• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/03661 l'Italia non riesce a superare la sua clamorosa incapacità nell'usare i fondi europei. Secondo l'ultima revisione della Corte dei conti, anche nel 2013 abbiamo rinunciato a 5,7 miliardi di...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-03661presentato daD'AMBROSIO Giuseppetesto diGiovedì 20 febbraio 2014, seduta n. 177

D'AMBROSIO. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico . — Per sapere – premesso che:
l'Italia non riesce a superare la sua clamorosa incapacità nell'usare i fondi europei. Secondo l'ultima revisione della Corte dei conti, anche nel 2013 abbiamo rinunciato a 5,7 miliardi di euro. Ovvero abbiamo dato al bilancio comunitario quasi sei miliardi di euro in più di quanto non siamo riusciti ad utilizzare, disperdendo molto più di quanto incassato con l'aumento dell'lva di un punto percentuale;
i ritardi, soprattutto nei finanziamenti destinati allo sviluppo delle regioni del Sud, sono noti da tempo, ma nonostante gli sforzi (e qualche risultato positivo lo ammette anche la Corte dei conti) le inefficienze non sono state superate. «I progressi appaiono ancora molto limitati, con il rischio evidente che non si riescano a monetizzare tutte le risorse impegnate», scrivono i giudici: «Da ciò, la necessità di proseguire con determinato e costante impegno per cercare di recuperare i ritardi accumulati». Anche perché, ricordano i magistrati contabili, nel 2013 è scaduto il termine per proporre idee e progetti: resta tempo per saldare i conti con chi ha già investito ma i giochi per inventarsi come spendere i contributi europei sono ormai chiusi;
spendiamo ancora poco, quindi. E spesso spendiamo pure male. «Per quanto riguarda le frodi e le irregolarità», scrive la Corte dei conti, «si evidenzia che continua a registrarsi un incremento complessivo degli importi da recuperare, in particolare per i Fondi strutturali». Nel 2012 sono stati rilevati 344 milioni di euro spesi in modo irregolare. Nell'elenco di tali regioni la Sicilia è in testa con 148 milioni di euro. Seguono la Campania (17,4), e la Calabria, con 12 milioni, ma vi sono stati rilievi anche in Veneto con due milioni e trecento mila euro, in Piemonte un milione e mezzo, in Toscana due. Con questi ultimi due anni la somma degli euro-furti dal 2003 ad oggi ha raggiunto così la cifra record di un miliardo e 200 milioni di euro;
trattasi di incarichi affidati senza le dovute procedure pubbliche, costi reali che non corrispondono a quelli certificati, rimborsi lievitati: «Il fenomeno delle irregolarità e delle frodi continua a destare allarme», scrivono i giudici: «anche in considerazione del fatto che è frequente la mancata realizzazione delle attività finanziate». In questo modo non solo si usano illecitamente dei soldi pubblici, dice la Corte, ma si «vanifica l'obiettivo di incentivare la crescita nei settori e nelle aree interessate». E ora c’è anche la beffa, per l'amministrazione pubblica: dovrà recuperare da sola tutti i soldi spesi illecitamente. Per Bruxelles quei fondi non entrano nemmeno in bilancio: se il Governo italiano li vuole, dovrà farseli restituire dai malfattori;
una soluzione la suggeriscono i giudici della Corte dei conti: «La via maestra per la conduzione di una più efficace politica di coesione sembra dunque non poter prescindere, specie nella prospettiva della Programmazione 2014-2020, da un effettivo miglioramento della capacità progettuale e da un maggior allineamento della tempistica di attuazione nazionale con quella comunitaria. Ma a monte di ciò, non appare più eludibile il perseguimento di una decisa azione mirata ad un effettivo miglioramento delle complessive capacità istituzionali, amministrative e gestionali, a livello centrale e locale» –:
quali iniziative si intendano mettere in atto per rimediare a tale disastrosa gestione dei fondi europei. (4-03661)