• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/02216 l'Ibm, si legge nel sito internet istituzionale dell'azienda «è una società di innovazione al servizio delle aziende e delle istituzioni di tutto il mondo che detiene primati in ogni area...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-02216presentato daFREGOLENT Silviatesto diLunedì 24 febbraio 2014, seduta n. 178

FREGOLENT, MARTELLI e PICCOLI NARDELLI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico . — Per sapere – premesso che:
l'Ibm, si legge nel sito internet istituzionale dell'azienda «è una società di innovazione al servizio delle aziende e delle istituzioni di tutto il mondo che detiene primati in ogni area tecnologica, dai microprocessori ai supercomputer, dai server al software per lo sviluppo e la gestione di complesse infrastrutture informatiche; opera in 170 paesi con un organico di oltre 400.000 dipendenti e in Italia è presente dal 1927 con una consolidata tradizione di progetti, iniziative e partnership a supporto della crescita economica e dell'innovazione»;
il gruppo Ibm Italia conta ad oggi circa seimila dipendenti distribuiti su varie sedi sul territorio nazionale;
a livello globale Ibm, leggendo le notizie economiche che emergono dai mass media, sembra essere una società attiva, in espansione e con un piano finanziario ben definito (nel 2011 è stata annunciata la road map da completare nel 2015 per portare il dividendo per azione a 20 dollaro: in pratica un raddoppio);
dal punto di vista industriale Armonk dichiara di volersi sempre più posizionare sulle nuove frontiere dell'It (dal «Cloud» al «Mobile»), ritenendo che il «tradizionale» non darà più gli utili del passato. Infatti nel mese di gennaio ha venduto all'azienda cinese Lenovo la divisione server X86, dopo avergli già ceduto la divisione Pc negli scorsi anni, per una cifra pari a 2,3 miliardi di euro; sempre nel mese di gennaio ha venduto i diritti su 900 brevetti a Twitter; d'altro canto negli ultimi mesi Ibm si è notevolmente espansa nei settore dei servizi investendo oltre 2,7 miliardi di dollari in tutto il mondo;
contemporaneamente la corporate sta sempre più spostando attività dagli Usa e soprattutto dalla vecchia Europa dell'Ovest verso l'Europa dell'est e verso il far east onde aumentare i livelli di profittabilità;
tale politica, unitamente ad un calo nel revenue e signing italiano dovuto alle difficoltà del settore It (Information technology) italiano, sta determinando da anni una pesante ripercussione negativa sui livelli occupazionali italiani: dal 2005 ad oggi si sono persi più di 3 mila posti di lavoro;
nel 2013 Ibm Italia ha attivato la procedura di mobilità negli enti di staff per circa 140 addetti nonostante l'utile del 2012 si attestava sui 100 milioni di euro;
nel 2014 (ancora in presenza di un bilancio per il 2013 positivo) il 30 gennaio Ibm Italia ha infatti inviato una lettera a tutte le rsu territoriali annunciando la procedura di mobilità per 290 addetti ai sensi della legge 223 del 1991. Il settore interessato da tali tagli è l'area del «Global technology services» (Gts) ossia il personale che si occupa di outsourcing, hosting delle applicazioni, gestione delle infrastrutture fisse e wireless nonché manutenzione dell’hardware;
si tratta quindi di una riduzione del 15 per cento rispetto alla forza lavoro complessiva dell'area di riferimento. Secondo quanto comunicato dall'azienda stessa «in Italia l'It» continua ad andare male, nel primo trimestre 2013 il business è calato del 3,5 per cento su base annua;
il mercato – scrive ancora l'azienda nel testo della procedura di riduzione di personale – richiede servizi di livello sempre più alto a costi sempre più competitivi e il forte incremento della competitività avrebbe fatto sì che «contenimento dei costi operativi» e «competenze innovative» divenissero le principali leve da muovere;
il confronto fra Ibm Italia con le organizzazioni sindacali si è avviato il 10 febbraio con la richiesta sindacale all'azienda di fornire finalmente un piano industriale degno di nota e di ricercare soluzioni non traumatiche per evitare i licenziamenti annunciati;
il settore Gts di Ibm Italia (che attualmente conta 2032 dipendenti) ha già subito da numerosi anni azioni di limitazione dei costi che hanno già fortemente penalizzato i lavoratori e le attività: come il contenimento delle trasferte, la campagna di uscite incentivate del personale e la riduzione del numero dei dirigenti. Tutto ciò mentre questo settore continua ad essere valutato dalla corporate il migliore dell'Europa;
le sedi del settore Gts di Ibm Italia sono 16 e sono tutte interessate dalla procedura di mobilità per i 290 addetti: Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Pero (Mi), Roma, Segrate (Mi); Settimo Milanese (Mi), Torino, Vimercate (Mb);
è evidente che le attività del settore Information technology, al di là delle valutazioni di Ibm, rappresentano un volano strategico di sviluppo per il nostro Paese;
è altrettanto evidente che le soluzioni proposte da Ibm da alcuni anni per rilanciare il comparto It non solo non siano state efficaci, ma anche controproducenti e non lungimiranti dal momento che, in mancanza di un piano industriale mirato, il costo sostenuto dall'azienda per incentivare l'uscita dei dipendenti va solo a penalizzare la situazione finanziaria;
le associazioni sindacali di categoria stanno da anni denunciando la mancanza di una strategia aziendale basata sulle caratteristiche del nostro paese (a prevalenza di medie e piccole aziende); una mancanza che se non affrontata in tempi rapidi e in maniera efficace e risolutiva porterebbe quindi nel prossimo futuro ad altri pesanti tagli non solo nel settore Gts ma anche negli altri comparti di Ibm Italia;
va comunque segnalato che negli ultimi anni riduzione di personale sono comunque avvenute, anche se nella forma degli incentivi «spontanei» alle dimissioni. Fonti di informazione confermano che, anche per quest'anno, sarebbero almeno 400 i dipendenti complessivi (inclusi i 290 del comparto Gts) ritenuti in eccesso da Ibm Italia su tutto il territorio nazionale;
alcune associazioni sindacali hanno espresso a mezzo stampa di aver «rilevato come, già lo scorso anno, ci si è trovati davanti a licenziamenti faticosamente risolti con un accordo sindacale in grado di evitare soluzioni traumatiche e che siamo ancora in presenza di una Cassa Integrazione Guadagni straordinaria applicata vergognosamente a una sola persona»; hanno inoltre evidenziato come Ibm Italia progetti la sua politica industriale basandola unicamente su riorganizzazioni ordinate da oltre oceano e caratterizzate esclusivamente da riduzioni occupazionali che, ormai, si ripetono da molti anni;
serve una discussione approfondita sulla qualità della presenza di Ibm in Italia e sugli interventi necessari affinché, in questo periodo di crisi economica e industriale, l'azienda si riprogetti e si riorganizzi valorizzando la professionalità dei suoi dipendenti e la vicinanza con le realtà produttive presenti nel territorio;
per quanto riguarda in particolare la procedura di mobilità recentemente avviata, il coordinamento e le organizzazioni sindacali hanno ribadito che, analogamente a quanto fatto nel 2013, vanno ricercate soluzioni non traumatiche a partire da forme di accompagnamento alla pensione che possano essere applicate sia a tutte le figure professionali presenti in Gts (a prescindere dai ruoli professionali per i quali sono stati dichiarati esuberi), sia anche a tutti i dipendenti della società;
in questa prima fase della trattativa Ibm si è dichiarata disponibile ad un'analisi delle anzianità contributive presenti nella platea dei dipendenti attualmente occupati in Gts (a questo scopo, ha convenuto sulla costituzione di una commissione tecnica con le associazioni sindacali) ribadendo però che il numero di uscite deve essere di 290;
le parti hanno inoltre convenuto di incontrarsi, presso la sede di AssoLombarda, i prossimi 5 e 10 marzo per esaminare i risultati del lavoro svolto dalla Commissione tecnica e, a partire da ciò, valutare una possibile soluzione negoziale;
da parte delle RSU di Ibm Italia sono stati annunciate azioni di mobilitazione, assemblee, scioperi e manifestazioni in vista dei prossimi incontri nel mese di marzo –:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza della situazione economica ed occupazionale di Ibm Italia (che prevede riduzioni di personale anche in presenza di redditività decisamente positiva) e dei livelli di commesse pubbliche affidate da Ibm e alle sue controllate;
quali iniziative urgenti intendano intraprendere per salvaguardare i livelli occupazionali e le professionalità sia nel ramo italiano interessato dalla procedura, che negli altri settori dell'azienda, al fine di evitare che tale riduzione di organici possa protrarsi anche nei prossimi anni;
quali iniziative urgenti i Ministri interrogati intendano assumere per rilanciare complessivamente e con efficacia il settore italiano dell'It (Information technology), che rappresenta oggi un volano irrinunciabile per lo sviluppo, sociale economico e produttivo di un Paese moderno. (5-02216)