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Atto a cui si riferisce:
S.4/00513 AMATI, CIRINNA', GRANAIOLA, VALENTINI - Ai Ministri della salute e delle politiche agricole, alimentari e forestali - Premesso che: il paragrafo 3 del capitolo I dell'allegato I della...



Atto Senato

Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 018
all'Interrogazione 4-00513

Risposta. - In merito all'applicazione, negli allevamenti italiani di suini da riproduzione, dei criteri strutturali degli allevamenti suinicoli previsti dalla direttiva del Consiglio 2008/120/CE, si segnala che il Ministero ha richiesto ai servizi veterinari regionali, in due occasioni, di far svolgere ai veterinari ufficiali delle aziende sanitarie locali una ricognizione direttamente negli allevamenti, per rilevare la situazione effettiva delle singole strutture proprio rispetto ai criteri di benessere sanciti dalla direttiva.

Si è trattato, in particolare, di verificare l'adeguamento degli allevamenti di suini da riproduzione al principio del "group housing", cioè dell'allevamento in gruppo delle scrofe e non più in gabbia (ad eccezione del periodo corrispondente ad una parte della gestazione e al parto), anche perché la Commissione europea, di concerto con gli Stati membri, ha inteso procedere solo su questo aspetto rispetto a tutti gli altri parametri di benessere contenuti nella direttiva.

Tali ricognizioni, che hanno interessato l'intero territorio nazionale, sono state realizzate sia per acquisire informazioni sulla situazione a livello nazionale antecedente all'entrata in vigore della direttiva, sia per soddisfare le richieste della Commissione, che ha utilizzato i dati per le sue valutazioni sulle eventuali procedure di infrazione da attivare a carico degli Stati membri.

Il primo giro ispettivo ha permesso di raccogliere i dati fino al 30 giugno 2011 e l'analisi dei medesimi ha mostrato i seguenti risultati: il 56,89 per cento degli allevamenti con 10-99 scrofe rispettava i criteri della direttiva 2008/120/CE per quanto attiene al group housing; il 49,22 per cento degli allevamenti con 100-249 scrofe rispettava i criteri della direttiva 2008/120/CE per quanto attiene al group housing; il 41,08 per cento degli allevamenti con 250-749 scrofe rispetta i criteri; il 41,86 per cento degli allevamenti con 750 e più scrofe rispettava i criteri; globalmente il livello di "compliance" alla direttiva per il group housing degli allevamenti da riproduzione di suini, in Italia, corrispondeva fino al 30 giugno 2011 al 51,51 i criteri.

Il secondo giro ispettivo ha raccolto i dati fino al 31 agosto 2012 e l'analisi degli stessi ha prodotto i seguenti risultati: il numero di aziende nella classe 10-99 scrofe è aumentato di 231 unità e il grado di compliance è passato dal 56,89 per cento al 79,46. Questo dato è risultato in netta controtendenza con quanto registrato negli altri Stati membri della UE dove, in questa classe di numerosità degli allevamenti (10-99 scrofe), si è registrata la minore percentuale di allineamento ai criteri della direttiva; il numero di aziende nella classe 100-249 scrofe è diminuito di 14 unità e il grado di compliance è passato dal 49,22 per cento al 52,10; il numero di aziende nella classe 250-749 scrofe è diminuito di 45 unità e il grado di compliance è passato dal 41,08 per cento al 45,7; il numero di aziende nella classe 750 e più scrofe è diminuito di 44 unità e il grado di compliance è passato dal 41,86 per cento al 47,95; globalmente il livello è incrementato dal 51,51 per cento al 68,51; i dati di stima, richiesti espressamente dalla Commissione UE su quella che avrebbe potuto essere la situazione del group housing in Italia alla fine dell'anno 2012 hanno mostrato che il livello di compliance sarebbe risultato pari al 91,56 per cento.

Sulla base di queste rilevazioni, il 23 novembre 2012, in risposta alla prima richiesta di informazioni della Commissione europea, il Ministero ha richiesto alla Commissione di non attivare nei confronti dell'Italia una procedura di infrazione per mancata attuazione della direttiva 2008/120/CE inerente alle norme minime sulla protezione dei suini.

Tale richiesta è stata accolta dalla Commissione anche se, ad oggi, è aperto un negoziato con la Direzione generale per la salute e la politica dei consumatori della stessa Commissione europea, in forma di scambio di note e di informazioni, in relazione al fatto che la Commissione richiede l'allineamento "rapido" delle sia pur residue strutture ancora non a norma per ciò che concerne il group housing.

FADDA PAOLO Sottosegretario di Stato per la salute

25/10/2013