• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.7/01141    premesso che:     il settore pataticolo occupa un posto di assoluto rilievo tra le produzioni orticole nazionali con numeri rilevanti sia in termini di coltivatori, oltre...



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-01141presentato daL'ABBATE Giuseppetesto diMercoledì 9 novembre 2016, seduta n. 704

   La XIII Commissione,
   premesso che:
    il settore pataticolo occupa un posto di assoluto rilievo tra le produzioni orticole nazionali con numeri rilevanti sia in termini di coltivatori, oltre 50.000, che di superficie investita, oltre 55.000 ettari e con una produzione lorda vendibile di circa 800 milioni di euro per le patate da consumo e circa 100 milioni di euro per quelle da industria;
    la coltivazione di tale prodotto ha tuttavia costi di produzione molto elevati, oltre 8.000 euro/ettaro a causa del costo del seme, della preparazione del terreno e delle nuove tecniche di irrigazione volte a ridurre il consumo idrico, posto che quella della patata necessita di maggior apporto idrico rispetto ad altre coltivazioni;
    la produzione nazionale non soddisfa la domanda interna e l'Italia importa circa 700.000 tonnellate/anno di patate per il consumo fresco ed oltre 150.000 tonnellate/anno destinate alla trasformazione e il prezzo varia da un anno all'altro in relazione agli investimenti effettuati nei Paesi fornitori. La dipendenza dalle importazioni può influire, non sempre positivamente, sulle capacità di programmazione degli operatori nazionali, con prezzi più bassi per i coltivatori;
    come noto, a fronte del fatto che il settore pataticolo non è mai stato regolamentato da una specifica organizzazione comune di mercato a livello europeo, il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ha, nel corso del tempo, attivato alcuni interventi a sostegno del comparto quali l'accordo interprofessionale per il prodotto destinato alla trasformazione industriale e lo stoccaggio privato per quello destinato al mercato fresco al fine di dilazionarne l'immissione sul mercato, interventi che hanno consentito la diversificazione degli investimenti e il mantenimento dell'equilibrio di mercato, salvaguardando il reddito degli operatori;
    in particolare, l'accordo interprofessionale per l'industria, concordato e sottoscritto dalle parti con continuità dal 1988 fino al 2015, ha permesso di aumentare da 47.000 a 200.000 tonnellate il rifornimento delle industrie con patate italiane; la riduzione delle importazioni dall'estero ha determinato un notevole risparmio per la bilancia commerciale italiana, oltre ad un significativo incremento di reddito per i pataticoltori italiani; la crescita del settore ha permesso di specializzare alcune aree del Paese verso una pataticoltura da industria (Piemonte, Lombardia, Veneto, Lazio, Abruzzo, Calabria), limitando le importazioni ai periodi di minore produzione nazionale (gennaio-marzo);
    il regolamento (CE) n. 1182/2007 di riforma del settore ortofrutticolo, ha disposto la cessazione al 31 dicembre 2011 degli interventi nazionali, interventi che per l'Italia, fino a quella data si attestavano intorno ai 6 milioni di euro all'anno, cifra che rappresentava lo 0,8 per cento della produzione lorda vendibile, stimata in 1 miliardo di euro;
    a partire dal 2012 la patata non beneficia più di alcun aiuto pubblico, con l'eccezione dell'anno 2014 per il quale, utilizzando l'ultima annualità di applicazione dell'articolo 68 del regolamento (UE) n. 73/2009, è stato possibile aiutare il comparto con circa 3 milioni di euro destinati a sostenere la trasformazione industriale, la denominazione di origine protetta e l'indicazione geografica protetta della patata;
    la coltivazione del prodotto in parola rappresenta un irrinunciabile contributo socioeconomico per tutte le regioni italiane, in particolare per quelle meridionali e per le marginali e di montagna, dove la pataticoltura garantisce non solo l'economia locale ma anche l'occupazione e diventa pertanto strategico salvaguardare questa specificità, minacciata dall'assenza di una strategia di intervento a favore del settore,

impegna il Governo:

   ad attivare urgentemente le azioni previste dal piano nazionale per il settore pataticolo, in particolare:
    a) promuovendo e incentivando l'adozione, da parte degli operatori, di innovazioni tecnologiche nella gestione agronomica della coltura capaci di aumentare le rese, la redditività e la sostenibilità di una produzione di altissima qualità attraverso la validazione scientifica (prove sperimentali) ed aziendale (prove dimostrative);
    b) sviluppando uno specifico progetto di ricerca finalizzato all'ampliamento varietale in funzione della richiesta diversificata dei mercati, per un utilizzo culinario e gustativo alternativo alle attuali programmazioni varietali e per la trasformazione industriale, con successiva validazione scientifica (prove sperimentali) ed aziendale (prove dimostrative);
    c) attivando programmi colturali dedicati alla produzione di tubero-seme nazionale;
    d) sviluppando un modello «innovativo» di prodotto basato sugli aspetti della tracciabilità dell'origine, della freschezza, del profilo calorico favorevole, del contenuto di fattori nutrizionali positivi (vitamina C);
    e) avviando un programma di informazione al consumatore in materia di sicurezza alimentare e di marketing per la valorizzazione del prodotto;

   ad intervenire con decisione, durante il prossimo negoziato per la riforma di medio termine della politica agricola comune, affinché alla patata sia riconosciuto l'aiuto accoppiato sulla base dell'articolo 52 del regolamento dell'Unione europea n. 1307/2013;
   ad incentivare e promuovere tutte le iniziative utili a rafforzare i rapporti di filiera attraverso il riconoscimento di associazioni di organizzazioni di produttori (AOP) nazionali previste dal regolamento dell'Unione europea n. 1308/2013;
   al fine di assicurare agli operatori del settore informazioni ed elementi utili a predisporre le migliori strategie commerciali, ad attivare un osservatorio economico nazionale sul settore pataticolo con il compito, tra gli altri, di condurre specifiche analisi degli andamenti produttivi nazionali ed europei.
(7-01141) «L'Abbate, Gallinella, Parentela, Benedetti, Gagnarli, Lupo, Massimiliano Bernini».