• Testo INTERPELLANZA

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Atto a cui si riferisce:
S.2/00431 GIOVANARDI, COMPAGNA, QUAGLIARIELLO, ZIZZA, PERRONE, LIUZZI, DAVICO, ALBERTINI, DI BIAGIO, ARACRI, DI MAGGIO, MALAN, AMIDEI, BERTACCO, MARIN, CARDIELLO, PALMA, GASPARRI, SCILIPOTI ISGRO',...



Atto Senato

Interpellanza 2-00431 presentata da CARLO GIOVANARDI
martedì 6 dicembre 2016, seduta n.731

GIOVANARDI, COMPAGNA, QUAGLIARIELLO, ZIZZA, PERRONE, LIUZZI, DAVICO, ALBERTINI, DI BIAGIO, ARACRI, DI MAGGIO, MALAN, AMIDEI, BERTACCO, MARIN, CARDIELLO, PALMA, GASPARRI, SCILIPOTI ISGRO', ZUFFADA, DIVINA, CROSIO, Giuseppe ESPOSITO, D'AMBROSIO LETTIERI, RAZZI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della difesa - Premesso che:

il 13 novembre 2000 il Governo pro tempore rispondeva in Senato ad un'interrogazione scritta (4-19135) del sen. Semenzato circa la possibilità di chiedere agli alleati della Nato il risarcimento dei danni provocati dall'esplosione del Dc9 Itavia nei cieli di Ustica il 27 giugno 1980;

nella risposta il Governo pro tempore ricordava che l'art VIII°, paragrafo 5, della Convenzione di Londra 19 giugno 1951, ratificata in Italia con legge 30 novembre 1955 n. 1335, consente allo Stato Italiano di procedere al risarcimento dei danni causati da militari appartenenti alle forze militari alleate di stanza sul territorio nazionale, anticipandone il rimborso direttamente agli interessati e provvedendo, successivamente, al recupero delle spese presso i Paesi dei militari coinvolti, essendo presupposto indispensabile per poter applicare la menzionata disposizione l'accertamento del coinvolgimento di appartenenti alle forze armate alleate alla causazione dell'incidente;

nel caso di Ustica, continuava il Governo pro tempore, essendo tuttora pendente un procedimento penale relativo all'accertamento dei fatti e delle responsabilità ed inoltre, al momento, non risultava dimostrato il coinvolgimento di forze armate alleate nelle cause che avrebbero potuto determinare il tragico evento, non appariva percorribile l'ipotesi prospettata;

successivamente, con sentenza passata in giudicato, la Suprema Corte di Cassazione penale assolveva i generali dell'Aeronautica italiana da ogni addebito di depistaggio delle indagini, escludendo, nella maniera più categorica, sia l'essersi verificata una battaglia aerea quella sera su Ustica, sia la possibilità che un missile avesse provocato il disastro;

una sentenza civile emessa a Bronte (Catania) dall'avvocato Francesco Batticani, giudice onorario aggiunto, prima delle conclusioni del processo penale, teorizzava che il Dc9 fosse stato abbattuto da un missile e condannava lo Stato a un risarcimento di 100 milioni di euro nei confronti della società Itavia;

successivamente, sulla base del principio del "più probabile che non", questa sentenza ed altre simili sono arrivate in Cassazione civile, la quale le ha confermate, condannando lo Stato a pagare sino ad ora alla fallita società Itavia, agli eredi Davanzali e ai familiari delle vittime circa 300 milioni di euro, che si aggiungeranno agli altri 62 milioni di indennizzi già liquidati dallo Stato, cioè dalla collettività, per indennizzare gli stessi familiari;

pertanto, allo stato degli atti, gli Italiani dovrebbero sborsare altri 300 milioni di euro, sulla base di sentenze civili, che, secondo i presentatori, contraddicono quella penale, in base alla quale la categorica esclusione di missili e battaglie aeree preclude ogni tentativo credibile di farsi poi rimborsare dagli alleati tali somme;

davanti a questa a giudizio degli interpellanti penosa e contraddittoria prova di confusione del nostro ordinamento giudiziario, i Ministeri della difesa e delle infrastrutture e dei trasporti si erano rivolti formalmente nel 2013 all'Avvocatura generale dello Stato, perché attivasse un procedimento di revoca delle sentenze civili per falso;

a giudizio degli interpellanti, improvvisamente ed inopinatamente, il 27 giugno 2013 il Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore avrebbe intimato all'Avvocatura generale dello Stato di non procedere nella direzione richiesta dai 2 Ministeri, sulla base di considerazioni sulle quali non ha mai fornito alcuna spiegazione,

si chiede di sapere:

se il Governo ritenga di dover riprendere l'azione per la revoca delle sentenze civili viziate a parere degli interpellanti da falsi presupposti di fatto;

nel caso invece si arrivasse a far pagare agli Italiani i 300 milioni di euro, quali iniziative intenda intraprendere per farsi rimborsare la cifra dagli alleati francesi e statunitensi, che una insistente e martellante propaganda teatrale, televisiva e cinematografica ha indicato come responsabili dell'abbattimento del Dc9;

se non ritenga di dover interessare del caso anche la Corte dei conti, per valutare chi sia responsabile del fatto che lo Stato debba sborsare 300 milioni di euro, senza che nessuno si sia domandato come sia possibile chiedere poi un rimborso agli alleati per un fatto che la Cassazione penale ha appurato non essere mai avvenuto.

(2-00431)