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Atto a cui si riferisce:
S.1/00696 premesso che: in data 6 novembre 2016, in occasione del Giubileo dei carcerati, papa Francesco ha rivolto un appello in favore del miglioramento delle condizioni di vita nelle carceri,...



Atto Senato

Mozione 1-00696 presentata da LUCIO BARANI
martedì 22 novembre 2016, seduta n.728

BARANI, MAZZONI, AMORUSO, AURICCHIO, COMPAGNONE, CONTI, D'ANNA, FALANGA, GAMBARO, IURLARO, LANGELLA, Eva LONGO, MILO, PAGNONCELLI, PICCINELLI, RUVOLO, SCAVONE, VERDINI - Il Senato,

premesso che:

in data 6 novembre 2016, in occasione del Giubileo dei carcerati, papa Francesco ha rivolto un appello in favore del miglioramento delle condizioni di vita nelle carceri, affinché sia rispettata pienamente la dignità umana dei detenuti;

il pontefice ha chiesto poi espressamente "un atto di clemenza" per quei detenuti ritenuti idonei, ribadendo, inoltre, l'importanza di riflettere sulla necessità di una giustizia penale che non sia esclusivamente punitiva, ma aperta alla speranza e alla prospettiva di reinserire il reo nella società;

alla fine dell'Angelus, il pontefice ha chiuso con un'esortazione precisa: "In modo speciale, sottopongo alla considerazione delle competenti autorità civili la possibilità di compiere, in questo Anno Santo della Misericordia, l'atto di clemenza verso quei carcerati che si riterranno idonei a beneficiare di tale provvedimento";

l'atto di clemenza invocato dal Papa si riferisce quindi alla concessione dell'amnistia o dell'indulto, visto anche come provvedimento utile contro la grave situazione di sovraffollamento nelle carceri; si tratta quindi di provvedimenti di clemenza generale previsti dalla Costituzione italiana per la liberazione dei detenuti secondo delle precise norme, che escludono dai beneficiari persone condannate per reati gravi come mafia, terrorismo, omicidio volontario;

la questione del sovraffollamento penitenziario in Italia e dei problemi connessi resta ancora aperta, nonostante i temporanei miglioramenti che si sono registrati negli ultimi mesi in termini di riduzione della popolazione carceraria;

dall'ultimo rapporto "Galere d'Italia" redatto dall'osservatorio "Antigone", si apprendono i dati del pianeta carcere, che vede detenute quasi 54.000 persone, con una media di 90 reclusi ogni 100.000 abitanti;

dopo pochi anni in cui si è registrato un trend costante, il fenomeno del sovraffollamento risulta essere nuovamente in aumento; sono ben 9.000 i detenuti reclusi in spazi inferiori ai 4 metri quadrati pro capite, ovvero sotto gli standard fissati dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, sotto i quali si è in presenza di trattamento inumano e degradante;

i detenuti, alla data del 31 marzo 2016, erano 53.495. Il tasso di sovraffollamento (numero di detenuti rispetto al numero di posti letto regolamentari) è del 106 per cento, anche se questo dato non tiene conto delle sezioni provvisoriamente chiuse;

in Germania il tasso è dell'81,8 per cento. In Spagna dell'85,2 per cento. In Inghilterra e Galles del 97,2 per cento. In Belgio del 118 per cento. I numero di detenuti nei penitenziari italiani ammontava a 52.164 al 31 dicembre 2015 e a 52.754 al 30 giugno 2015. Dunque, negli ultimi mesi, c'è stato un incremento di ben 1.331 detenuti. I posti letto sono, secondo i dati dell'amministrazione penitenziaria, 49.545, non sempre però tutti realmente disponibili. Almeno 3.950 persone sono prive, al momento, di posto letto regolamentare;

in Italia continuano ad esserci ancora troppi imputati assoggettati a regime di carcerazione preventiva presso i penitenziari. Infatti, i detenuti condannati in via definitiva sono 34.580 sul totale dell'intera popolazione carceraria. I detenuti in attesa di sentenza passata in giudicato sono il 34,6 per cento del totale. La media europea è del 20,4 per cento. Dunque in Italia vi è un surplus del 14,7 per cento rispetto alla media dei Paesi europei. In Germania la presenza nei penitenziari di persone non condannate in via definitiva è del 19,4 per cento. In Inghilterra e Galles ammonta al 16,4 per cento;

come negli Stati Uniti, anche in Italia la popolazione detenuta sta invecchiando. Secondo gli ultimi dati del Consiglio d'Europa, l'età media della popolazione detenuta è di 36 anni. In Italia è di 40 anni. In particolare, nel nostro Paese il gruppo più numeroso è composto dai detenuti che hanno tra i 35 ed i 39 anni (15,6 per cento). I detenuti con più di 60 anni sono però ben 3.699 (7,1 per cento). Gli stranieri sono mediamente più giovani. Nel loro caso il gruppo più numeroso è costituito da quelli che hanno tra i 30 ed i 34 anni (21,2 per cento), mentre quelli con più di 60 anni sono in tutto 198 (1,1 per cento);

per quanto attiene alle tipologie dei reati attribuiti ai detenuti ristretti nelle carceri italiane, i dati sono i seguenti: reati contro il patrimonio (29.913), contro la persona (21.468), in violazione legge sulle droghe (17.676), violazione legge sulle armi (9.897), associazione a delinquere di stampo mafioso (6.887);

ammontano a 19.037 i detenuti che devono scontare una pena residua inferiore ai 3 anni. Ovvero il 56 per cento della popolazione detenuta condannata ha una pena residua che potrebbe scontare fuori dal carcere, se solo la magistratura di sorveglianza fosse più aperta e se non ci fossero i paletti normativi imposti dall'articolo 4-bis dell'ordinamento penitenziario (di cui alla legge n. 354 del 1975), che per taluni reati impone la collaborazione per ottenere misure alternative al carcere; gli ergastolani sono 1.633, in crescita rispetto al 2011, quando erano 1.446, e ai 1.408 del 2009;

i detenuti stranieri, in percentuale, sono diminuiti rispetto al 2009. Oggi rappresentano il 33,45 per cento della popolazione detenuta contro il 37,15 per cento del 2009. La media europea è del 21 per cento circa. Dunque, in Italia vi è una sovra-rappresentazione della popolazione detenuta non italiana. Marocco (16.9 per cento del totale degli stranieri), Romania (15,9 per cento), Albania (13,8 per cento), Tunisia (11 per cento), Nigeria (3,9 per cento), Egitto (3,4 per cento) sono le comunità nazionali più rappresentate. Complessivamente gli stranieri detenuti hanno commesso 8.192 i reati contro il patrimonio, 6.599 contro la persona, 6.266 in violazione della legge sulla droga, 1.372 in violazione della legge sugli stranieri, 95 delitti di mafia. Gli stranieri rappresentano una percentuale ben più alta rispetto agli italiani in custodia cautelare. Il 42,1 per cento degli stranieri non è stato ancora condannato in via definitiva su un totale del 34,6 per cento. Sono dunque evidentemente discriminati nella fase processuale e nei loro confronti si usano le misure cautelari detentive in modo ben maggiore. Il 70 per cento degli stranieri ha una pena residua da scontare inferiore ai 3 anni;

erano 2.198 le donne ristrette in carcere al 31 marzo 2016, ovvero il 4,1 per cento del totale della popolazione detenuta. Una percentuale in calo rispetto agli ultimi 25 anni. Era il 5,33 per cento nel 1991, il 4,38 per cento nel 2001, il 4,2 per cento nel 2011. La media europea è del 5,6 per cento. Nei Paesi nordeuropei i tassi di presenze femminili nelle carceri sono maggiormente elevati. Il range europeo varia invece dall'1,6 per cento dell'Albania all'8 per cento della Finlandia;

al 15 marzo 2016 erano 449 i ragazzi presenti nelle carceri minorili italiane, di cui 284 avevano una sentenza definitiva, mentre gli altri erano ancora in attesa di condanna. Dei 449 ragazzi presenti, 25 avevano 14 o 15 anni, 149 ne avevano tra i 16 ed i 17, mentre 275 non erano più minorenni, bensì avevano un'età compresa tra i 18 e i 25 anni. Le ragazze erano 40. Tra gli entrati nel 2016 poco meno della metà erano italiani. Gli altri venivano in gran parte dalla Romania (8,9 per cento), dal Marocco (8 per cento), dalla Bosnia-Erzegovina (6,8 per cento) e dalla Tunisia (4,2 per cento);

sono 29.679 le persone che stanno scontando la pena detentiva non in carcere. Di questi più di un terzo è in detenzione domiciliare, per la precisione 10.025 persone. 12.465 sono in affidamento in prova al servizio sociale, 6.457 in lavori di pubblica utilità (la quasi totalità è per violazione del codice della strada, di cui al decreto legislativo n. 285 del 1992), 724 in semilibertà. Rispetto al 2009 c'è stato un raddoppio dell'uso della detenzione domiciliare, solo in parte confortato dalla possibilità di uso di braccialetti elettronici e un aumento significativo di persone affidate al servizio sociale (5.000 in più in 7 anni). È invece in contrazione la misura della semilibertà, ovvero parte della giornata trascorsa fuori e parte dentro il carcere. Sono 2.300 circa le persone controllate con braccialetto elettronico. Ben poche rispetto alle richieste della magistratura. La percentuale di revoca di una misura alternativa per nuovo reato commesso durante l'esecuzione della stessa è dello 0,79 per cento;

rilevato che:

formalmente l'Italia è un Paese in cui non è consentita la pena di morte. Tuttavia, a guardare i dati delle morti che avvengono per suicidio nei penitenziari, si è percorsi da sconcerto, se si pensa che il loro numero supera di gran lunga quelli delle esecuzioni capitali che avvengono negli Stati ove la pena di morte è applicata;

infatti, secondo i dati resi noti dal Ministero della giustizia, a fronte di 122 morti, ci sono stati 43 suicidi. L'anno nero, per quanto i riguarda i decessi, è stato il 2011 (186 i casi), ma il numero più alto di suicidi (72) è stato registrato nel 2009. Dal 2013 il dato è iniziato progressivamente a diminuire, ma ha avuto un andamento altalenante;

la morte per suicidio di un detenuto in carcere è sempre una sconfitta per lo Stato e la situazione resta allarmante, dal momento che negli ultimi 20 anni la Polizia penitenziaria ha sventato più di 18.000 tentati suicidi e impedito che quasi 133.000 atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze;

un aspetto non secondario è quello relativo alle condizione di salute, fisiche e psicologiche, dei detenuti. Da alcuni studi condotti in Italia emerge che un numero oscillante tra il 60 e l'80 per cento dei detenuti ha almeno una patologia, nel 48 per cento dei casi di tipo infettivo. Il 32 per cento soffre di disturbi psichiatrici. La legge italiana prevede l'istituzione di appositi servizi di assistenza psichiatrica in carcere e l'apertura di reparti di osservazione psichiatrica. Si tratta di sezioni specializzate (per periodi limitati di 30 giorni prorogabili) preposte ad osservare e curare i detenuti con specifiche patologie, per poi stabilire la loro compatibilità con il regime penitenziario. Si tratta di una questione non secondaria, dato che oltre il 50 per cento dei detenuti assume terapie farmacologiche per problemi psichiatrici. L'osservatorio Antigone ha avviato un'attività di verifica negli 8 principali reparti di osservazione del Paese. E i problemi non sono pochi, a partire dal fatto che presso le sezioni di osservazione accade purtroppo, e anche spesso, che vi siano destinati detenuti senza specifici problemi di salute mentale, ma che sono considerati come 'indesiderati' presso altre sezioni o semplicemente "difficili da gestire". Ma l'allarme lanciato sulla sanità non si ferma ai problemi psichiatrici. Secondo gli studi, il 27-30 per cento dei detenuti (tra 15 e 18.000) è tossicodipendente. Cinquemila sono positivi all'Hiv, circa 6.500 sono portatori attivi del virus dell'epatite B e 25.000 di quello dell'epatite C. Eppure la metà dei detenuti entra in carcere senza averne alcuna consapevolezza;

considerato che:

nel 2016 il tasso di maggiore sovraffollamento riguarda le carceri di: Latina, con un tasso del 192,1 per cento, seguita da Como con il tasso del 183,3 per cento, Lodi con il tasso del 176 per cento, Brescia con il tasso del 175,1 per cento, Catania con il tasso 173,9 per cento;

un esempio emblematico della difficoltà con la quale ci si muove per affrontare il tema del sovraffollamento carcerario è offerto certamente dalla vicenda del carcere di Catania. Infatti, con ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3861 del 19 marzo 2010, visto l'art. 44-bis del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, si prevedeva la realizzazione di nuove strutture carcerarie, al fine di far fronte alla situazione di sovrappopolamento degli istituti penitenziari presenti sul territorio nazionale;

il 29 giugno 2010 è stato approvato il piano carceri, il quale prevede la realizzazione di 9.150 posti, per un importo totale di 661.000.000 euro, da realizzare entro la fine del 2012. Ma i posti sono insufficienti, non sono previste risorse per la gestione dei nuovi istituti e la scadenza è già abbondantemente slittata;

con bando di gara del 7 dicembre 2012, sono state avviate le procedure per la realizzazione dell'ampliamento da 450 posti dell'istituto penitenziario "Bicocca" di Catania;

a seguito dell'apertura della gara, avvenuta il 21 febbraio 2013, e del relativo decreto di aggiudicazione del 20 dicembre 2013, una delle ditte concorrenti, non risultata aggiudicatrice della gara, ha promosso ricorso presso il TAR del Lazio;

il ricorso ha avuto esito positivo e il TAR Lazio ha aggiudicato la gara ai ricorrenti;

tale decisione è stata poi ribaltata dal Consiglio di Stato che, con sentenza n. 01091/2015, ha annullato la precedente decisione del TAR del Lazio, affidando, in via definitiva, l'appalto in favore dell'associazione temporanea di imprese originariamente aggiudicataria;

il 15 ottobre 2015 il provveditorato alle opere pubbliche di Palermo ha richiesto all'associazione temporanea di imprese aggiudicataria la documentazione antimafia delle aziende del raggruppamento, necessaria per la firma del contratto;

ad oggi, a distanza di oltre 3 anni dall'assegnazione della gara, nessun contratto risulta essere stato firmato;

considerato, altresì, che:

il sovraffollamento carcerario costituisce un'emergenza sociale stigmatizzata dall'Unione europea in quanto elemento lesivo della persona umana e della sua dignità;

la questione carceraria è stata oggetto dell'unico messaggio che, in data 8 ottobre 2013, il Presidente della Repubblica pro tempore, Giorgio Napolitano, ha ritenuto di trasmettere alle Camere, avvalendosi della facoltà conferitagli dall'articolo 87, secondo comma, della Costituzione, nel corso dei 9 anni in cui ha ricoperto il ruolo di capo dello Stato;

in tale messaggio, il presidente Napolitano ha ritenuto di rimarcare come "il sovraffollamento carcerario - unitamente alla scarsità delle risorse disponibili - incide in modo assai negativo sulla possibilità di assicurare effettivi percorsi individualizzati volti al reinserimento sociale dei detenuti. Viene così ad essere frustrato il principio costituzionale della finalità rieducativa della pena, stante l'abisso che separa una parte - peraltro di intollerabile ampiezza - della realtà carceraria di oggi dai principi dettati dall'art. 27 della Costituzione. Il richiamo ai principi posti dall'art. 27 e dall'art. 117 della nostra Carta fondamentale qualifica come costituzionale il dovere di tutti i poteri dello Stato di far cessare la situazione di sovraffollamento carcerario entro il termine posto dalla Corte europea, imponendo interventi che riconducano comunque al rispetto della Convenzione sulla salvaguardia dei diritti umani";

nel medesimo messaggio alle Camere, Napolitano ha anche invocato l'esigenza di rimedi straordinari: "La prima misura su cui intendo richiamare l'attenzione del Parlamento è l'indulto, che - non incidendo sul reato, ma comportando solo l'estinzione di una parte della pena detentiva - può applicarsi ad un ambito esteso di fattispecie penali (fatta eccezione per alcuni reati particolarmente odiosi). Ritengo necessario che - onde evitare il pericolo di una rilevante percentuale di ricaduta nel delitto da parte di condannati scarcerati per l'indulto, come risulta essere avvenuto in occasione della legge n. 241 del 2006 - il provvedimento di clemenza sia accompagnato da idonee misure, soprattutto amministrative, finalizzate all'effettivo reinserimento delle persone scarcerate, che dovrebbero essere concretamente accompagnate nel percorso di risocializzazione. Al provvedimento di indulto, potrebbe aggiungersi una amnistia. Rilevo che dal 1953 al 1990 sono intervenuti tredici provvedimenti con i quali è stata concessa l'amnistia (sola o unitamente all'indulto). In media, dunque, per quasi quaranta anni sono state varate amnistie con cadenza inferiore a tre anni. Dopo l'ultimo provvedimento di amnistia (d.P.R. n. 75 del 1990) - risalente a ventitré anni fa - è stata, approvata dal Parlamento soltanto una legge di clemenza, relativa al solo indulto (legge n. 241 del 2006)";

l'emergenza carceraria impone, dunque, al Parlamento di ripristinare la legalità all'interno dei penitenziari italiani;

non va mai dimenticato che, oltre alla sua funzione meramente punitiva, la sanzione deve assolvere il compito di riabilitare e rieducare il reo, il quale mantiene sempre e comunque i diritti fondamentali che la Costituzione gli garantisce,

impegna il Governo:

1) a valutare seriamente la possibilità di rispondere all'appello di clemenza del papa Francesco, attraverso la predisposizione di un celere provvedimento di amnistia e di indulto;

2) a mettere in campo tutte le misure per contrastare, in modo organico e sistemico, il sovraffollamento carcerario, agendo su quelle disposizioni che producono carcerazione senza produrre sicurezza;

3) ad immaginare un più ampio ricorso a misure alternative alla carcerazione preventiva in carcere;

4) ad adoperarsi celermente, perché su tutto il territorio nazionale venga ampliato il numero dei posti all'interno dei penitenziari;

5) ad attivarsi affinché venga dato corso all'ampliamento del carcere "Bicocca" di Catania, sollecitando la firma del contratto ancora in attesa di sottoscrizione e degli atti conseguenti;

6) a provvedere all'appostamento delle necessarie risorse per fronteggiare le problematiche di cui in premessa.

(1-00696)