• Testo DDL 2529

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Atto a cui si riferisce:
S.2529 Deleghe al Governo per la razionalizzazione, la semplificazione e l'armonizzazione degli obblighi dichiarativi, delle scadenze e dei pagamenti in materia di imposte, tasse, contributi ed oneri previdenziali ed assistenziali


Senato della RepubblicaXVII LEGISLATURA
N. 2529
DISEGNO DI LEGGE
d’iniziativa dei senatori MOSCARDELLI, Mauro MARINO, Gianluca ROSSI, LUCHERINI, MORGONI, ORRÙ, PAGLIARI, SCALIA, ANGIONI, ASTORRE, BERTUZZI, BROGLIA, BUEMI, CALEO, CAPACCHIONE, CARDINALI, CIRINNÀ, COCIANCICH, COLLINA, CUCCA, CUOMO, DALLA ZUANNA, DEL BARBA, DI GIORGI, Stefano ESPOSITO, FABBRI, FASIOLO, FATTORINI, FAVERO, FILIPPIN, GIACOBBE, GRANAIOLA, GUERRIERI PALEOTTI, LAI, LEPRI, MARGIOTTA, MATTESINI, MIRABELLI, PADUA, PEZZOPANE, SAGGESE, SANTINI, SOLLO, SONEGO, SPILABOTTE, SUSTA, VACCIANO, VALDINOSI, VALENTINI, VATTUONE e PUPPATO

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 15 SETTEMBRE 2016

Delega al Governo per la razionalizzazione, la semplificazione
e l'armonizzazione degli obblighi dichiarativi, delle scadenze
e dei pagamenti in materia di imposte, tasse, contributi ed oneri previdenziali ed assistenziali

Onorevoli Senatori. -- Con la riforma tributaria degli anni Settanta si è assistito ad un aumento esponenziale degli obblighi formali a carico del contribuente con un incremento dei costi diretti ed indiretti imposti dalla regolamentazione fiscale alle persone e società.

L'aumento degli adempimenti posti a carico dei contribuenti, sia in termine di dichiarazioni che di pagamenti, oltreché di scadenze ha reso più complesso il rapporto con l'amministrazione finanziaria con conseguenti ricadute negative in termini non solo di gettito fiscale, ma anche sul fronte delle attività produttive, un forte disincentivo allo svolgimento di nuova attività imprenditoriali. Il peso di tali adempimenti, a volte non giustificati da alcun vero beneficio pubblico, costituisce una vera e propria tassa occulta, che sottrae ricchezza a famiglie e, soprattutto, alle imprese. Emblematico al riguardo è il 73º posto dell'Italia nella classifica redatta dalla Banca mondiale per la facilità di fare impresa (Doing Business) su 185 Paesi analizzati, che ci fornisce chiaramente quanto gli adempimenti fiscali incidono sugli animal sprits dei nostri imprenditori.

Il presente disegno di legge, relativamente ai soli obblighi dichiarativi e quelli previsti in tema di scadenze fiscali e di pagamenti in materia di imposte, tasse, contributi ed oneri previdenziali ed assistenziali, si pone l'obiettivo di introdurre una disciplina volta a razionalizzare, semplificare ed armonizzare la normativa attualmente in vigore con lo scopo di ridurre i costi diretti ed indiretti, oltreché di rendere più moderno ed efficiente il nostro sistema tributario. A dimostrazione dell'impellente necessità di un processo di semplificazione, basta pensare che attualmente esistono 888 scadenze in 250 giorni lavorativi dell'anno, cioè una scadenza ogni 2 ore, 16 minuti e 12 secondi.

In particolare, il disegno di legge si compone di tre articoli concernenti alcuni i princìpi generali e le procedure di delega; la revisione della disciplina degli obblighi dichiarativi ed infine la revisione della disciplina delle scadenze e dei pagamenti.

L'articolo 1 reca una delega al Governo ad adottare, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del disegno di legge delega, uno o più decreti legislativi, con l'obiettivo di riordinare, semplificare ed armonizzare gli obblighi dichiarativi e delle scadenze previste in materia di imposte, tasse, contributi ed oneri previdenziali ed assistenziali. Nell'esercizio della delega il Governo deve attenersi, oltre che ai singoli criteri direttivi esplicitati negli articoli 2 e 3, al rispetto dei princìpi costituzionali e a quelli dettati dallo statuto dei diritti del contribuente di cui alla legge 27 luglio 2000, n. 212. Il comma 2 dell’articolo 1 disciplina la procedura per l'emanazione dei decreti legislativi attuativi. In particolare, si prevede che le Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari devono esprimere il loro parere entro trenta giorni dalla data di trasmissione, termine prorogabile su richiesta del Presidente della Commissione. Il comma 3 del medesimo articolo 1 disciplina l'ipotesi in cui il Governo decida di non adeguarsi al parere reso dalle competenti Commissioni parlamentari. Nello specifico, si prevede che il Governo è tenuto a trasmettere nuovamente i testi alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, al fine di consentire alle Commissioni parlamentari competenti di esprimere il loro parere entro trenta giorni. Decorso tale termine i decreti possono essere adottati dal Governo. Infine, il comma 4 prevede la possibilità per il Governo di adottare entro dodici mesi dall'entrata in vigore dei decreti legislativi di cui al comma 1 uno o più decreti recanti disposizioni integrative e correttive.

L'articolo 2 introduce norme volte a semplificare e razionalizzare la disciplina riguardante gli obblighi dichiarativi a carico del contribuente, oltreché migliorarne l'efficacia in termini di gettito fiscale effettivo. Nello specifico, il Governo nell’attuazione della delega deve attenersi ai seguenti criteri:

a) revisionare gli studi di settore introdotti nel nostro ordinamento dall'articolo 62-bis del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, al fine di non consentire più all’Agenzia delle entrate un loro utilizzo in sede di accertamento. A partire dagli anni novanta l'amministrazione finanziaria ha introdotto metodi forfettari e presuntivi di accertamento del reddito allo scopo, tra l'altro, di determinare un reddito imponibile minimo. Questi strumenti poco puntuali nella determinazione presuntiva dei ricavi e compensi in quanto fondati su semplici analisi campionarie non in grado di fotografare la situazione reale dei soggetti passivi d'imposta, sono stati sostituiti con gli studi di settore quale strumento idoneo ad assicurare una maggiore puntualità nella determinazione dei ricavi e compensi.

Attualmente, il legislatore attribuisce agli studi di settore tre funzioni fondamentali: 1) strumento di accertamento induttivo dei ricavi e compensi dei soggetti passivi di imposta; 2) strumento di selezione dei contribuenti da sottoporre a verifica; 3) strumento di analisi gestionale dell'impresa attraverso la verifica dell'efficienza produttiva. Sul versante dell'accertamento, gli studi di settore svolgono la funzione di verificare la congruità dei ricavi dichiarati dai contribuenti attraverso l'utilizzo di parametri contabili e di elementi di natura extracontabile che il soggetto passivo di imposta deve reperire al di fuori delle scritture contabili obbligatorie.

Sebbene gli studi di settore, notevolmente migliorati nel tempo, presentino un elevato grado di attendibilità, tuttavia urge una loro rivisitazione radicale. Serve, infatti, evitare un loro utilizzo in sede di accertamento mantenendo tuttavia il meccanismo premiale degli studi di settore che ha protetto tante imprese da accertamenti fondati su dati rilevati dall’Agenzia delle entrate ed elaborati, al fine di stimare ricavi e redditi, spesso con un limitato grado di scientificità;

b) semplificare attraverso la revisione e conseguente riduzione delle informazioni richieste dalla normativa attuale ai fini della redazione della dichiarazione IVA annuale composta da oltre 500 campi. Come rilevato dal Fondo monetario internazionale nel dicembre 2015 il costo totale per le imprese per la preparazione e l'invio della dichiarazione IVA è pari ad 8,8 miliardi di euro, rappresentando il più alto valore tra i Pesi europei. L'attuale normativa richiede l'indicazione di dati e di informazioni dettagliate su operazioni specifiche non direttamente rilevante ai fini delle calcolo della liquidazione dell'imposta. La modifica proposta è volta a ridurre drasticamente le informazioni e i dati da indicare all'interno della dichiarazione IVA annuale, al fine di semplificare e ridurre gli oneri gravanti sulle imprese, in particolare sulle piccole e medie, tenendo conto inoltre, della proposta di direttiva del Consiglio COM(2013)721 che nel modificare la direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune di imposta sul valore aggiunto, introduce una dichiarazione IVA standard;

c) abolire l'obbligo di cui all'articolo 4 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, a carico dei soggetti indicati nel titolo III del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600. Si tratta dell'obbligo di predisposizione del modello 770 semplificato, attraverso il quale il sostituto d'imposta comunica all'amministrazione finanziaria i dati fiscali relativi alle ritenute operate nel periodo di imposta di riferimento, i relativi versamenti e le eventuali compensazioni effettuate nonché il riepilogo dei crediti. A partire dall'anno d'imposta 2014 i sostituti d'imposta sono tenuti a trasmettere la certificazione unica al fine di comunicare all'Agenzia delle entrate i dati relativi alle certificazione rilasciate ai soggetti cui sono stati corrisposti nel periodo di imposta redditi di lavoro dipendente, equiparati ed assimilati, indennità di fine rapporto, prestazioni in forma di capitale erogate da fondi pensione, redditi di lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi, dati relativi alle somme liquidate a seguito di procedure di pignoramento presso terzi nonché quelli relativi alle ritenute operate ai sensi dell'articolo 25 del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, oltre ai dati relativi all'assistenza fiscale prestata nel periodo di imposta di riferimento per quanto riguarda quello precedente. Pertanto, a seguito dell'introduzione della certificazione unica non appare più giustificato mantenere in capo alle imprese, l'adempimento dichiarativo relativo al modello 770 semplificato, in considerazione del fatto che le informazioni che vengono fornite con lo stesso attraverso i cosiddetti prospetti riepilogativi (quadro ST, SV e SX) possono essere facilmente ottenuti dall'amministrazione finanziaria attraverso l'utilizzo delle nuove tecnologie informatiche. La norma propone l'abolizione del modello 770 semplificato e l'introduzione, per i contribuenti datori di lavoro, di strumenti di integrazione dei dati di pagamento delle ritenute operate e versate nelle denuncie mensili all'INPS dei dati retributivi e contributivi, mentre per chi non occupa personale dipendente l'inserimento nel modello F24 di un rigo dove indicare il codice fiscale del percepiente accanto all'importo della ritenuta operato;

d) prevedere una proroga automatica per la presentazione di dichiarazioni e comunicazioni fiscali, nonché per il versamento dei tributi, comunque denominati, al verificarsi di ritardi nell'approvazione e pubblicazione dei modelli e dei software necessari per l'adempimento degli obblighi dichiarativi. La norma proposta da attuazione al principio recato dal comma 2 dell'articolo 3 della legge 27 luglio 2000, n. 212, secondo il quale «in ogni caso, le disposizioni tributarie non possono prevedere adempimenti a carico dei contribuenti la cui scadenza sia fissata anteriormente al sessantesimo giorno dalla data della loro entrata in vigore o dell'adozione dei provvedimenti di attuazione in esse espressamente previsti». Tale principio risulta costantemente vanificato nei casi di ritardo nell'adozione dei necessari provvedimenti di proroga;

e) introdurre la fattispecie della sospensione feriale per quanto concerne gli adempimenti fiscali e contributivi, dal 10 al 20 agosto e dal 24 dicembre al 6 gennaio di ciascun anno d'imposta;

f) riconoscere al contribuente la possibilità di opporsi in sede contenziosa alle maggiori pretese tributarie allegando errori di fatto e di diritto commessi nella dichiarazione e incidentali sull'obbligazione tributaria, indipendentemente dal termine predisposto per la dichiarazione integrativa. L'intervento proposto nel semplificare gli obblighi dichiarativi assicura una tutela giurisdizionale maggiore nei confronti del contribuente nei cui confronti si introduce il principio in forza del quale la determinazione del debito di imposta non può portare, solo perché esiste una dichiarazione, a una situazione che prescinde dalla reale situazione di fatto espressione dell'effettiva capacità contributiva come richiesto dall'articolo 53 della Costituzione. La modifica è conforme al consolidato orientamento della Suprema Corte, da ultima sentenza n. 3286 del 2016, che esclude la natura confessoria della dichiarazione riconoscendo alla stessa il valore di mera esternazione di scienza e di giudizio, modificabile in ragione dell'acquisizione di nuovi elementi di conoscenza e di valutazione. Pertanto, con la modifica proposta la dichiarazione non vincola il contribuente in modo definitivo consentendo allo stesso di sottoporre al giudice sia l'erroneità della dichiarazione sia gli errori contenuti nella dichiarazione;

g) uniformare i termini di presentazione delle dichiarazioni dei redditi integrative disciplinati dall'articolo 2 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322. La citata normativa disciplina in modo differente i termini per la presentazione delle dichiarazioni integrative, prevedendo al comma 8 che il contribuente possa presentare la stessa entro quattro anni dal termine di scadenza, laddove il successivo comma 8-bis consente, invece, l'integrazione a favore del contribuente entro il minor termine di un anno. Tale differenzazione dei termini è foriero di conseguenze negative nei confronti del contribuente, tra cui il trattamento differente del maggior credito emergente dalla dichiarazione integrativa che può essere utilizzato dal soggetto passivo di imposta solo nel caso di intervento entro l'anno. La modifica proposta è volta ad uniformare i termini di presentazione delle dichiarazioni integrative al 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di scadenza ed a consentire la compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, del credito emergente in caso di dichiarazione presentata oltre l'anno;

h) semplificare l'elevato numero di adempimenti posti a carico del contribuente dalla legislazione vigente, attraverso un intervento di razionalizzazione ispirato ad una logica di risultato ovvero una revisione del sistema in cui vengano eliminati tutti quegli adempimenti non necessari ai fini dell'efficienza e delle effettività del controllo. In particolare, la revisione dovrà riguardare l'eliminazione di tutti gli obblighi resi superflui oppure obsoleti dalle nuove tecnologie esistenti o dall'accesso diretto dell'amministrazione finanziaria ai dati e alle informazioni già disponibili.

L'articolo 3, introduce norme volte ad agevolare l'adempimento fiscale da parte del contribuente, oltreché migliorare il grado di riscossione del sistema tributario nel suo complesso. In particolare viene delegato il Governo ad adottare i decreti legislativi attenendosi ai seguenti criteri direttivi:

a) posticipare rispetto al temine del 16 giugno, come previsto dalla normativa attuale, le scadenze ordinarie di pagamento delle imposte e tasse di natura erariale al fine di consentire un più sereno adempimento dell'obbligo fiscale. È bene ricordare che il versamento da parte del contribuente rappresenta l'ultima di una serie di attività da esso poste in essere, in primis, le dichiarazione fiscali. La disponibilità di tutti gli elementi necessari per la corretta determinazione dell'imposta, in particolar modo, del software GERICO e l'emanazione del provvedimento di definizione dei requisiti di accesso al meccanismo premiale degli studi di settore, annualmente determinano la necessità di prorogare il termine ordinario previsto, proroga che appare scarsamente efficace quando concessa a ridosso della scadenza prevista. La norma propone di modificare il termine ordinario posticipandolo rispetto a quanto previsto dall'attuale normativa.

La norma propone di introdurre una nuova forma di rateizzazione delle imposte a titolo di saldo e di acconto che abbia come orizzonte temporale massimo il periodo intercorrente tra il termine previsto per il pagamento del saldo del periodo di imposta ed il mese precedente a quello del pagamento a soldo relativo al successivo periodo d'imposta;

b) introdurre per i contribuenti che dichiarano il debito tributario ma non effettuano il versamento nei termini ordinari, la possibilità di regolarizzare la propria posizione, prima del ricevimento dell'avviso bonario, attraverso la richiesta di apposita rateizzazione all'Agenzia dell'entrata. La concessione della relativa rateizzazione da parte dell'amministrazione finanziaria dovrà essere soggetta agli stessi criteri previsti per gli avvisi bonari ad eccezione della misura prevista per le sanzioni che non possono essere maggiori al 50 per cento rispetto a quanto stabilito dalla normativa vigente. Il contribuente per accedere alla rateizzazione dovrà dimostrare un’evidente capacità di estinguere il debito ed in caso di decadenza della rateizzazione si procederà con l'iscrizione a ruolo della somma versata;

c) prevedere una riforma della disciplina degli acconti di imposta al fine di mitigarne gli effetti sull'attività produttive di nuova costituzione senza ricadute in termini di gettito. L'articolo 1 della legge 23 marzo 1977, n. 97, ha introdotto nel nostro sistema tributario l'istituto relativo al versamento di imposta a titolo di acconto. Tale disciplina è stata modificata più volte, sia in merito alla misura degli acconti sia per quanto riguarda le modalità di versamento, fissando attualmente per gli acconti una misura superiore al 100 per cento dell'imposta dovuta. Questo regime per le attività produttive di nuova costituzione genera nel primo anno di vita un aggravio particolarmente oneroso, in quanto l'impresa si trova a dover raddoppiare in un solo anno l'imposta pagata con conseguenze negative sul fronte della liquidità. La proposta prevede la modifica della disciplina tale da introdurre una gradualità, per le imprese di nuova costituzione, per il raggiungimento delle percentuali attualmente previste;

d) introdurre con riferimento a ruoli scaduti il divieto di compensazione limitatamente alla parte di credito che risulta necessario a coprire il debito scaduto, rendendo disponibile la parte eccedente;

e) introdurre in via definitiva il principio in base al quale il contribuente decaduto dalla rateizzazione concessa dal concessionario nazionale del servizio pubblico della riscossione, possa essere riammesso al beneficio attraverso un nuovo piano di dilazione, a condizione che le rate scadute del precedente piano siano integralmente saldate dallo stesso;

f) prevedere la possibilità di utilizzare i sostituti di imposta di cui all'articolo 4, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica del 22 luglio 1998, n. 322, anche ai fini del pagamento dei tributi e delle altre entrate di competenza comunale.

L'articolo 4, infine, stabilisce che dall'attuazione delle suddette deleghe non debbano derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, né un aumento della pressione fiscale complessiva a carico dei contribuenti. La quantificazione degli oneri è effettuata al momento dell'adozione dei singoli decreti legislativi e qualora eventuali nuovi o maggiori oneri derivanti da un decreto legislativo non trovino compensazione nell'ambito del medesimo decreto, il decreto potrà essere emanato solo successivamente alla data di entrata in vigore di un provvedimento legislativo che stanzi le occorrenti risorse finanziarie.

DISEGNO DI LEGGE

Art. 1.

(Delega al Governo e procedura)

1. Il Governo è delegato ad adottare, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi recanti il riordino, la semplificazione e l'armonizzare degli obblighi dichiarativi e delle scadenze previste in materia di imposte, tasse, contributi ed oneri previdenziali ed assistenziali. I decreti legislativi sono adottati nel rispetto dei princìpi costituzionali e di quelli di cui alla legge 27 luglio 2000, n. 212, recante disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente, attenendosi ai princìpi e criteri direttivi di cui agli articoli 2 e 3.

2. Il decreto o i decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Gli schemi dei decreti legislativi, corredati di relazione tecnica, sono successivamente trasmessi alle Camere ai fini dell'espressione dei pareri da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari, che sono resi entro il termine di trenta giorni dalla data di trasmissione. Le Commissioni possono richiedere al Presidente della rispettiva Camera di prorogare di trenta giorni il termine per l'espressione del parere, qualora ciò si renda necessario per la complessità della materia. Qualora la proroga sia concessa, i termini per l'adozione dei decreti legislativi sono prorogati di trenta giorni. Decorso il termine previsto per l'espressione dei pareri, o quello eventualmente prorogato, il decreto può essere comunque adottato. Il Governo, qualora non intenda conformarsi ai pareri parlamentari, trasmette nuovamente il testo alle Camere con le sue osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate dei necessari elementi integrativi di informazione e motivazione, perché su di esso sia espresso il parere delle componenti Commissioni parlamentari entro trenta giorni dalla data della nuova trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono comunque essere adottati in via definitiva.

3. Le relazioni tecniche allegate agli schemi di decreto legislativo, di cui al comma 2 indicano l'impatto delle misure sul gettito delle finanze pubbliche, gli eventuali effetti distributivi sui contribuenti e le implicazioni in termini di finanza locale.

4. Entro un anno dalla data di entrata in vigore dei decreti legislativi di cui al comma 1, il Governo può adottare, nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi di cui agli articoli 2 e 3 e con la procedura di cui al comma 2 del presente articolo, uno o più decreti legislativi recanti disposizioni integrative e correttive.

5. Le disposizioni dei decreti legislativi emanati in attuazione della presente legge si applicano nei confronti delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano, nel rispetto dei loro statuti e delle relative norme di attuazione, e secondo quanto previsto dall'articolo 27 della legge 5 maggio 2009, n. 42, e successive modificazioni.

Art. 2.

(Revisione della disciplina degli obblighi dichiarativi)

1. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1, con riferimento alla revisione della disciplina degli obblighi dichiarativi a carico del contribuente, il Governo si attiene ai seguenti princìpi e criteri direttivi:

a) eliminare gli studi di settore come strumento di accertamento e loro sostituzione con un indicatore sintetico di compliance al quale collegare elementi di premialità;

b) ridurre e razionalizzare le informazioni richieste nella dichiarazione IVA annuale secondo il contenuto minimo previsto dalla direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006;

c) prevedere, alla luce delle innovazioni tecnologiche e del progressivo passaggio dei dati dalla carta alla telematica, l'integrazione dei dati di pagamento nelle denunce telematiche mensili agli istituti previdenziali e l'indicazione negli strumenti di cui all'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, del codice fiscale del percipiente al fine di giungere all'abolizione dell'obbligo di cui all'articolo 4 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, per i soggetti indicati nel titolo III del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, ed obbligati ad operare ritenute alla fonte, nonché per gli intermediari e gli altri soggetti che intervengono in operazioni fiscalmente rilevanti tenuti alla comunicazioni di dati ai sensi di specifiche disposizioni normative;

d) prevedere un termine minimo per la presentazione di dichiarazioni e comunicazioni, nonché per l'effettuazione dei versamenti relativi a tributi, comunque denominati, decorrente dalla approvazione e pubblicazione dei modelli e dei software necessari per l'adempimento dei rispettivi obblighi dichiarativi e comunicativi, nonché la proroga automatica in presenza di ritardi da parte dell'amministrazione fiscale competente;

e) introdurre il principio della sospensione feriale dal 10 al 20 agosto e dal 24 dicembre al 6 gennaio dei termini amministrativi per gli adempimenti di carattere tributario a carico del contribuente per la definizione degli avvisi bonari e per le risposte di richieste da parte degli organi di controllo;

f) prevedere l'emendabilità, in via generale, di qualsiasi errore, anche formale, contenuto nelle dichiarazioni fiscali presentate dal contribuente alla amministrazione finanziaria, nonché la possibilità di opporsi in sede contenziosa alle maggiori pretese tributarie previa dimostrazione di errori anche formali commessi nella dichiarazione ed incidentali sull'obbligazione tributaria, indipendentemente dal termine previsto per la dichiarazione integrativa;

g) uniformare i termini di presentazione delle dichiarazioni dei redditi integrative al 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione consentendo la compensazione, ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, dell'eventuale maggior credito spettante;

h) semplificare il numero degli adempimenti posti a carico dei contribuenti eliminando tutti quelli non necessari ai fini dell'efficienza e dell'effettività dell'azione di controllo dell'amministrazione finanziaria in quanto resi superflui oppure obsoleti dalle nuove tecnologie o dall'accesso diretto, da parte della stessa amministrazione, a dati ed informazioni.

Art. 3.

(Revisione della disciplina dei pagamenti)

1. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 1, con riferimento alla revisione della disciplina relativa al pagamento delle imposte, tasse, contributi ed oneri previdenziali il, Governo si attiene ai seguenti princìpi e criteri direttivi:

a) riformulare i termini ordinari di versamento delle imposte e tasse di natura erariale, posticipandoli rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente ed introducendo una nuova modalità di rateizzazione del pagamento delle imposte a titolo di saldo e di acconto con riferimento ad un periodo massimo intercorrente fra il termine del pagamento a saldo ed il mese precedente a quello del pagamento a saldo relativo al successivo periodo d'imposta;

b) prevedere per i contribuenti che non hanno estinto il debito di natura erariale nei termini ordinari e dimostrano un’evidente capacità di estinguere quanto dovuto anche attraverso la cessione, totale o parziale, di crediti di natura commerciale, la possibilità di presentare istanza di rateizzazione all'Agenzia delle entrate applicando gli stessi criteri previsti per gli avvisi bonari ad eccezione della misura prevista per le sanzioni che non possono essere maggiori al 50 per cento di quanto statuito con riferimento agli stessi. In caso di decadenza la somma non versata deve essere iscritta a ruolo con l'applicazione delle sanzioni previste;

c) prevedere per le attività produttive di nuova costituzione, indipendentemente dalla forma giuridica prescelta e dal regime fiscale adottato, una disciplina dei versamenti a titolo di acconti dell'imposta dovuta, tale da introdurre una gradualità temporale, non superiore a cinque anni, per il raggiungimento delle percentuali previste dalla legislazione vigente;

d) introdurre con riferimento al blocco delle compensazioni previsto in presenza di ruoli scaduti, il principio secondo il quale il divieto di compensazione possa operare unicamente con riferimento alla parte di credito che risulta essere necessario a coprire il debito scaduto, rendendo disponibile la parte eccedente;

e) consentire a tutti i soggetti decaduti da una rateizzazione concessa dal concessionario nazionale del servizio pubblico della riscossione, indipendentemente dalla data di concessione, la possibilità di ottenere un nuovo piano di dilazione, a condizione che le rate scadute del precedente piano siano saldate;

f) prevedere la possibilità per gli enti territoriali locali di promuovere, previa intesa con l'Agenzia delle entrate, la stipula di apposite convezioni con i soggetti di cui all'articolo 4, comma 1, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica del 22 luglio 1998, n. 322, al fine di regolare, con riferimento ai tributi e alle altre entrate di competenza comunale, la loro funzione di sostituti di imposta.

Art. 4.

(Disposizioni finanziarie)

1. Dall'attuazione della delega di cui all'articolo 1 non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, né un aumento della pressione fiscale complessiva a carico dei contribuenti. In attuazione di quanto stabilito dall'articolo 17, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, la quantificazione degli eventuali oneri è effettuata al momento dell'adozione dei singoli decreti legislativi. Qualora eventuali nuovi o maggiori oneri derivanti da un decreto legislativo non trovino compensazione nell'ambito del medesimo decreto, il decreto è emanato solo successivamente alla data di entrata in vigore di un provvedimento legislativo che stanzi le occorrenti risorse finanziarie.