative che modifichino la normativa in materia sulla base dell'assunto che:
1) non costituisce incenerimento di rifiuti, ma utilizzazione in agricoltura l'abbruciamento controllato in sito di paglia, sfalci e potature, nonché di altro materiale agricolo o forestale di origine naturale non pericoloso, in quanto inteso come pratica agronomica ordinaria finalizzata alla prevenzione di incendi incontrollati o metodo di controllo agronomico di fitopatie, di fitofagi o di infestanti vegetali;
2) tali abbruciamenti sono consentiti alle seguenti condizioni: a) che l'abbruciamento sia effettuato entro adeguate distanze dal luogo di produzione del materiale; b) che le ceneri siano reimpiegate nel ciclo colturale come sostanze concimanti o ammendanti tramite distribuzione sullo stesso terreno; c) che lo spessore delle ceneri distribuite non superi determinate altezze nel caso di triturazione e nel caso di ceneri; d) che la formazione di cumuli sia consentita per il tempo strettamente necessario al reimpiego; e) che siano rispettate le norme contro gli incendi boschivi; che il terreno interessato dall'abbruciamento al momento della condotta e comunque negli anni precedenti, non sia o non sia stato interessato da dichiarazioni di stato di emergenza nel settore dei rifiuti, ai sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225.
9/1885-A/4. Carrescia, Mazzoli.