• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/14982    la legge n. 257 del 1992 stabilisce la cessazione dell'impiego dell'amianto a causa della sua pericolosità per la salute pubblica, dovuta alla natura fibrosa che, anche se a bassissime...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-14982presentato daPRODANI Aristesto diMartedì 13 dicembre 2016, seduta n. 713

   PRODANI e RIZZETTO. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti . — Per sapere – premesso che:
   la legge n. 257 del 1992 stabilisce la cessazione dell'impiego dell'amianto a causa della sua pericolosità per la salute pubblica, dovuta alla natura fibrosa che, anche se a bassissime concentrazioni, può provocare patologie gravi che interessano prevalentemente l'apparato respiratorio come l'asbestosi, il carcinoma polmonare e il mesotelioma;
   in data 12 ottobre 2016, presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, si è svolta una riunione tecnica nell'ambito del Sin (sito di interesse nazionale) di Trieste, in video conferenza dalla sede della regione Friuli Venezia Giulia, su quanto comunicato dall'Autorità portuale di Trieste (A.P.T.) con nota protocollo n. 6872/P del 6 ottobre 2016;
   l'A.P.T, nell'ambito del progetto «Piattaforma logistica tra lo Scalo Legnami e l'ex Italsider – Hub portuale di Trieste – I Stralcio» approvato con delibera Cipe n. 57/2012, ha evidenziato che «sono stati rinvenuti frammenti di MCA (materiali contenenti amianto) e amianto in fibre sparse in prossimità del limite nord dell'area in concessione»;
   dal resoconto della riunione si evince come «i suddetti materiali, sebbene non previsti dal progetto di bonifica, sono stati gestiti e smaltiti secondo la normativa vigente presso impianti autorizzatori. Successivamente, in data 13 settembre 2016, in aree vicine agli insediamenti industriali siderurgici, sono stati rinvenuti ulteriori elementi in MCA deteriorato e in fibre»;
   l'A.P.T «ritiene che i volumi di MCA ritrovati non cambiano l'analisi di rischio alla base del progetto di bonifica e che i residui di MCA, rinvenibili oltre le quote di fondo scavo possono non essere rimossi in quanto le opere eseguite hanno caratteristiche per cui i residui di MCA nel terreno sono isolati permanentemente dall'ambiente circostante e dall'uomo. Ogni diversa azione darebbe luogo a maggiori rischi ambientali e sanitari e a costi non sostenibili per l'esecuzione del progetto»;
   sulla profondità dei MCA rinvenuti e dei materiali di riporto l'A.P.T ha comunicato che «i MCA si trovano ubicati in area vicina alla costa, tra le opere di palancolato e del CSM (Cutter Soil Mixing); la profondità del palancolato e del CSM in alcuni punti arriva fino a – 20 metri; i MCA interessano una percentuale significativa degli scavi effettuati; i materiali di riporto sono presenti fino a profondità di circa — 10 metri.»;
   il ritrovamento di MCA comporta «una modifica delle condizioni alla base del progetto di bonifica approvato, in quanto si aggiunge una nuova tipologia di contaminante che, trattandosi di amianto, segue una normativa a sé stante e implica una integrazione delle tecnologie di bonifica previste» –:
   secondo quali modalità il Governo, di concerto con le istituzioni territoriali, intenda intervenire, anche per il tramite dell'Istituto superiore di sanità, per accertare eventuali conseguenze sanitarie a carico dei lavoratori che hanno operato nelle prescritte aree e a carico dei residenti delle zone residenziali contermini.
   (4-14982)