• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/06718 PUGLIA, CATALFO, BERTOROTTA, CAPPELLETTI, CASTALDI, DONNO, GIARRUSSO, GIROTTO, MORONESE, SANTANGELO - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico - Premesso...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-06718 presentata da SERGIO PUGLIA
martedì 6 dicembre 2016, seduta n.731

PUGLIA, CATALFO, BERTOROTTA, CAPPELLETTI, CASTALDI, DONNO, GIARRUSSO, GIROTTO, MORONESE, SANTANGELO - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico - Premesso che:

Ericsson è una multinazionale svedese, presente in 180 Paesi e leader nel mondo delle telecomunicazioni. Il suo obiettivo è fornire agli operatori del settore soluzioni tecnologiche avanzate nell'ambito della telefonia fissa e mobile;

Ericsson è presente anche in Italia, una presenza quasi centenaria, dal momento che risale al 1918, ed è attualmente articolata in due SpA: Ericsson telecomunicazioni Italia (TEI), con sedi a Assago, Genova, Moncalieri, Napoli, Pagani, Pisa, Roma, Venezia; Ericsson IT Solutions & Services (EPI) con sedi a Assago, Moncalieri, Napoli, Roma, Venezia;

alla prima società (TEI) appartiene tutto il personale originariamente assunto in Ericsson, con l'aggiunta del personale acquisito da H3G nel 2005, da Marconi nel 2006 e da Vodafone nel 2011; alla seconda società (EPI) appartiene invece il personale derivante dall'acquisizione di Pride Italia SpA nel 2010;

l'organico TEI, nel 2007, a valle delle acquisizioni H3G e Marconi, era di circa 4.300 unità contro le circa 2.800 unità attuali, dato comprensivo delle 335 unità derivanti dall'acquisizione di personale Vodafone nel 2011. Nel periodo 2007-2016 si è avuta una riduzione superiore alle 1.800 unità su 4.665, pari al 40 per cento del totale. Questa riduzione è stata realizzata mediante l'apertura, nel periodo 2007-2015, di ben 12 procedure di mobilità e con la chiusura totale del sito di Vimodrone (Milano) (140 unità) e soprattutto del sito di Marcianise (Caserta), che ha comportato la cessione di più di 400 unità a Jabil Circuit Caserta (JCC) controllata da Jabil Circuit Italia (JCI);

l'organico EPI, invece, è attualmente di circa 950 unità, comunque inferiore alle circa 1.000 unità misurate all'atto dell'acquisizione di Pride Italia nel 2010;

considerato che, a quanto risulta agli interroganti:

in data 13 giugno 2016 il gruppo Ericsson Italia ha aperto l'ennesima procedura di mobilità, ai sensi degli artt. 4 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223, la tredicesima in 9 anni per TEI;

per TEI viene richiesto il taglio di circa il 10 per cento dell'organico, per EPI del 3,5 per cento. Il taglio totale richiesto in Italia è pertanto di 322 unità, cui andranno sommate le (almeno) altre 53 unità già previste per il primo semestre del 2017, per un totale, nel biennio 2016-2017, salvo ulteriori complicazioni, di ben 375 unità;

la prima fase di trattativa sindacale di 45 giorni, stante l'impossibilità dichiarata dall'azienda di utilizzare strumenti conservativi, quali contratti di solidarietà e cassa integrazione guadagni, e alla luce dell'indisponibilità aziendale a qualsiasi trattativa che non preveda licenziamenti forzati, si è di fatto conclusa con un solo incontro sindacato-azienda, salvo quello conclusivo del 28 luglio 2016;

durante questo periodo, la delegazione sindacale ha chiesto ed ottenuto un incontro con l'azienda presso il Ministero dello sviluppo economico, in data 22 giugno 2016, ma l'azienda ha semplicemente deciso, nello stupore generale, di non partecipare al tavolo;

il 29 luglio è quindi iniziata la fase amministrativa di 30 giorni prevista dalla legge, con la mediazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Ai 2 incontri significativi di tale fase hanno partecipato anche gli enti locali, con rappresentanti di tutte le Regioni interessate e del Comune di Napoli;

in tale circostanza le Regioni hanno avanzato all'azienda una serie di proposte, articolate in 8 punti, per ridurre l'impatto sull'occupazione, ma anche in questo caso l'azienda ha deciso che tali proposte fossero considerabili soltanto a licenziamenti effettuati e non per annullare o ridurre i licenziamenti stessi. Nell'ultimo incontro del 12 settembre, confermata la volontà aziendale di non accogliere nessuna delle proposte regionali, si è pertanto proceduto alla firma del verbale di mancato accordo, che ha chiuso la fase amministrativa, per cui dal 13 settembre 2016 è cominciato il periodo di 120 giorni concessi all'azienda per il completamento della procedura (invio delle lettere di licenziamento);

l'unica apertura aziendale, espressa tramite dichiarazione unilaterale, è stata la decisione di non inviare lettere di licenziamenti fino al 31 ottobre 2016, periodo nel quale sarebbero state accolte richieste di esodo volontario che l'azienda avrebbe favorito con un congruo incentivo all'esodo. Ad oggi, nessuna lettera è stata inviata dall'azienda ma non c'è stata alcuna comunicazione di sospensione dei licenziamenti e ciò, a parere degli interroganti, dimostrerebbe che il pericolo non è scongiurato;

considerato inoltre che, a quanto risulta agli interroganti:

i motivi addotti a giustificazione del taglio occupazionale richiesto, molto simili a quelli utilizzati nelle precedenti procedure, sono fondamentalmente ricondotti alle condizioni di mercato, alla necessità di essere competitivi, alla riduzione dei costi, eccetera. Tutti fattori che rendono più difficile il mantenimento del fatturato e, soprattutto, degli utili, in calo, ma comunque mai negativi, dal momento che l'azienda continua a distribuire dividendi agli azionisti;

le organizzazioni sindacali, la cui disponibilità al colloquio è testimoniata dall'aver gestito ben 12 procedure di mobilità in 9 anni, contestano all'azienda l'assoluta mancanza di volontà di verificare la possibilità di adottare strumenti alternativi, di tipo solidaristico, e l'indisponibilità a condurre un'analisi approfondita e condivisa su alcuni aspetti, quali: a) l'internalizzazione delle attività: le commesse acquisite nel mercato italiano da diversi anni sono delocalizzate in Paesi con manodopera a basso costo, come Cina, India, Romania, Bulgaria, producendo esuberi occupazionali nel nostro Paese; b) la riqualificazione o riconversione dell'organico: Ericsson non vuole riqualificare l'attuale personale, ma preferisce assumere nuove persone sfruttando gli attuali vantaggi fiscali; c) la riduzione dei costi di struttura, anche in relazione alla composizione dell'organico (un dirigente ogni 10 lavoratori); d) le politiche di incentivazione adottate: si licenziano tanti, ma si continuano ad erogare lauti premi di produttività ad alcuni; e) il miglioramento dell'efficienza operativa;

considerato infine che, a giudizio degli interroganti:

il ricorso continuo a licenziamenti collettivi, abbinato alle modifiche normative del 2012 sulle pensioni, ha oggi un impatto sociale devastante. Proseguire in questa continua emorragia di risorse, peraltro non adeguatamente sostituite, provoca inoltre un inevitabile deficit di professionalità;

nello scenario descritto, pur non delegando ad altri il proprio compito, i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali hanno assolutamente bisogno del sostegno delle istituzioni, sia nella gestione delle emergenze occupazionali, sia nel tentativo di coinvolgere l'azienda in una riflessione complessiva che consenta di definire uno scenario di medio periodo più rassicurante in termini sociali e più stimolante in termini industriali;

l'elevato livello di professionalità presente nell'azienda si sta consumando attraverso le continue procedure di licenziamento collettivo, cosa resa ancora più grave in presenza di investimenti nazionali in programmi, quali la banda ultra larga e industria 4.0, e più in generale nei processi di digitalizzazione dell'infrastruttura pubblica e privata;

il continuo rifiuto aziendale di un tavolo al Ministero dello sviluppo economico non suggerisce ipotesi ottimistiche nel breve periodo,

si chiede di sapere quali azioni i Ministri in indirizzo intendano attivare, nell'ambito delle proprie competenze, al fine di scongiurare il pericolo dei licenziamenti e soprattutto per convincere l'azienda a definire i confini, occupazionali e di mercato, della sua presenza in Italia, considerando che, a parere degli interroganti, è necessario avviare una riflessione complessiva sul futuro di Ericsson in Italia, anche valutando le opportunità che il nostro Paese può offrire ad Ericsson e le garanzie occupazionali che l'azienda stessa può offrire ai lavoratori.

(4-06718)