• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
S.9/01299/035 in sede di esame del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, recante interventi urgenti di avvio del Piano "Destinazione Italia", per il contenimento delle tariffe elettriche e del gas, per la...



Atto Senato

Ordine del Giorno 9/1299/35 presentato da SALVATORE TOMASELLI
mercoledì 19 febbraio 2014, seduta n. 195

Il Senato,
in sede di esame del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, recante interventi urgenti di avvio del Piano "Destinazione Italia", per il contenimento delle tariffe elettriche e del gas, per la riduzione dei premi RC-auto, per l'internazionalizzazione, lo sviluppo e la digitalizzazione delle imprese, nonché misure per la realizzazione di opere pubbliche ed EXPO 2015 (A.S. 1299)
premesso che,
la Commissione Europea nei recenti quadri di valutazione sulla Ricerca e Sviluppo (RS) ha apprezzato la crescita complessiva degli investimenti in questo sensibile settore. Delle duemila imprese prime al mondo per spesa in RS, 527 hanno sede nell'Unione Europea e tra il 2012 e il 2013 i loro investimenti sono aumentati del 6,3 per cento. Considerando l'UE nel suo complesso, dal 2010 al 2011 l'incidenza sul PIL degli investimenti in RS passava da 2,01 per cento al 2,03 per cento, in termini assoluti significa un incremento di 10 miliardi di euro, da circa 346 miliardi di Euro a 356 miliardi (fonte EuroStat);
non sorprende la classifica dei Paesi membri dove gli investimenti in RS sono maggiori: la Germania è la prima con la somma record di poco meno di 74 miliardi di euro investiti in RS, che rappresentano il 2,84 per cento del prodotto interno del Paese e il 28 per cento della spesa totale nell'UE in ricerca e sviluppo. Nel Regno Unito la spesa complessiva in RS ammonta a quasi 31 miliardi di euro, pari a circa 1,77 per cento del PIL e al12 per cento della spesa complessiva europea in RS. In Francia nel 2011 si sono investiti circa 45 miliardi per la ricerca, con una incidenza sul PIL domestico pari a 2,25 per cento;
nella classifica l'Italia è praticamente assente; si colloca al sedicesimo posto in base alla percentuale dell'investimento sul PIL domestico, con circa 19 miliardi di euro pari a 1,26 per cento del prodotto interno. Né sono rassicuranti i rapporti ISTAT: da anni gli investimenti in ricerca e sviluppo si sono interrotti e non si registrano segnali di una inversione di tendenza. Dal 2009 al 2012 l'incidenza sul PIL degli investimenti in RS è ferma al valore di 1,26 per cento, con poche oscillazioni. I dati sono espressi in termini nominali, se si leggono in termini reali, depurati cioè dall'effetto inflazione, si registra un desolante trend negativo. I dati censiti dall'Istituto di ricerca statistica mettono in luce un calo degli investimenti in RS da parte delle imprese che hanno settori RS corposi (almeno 500 addetti a RS), un aumento di spesa nel segmento delle PMI. Per queste ultime è però difficile raggiungere la massa critica necessaria per competere con realtà europee analoghe ma ben più consolidate;
con particolare riferimento alle diverse politiche di incentivi adottate in Italia e in altri Paesi dell'UE, a fronte di un credito d'imposta pari al 10 per cento delle spese sostenute per attività di RS, in Gran Bretagna viene concessa una deduzione dal reddito imponibile pari al 130 per cento dei costi sostenuti per ricerca e sviluppo, elevata al 175 per cento per le PMI. In Francia è concesso un credito d'imposta pari al 30 per cento delle spese di ricerca e sviluppo sino ad un massimo di 100 milioni di Euro e del 5 per cento sull'eccedenza. In Spagna lo stesso credito d'imposta è commisurato al 25 per cento delle spese in RS e, per la parte di esse che eccede la media delle stesse spese del biennio precedente, il credito sale al 42 per cento. In questi ultimi paesi, a differenza dell'Italia, non è previsto un limite di fondi al finanziamento dell'incentivo. In Italia i fondi pubblici stanziati per attività di RS sono costantemente calati negli ultimi anni: 8,9 miliardi di Euro stanziati nel 2011 contro 9,5 miliardi nel 2010 e 9,8 nel 2009. Nello stesso anno lo Stato francese ha speso più di 16 miliardi, la Germania 23 e il Regno Unito 10 miliardi;
agevolazioni tramite credito d'imposta per gli investimenti in RS costituiscono un efficace incentivo allo sviluppo ed agiscono nelle prime fasi del ciclo di vita dell'innovazione. È sempre più frequente, nelle economie avanzate, l'introduzione di dispositivi a sostegno dell'innovazione che agiscono sugli stadi più avanzati del processo. Ci si riferisce in particolare al "Patent Box", speciale tipologia di agevolazione fiscale che tutela la proprietà intellettuale con il duplice obiettivo di attirare idee innovative e brevetti e nello stesso tempo contenere la fuga verso paradisi fiscali, resa più semplice a motivo della elevata mobilità di cui godono simili proprietà. Il Patent Box è presente in diversi Paesi europei: Belgio, Francia, Ungheria, Lussemburgo, Olanda, Spagna e dallo scorso aprile in Gran Bretagna. Il pacchetto fiscale determina un regime agevolato per i profitti derivanti da brevetti: in Gran Bretagna vengono tassati al 10 per cento, in Francia al 15 per cento e in Olanda al 5 per cento;
nel maggio 2012 Maire Geoghenan-Quinn, Commissario europeo per la ricerca e l'innovazione in visita a Roma, rimproverava al nostro Paese scarso coinvolgi mento nelle attività di RS e si augurava un impegno maggiore per il futuro, ricordando la correlazione positiva tra investimenti mirati e ripresa economica. All'interno del programma Europa2020 l'Italia si è data come obiettivo il raggiungimento di una quota d'incidenza sul PIL delle spese in RS pari a 1,56 punti percentuali. Quello che ieri sembrava un traguardo facilmente raggiungibile se non addirittura supera bile, oggi, alla luce degli allarmanti trend registrati nel nostro Paese e sopra ricordati, sembra lontanissimo e più che mai incerto,
tutto ciò premesso, impegna il Governo:
a predisporre, nei limiti consentiti dalle finanze pubbliche, un credito d'imposta strutturale per gli investimenti in RS, non riservato ai soli incrementi di suddette spese, al fine di non penalizzare quelle imprese maggiormente innovative che hanno già raggiunto elevati livelli di spesa in RS e per le quali sarebbe costoso l'ulteriore potenziamento in questo ambito;
a promulgare un dispositivo normativo, in analogia al "Patent Box", che contempli una tassazione agevolata per gli utili derivanti dalla commercializzazione di brevetti e proprietà intellettuali.
(numerazione resoconto Senato G3.104)
(9/1299/35)
TOMASELLI, ASTORRE, COLLINA, FISSORE, GIACOBBE, ORRU'