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Atto a cui si riferisce:
C.1/01435    premesso che:     secondo i dati del UNHCR, nel 2015 – l'anno con più mortalità – sono state registrate 3.771 vittime nella traversata del Mediterraneo verso i...



Atto Camera

Mozione 1-01435presentato daSANTERINI Milenatesto diMercoledì 23 novembre 2016, seduta n. 708

   La Camera,
   premesso che:
    secondo i dati del UNHCR, nel 2015 – l'anno con più mortalità – sono state registrate 3.771 vittime nella traversata del Mediterraneo verso i Paesi europei e nel 2016 il numero è equivalente se non superiore; nel 2016 ha perso la vita 1 persona ogni 88 che hanno tentato la traversata, mentre nel 2015 era 1 ogni 269;
    si calcola che in totale negli ultimi quindici anni sono morte circa 30.000 persone nella traversata del Mediterraneo. Il 60 per cento di chi muore in mare resta senza nome;
    l'identificazione e il riconoscimento sono un diritto fondamentale soggettivo che tutela la dignità della persona, come previsto dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo;
    riconoscere e dare un nome a chi muore nell'attraversare il Mediterraneo è un atto di umanità che permette alle famiglie di riavere i corpi, dar loro degna sepoltura e piangerli degnamente uscendo dal limbo angoscioso di chi non sa la sorte di un proprio congiunto, che può portare anche a problemi di salute mentale;
    dare un'identità certa alle persone morte annegate nel Mediterraneo è fondamentale per fornire le necessarie tutele giuridiche ai congiunti ed ai parenti dei deceduti, ad esempio in materia di ricongiungimento familiare ed eredità;
    dare un'identità ed un nome a chi è morto in mare aiuta altresì a ricostruire i percorsi migratori, le rotte ed anche i meccanismi di sfruttamento e degli scafisti; quindi, dare un'identità certa alle persone morte nel Mediterraneo è fondamentale anche per ragioni di sicurezza, in quanto impedirebbe l'uso dell'identità e dei documenti di persone annegate da parte di altre persone, magari con finalità criminali o terroristiche;
    il diritto internazionale dei diritti umani, specie nella Convenzione di Ginevra e nei suoi protocolli aggiuntivi, sancisce norme volte a considerare principi fondamentali per il rispetto della dignità umana anche quelli che devono essere garantiti agli scomparsi nel Mediterraneo e ai loro familiari; negare indagini adeguate può essere considerato un trattamento degradante nei confronti dei loro familiari nei Paesi d'origine, che spesso li cercano per lungo tempo, nonché una violazione dei diritti di residenti o cittadini europei. Alla pari delle vittime di altri disastri di massa le vittime delle migrazioni non devono essere ignorate;
    il Consiglio d'Europa a più riprese ha messo in luce la necessità di risposte adeguate, come nel rapporto del commissario dei diritti umani del 2014 dedicato alle persone scomparse, Missing persons ad victims of enforced disappearance in Europe, e attraverso la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) che ha elaborato il diritto dei familiari a conoscere il destino dei propri cari;
    tuttavia, tale diritto non sempre è riconosciuto, dato che alcune procure delle città titolari delle inchieste sui naufragi affermano la necessità del recupero delle salme come atto dovuto per i familiari delle vittime, mentre altre procure, non essendovi obbligo legale, ritengono che l'identificazione non sia utile alle indagini;
    rimane quindi una sorta di vuoto giuridico sui doveri di identificazione dei morti in mare, per cui non è chiaro a chi spettino le operazioni di identificazione, cosicché esse sono lasciate sostanzialmente all'iniziativa di istituzioni e operatori;
    il problema della scomparsa dei migranti del Mediterraneo è affrontato e denunciato da anni da istituzioni, quali l'UNHCR, l'OIM (Organizzazione internazionale per le migrazioni), la Croce rossa internazionale;
    nel 2007 è stato istituito presso il Ministero dell'interno l'ufficio del commissario straordinario del Governo per le persone scomparse, primo del suo genere in Europa, che ha creato un registro e una banca dati di ricerca scomparsi, con competenza sui cadaveri sconosciuti dei migranti;
    l'Italia ha messo in campo attività e metodologie scientifiche di avanguardia nel campo del riconoscimento dei morti in mare senza disporre peraltro di risorse specifiche, attraverso un modello di intervento coordinato dal commissario straordinario, cui collaborano, oltre all'università di Milano anche numerose università italiane, il Ministero della difesa con la Marina militare, la Guardia costiera, la Croce rossa militare e varie altre istituzioni;
    nel settembre 2014 il commissario straordinario per le persone scomparse, il capo del dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno e il rettore dell'università degli studi di Milano sottoscrivevano uno specifico protocollo d'intesa per sviluppare azioni congiunte «in materia di riconoscimento/identificazione dei corpi senza identità appartenenti a cittadini stranieri recuperati in mare a seguito dei naufragi del 3 e 11 ottobre 2013». Tale intesa ha dato avvio a una collaborazione stabile tra l'ufficio del commissario straordinario e il laboratorio di antropologia e odontologia forense dell'università di Milano (Labanof);
    un esempio di tale modello d'eccellenza sono i progetti messi in atto per riconoscere i morti dei naufragi del 3 ottobre 2013 (data riconosciuta come giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione) e del naufragio del 18 aprile 2015, dopo il ritrovamento e il recupero del relitto del barcone su cui si trovavano circa 800 persone;
    tale progetto, cui hanno partecipato 10 atenei italiani su base volontaria, ha creato un modello per il trattamento dei morti e di raccolta dei dati esportabile in tutta Europa;
    si rende quindi necessario promuovere e sostenere tale attività di identificazione delle vittime al fine di facilitare e ampliare le attività di riconoscimento, raccolta dati e diffusione informazioni tra i familiari;
    il consolidamento di tale modello costituisce anche un'importante azione a livello culturale, specie tra le giovani generazioni, per creare una cultura dei diritti fondamentali che comprenda il diritto dei morti ad avere un nome,

impegna il Governo:

1) a sostenere e promuovere le task force inter-istituzionali per la raccolta dei dati al fine di promuovere l'identificazione dei corpi ancora senza nome dei migranti nel Mediterraneo;
2) a facilitare a livello nazionale la raccolta di dati post mortem sui cadaveri delle vittime al fine di raccogliere tutte le informazioni utili a portare a un'identificazione;
3) a promuovere a livello nazionale la raccolta di dati ante mortem degli scomparsi dai familiari, aiutando a costruire una infrastruttura e punti di raccolta in Europa e nei Paesi di origine;
4) a valutare il potenziamento dell'ufficio del commissario straordinario per le persone scomparse dotandolo di un centro costi e di risorse, sia umane che finanziarie;
5) ad assumere iniziative per sviluppare la cooperazione internazionale coinvolgendo le istituzioni internazionali, l'Unione europea e il Consiglio d'Europa per condividere l'opera di identificazione tra i Paesi membri.
(1-01435) «Santerini, Dellai».