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Atto a cui si riferisce:
S.4/00902 AMORUSO - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che: esponenti della comunità degli italiani residenti a Spalato, in Croazia, si sono rivolti all'interrogante per segnalare i...



Atto Senato

Risposta scritta pubblicata nel fascicolo n. 019
all'Interrogazione 4-00902

Risposta. - Come si è avuto modo di sottolineare diffusamente in occasione delle audizioni parlamentari tenute sull'argomento, il piano di riorientamento della rete estera è ispirato ad una pluralità di esigenze fondamentali per la funzionalità della Farnesina nell'attuale contesto interno ed internazionale, ma esso non sottende in alcun modo ad una volontà di arretramento sulle politiche di assistenza verso le collettività italiane all'estero, che sono sempre state e continueranno ad essere un impegno basilare della politica estera del Paese.

La ristrutturazione costituisce innanzitutto un obbligo per il Ministero in forza di atti di legge, da ultimo, il decreto-legge n. 95 del 2012 sulla spending review che, nel quadro delle attuali difficoltà congiunturali del nostro Paese, impone una precisa accelerazione alla Farnesina sotto questo profilo.

Alla base del progetto si colloca inoltre lo stato di notevole criticità delle risorse umane di cui il Ministero può disporre. Infatti, ormai da anni le risorse sono fortemente decrescenti ed è dunque imprescindibile un'allocazione sempre più mirata in funzione delle diverse esigenze sulla rete. Una rete che, è bene ricordarlo, è la quarta al mondo in termini di estensione. A seguito delle riduzioni di organico susseguitesi a partire dal 2006, i diplomatici sono passati da 994 a 896 unità (con un calo del 10 per cento), mentre il personale delle aree funzionali è diminuito da 4.118 a 3.180 unità (con un calo del 23 per cento). Per fare solo un breve ma significativo esempio, l'Italia ha un terzo dei diplomatici francesi ed un quarto dei britannici, pur gestendo una rete di estensione complessiva non certo inferiore.

Un altro fattore che spinge fortemente per un rimodellamento della complessiva struttura della rete estera del Ministero è la necessità di liberare risorse da investire nei nuovi mercati emergenti e nei Paesi di nuova priorità. Rientra in tale ambito la decisione di aprire, nel quadro del medesimo processo, un'ambasciata d'Italia in Turkmenistan (Ashgabat) e due sedi consolari, con il rango di consolato generale, in Chonquing (Cina) e Ho Chi Minh City (Vietnam). Tale processo si sintonizza peraltro con quelli in corso presso i principali partner europei dell'Italia, impegnati da tempo ad attualizzare le rispettive reti estere in modo da rafforzarne le componenti extraeuropee. L'obiettivo è di riuscire a dotare il nostro Paese di uno strumento diplomatico che, a risorse vigenti, sia in grado di dare un contributo importante all'essenziale politica della crescita cui il Governo è fortemente impegnato e che presuppone la capacità di assecondare il sistema Paese (in tutte le sue componenti fondamentali: politiche, strategiche, economiche e culturali) nelle esigenze di proiezione verso le nuove aree emergenti e competitive dell'attuale scacchiere internazionale. Nata in contesti storici profondamente diversi dall'attuale, soprattutto con riferimento allo straordinario cammino dell'Unione europea, la nostra rete degli uffici all'estero (specialmente per quanto riguarda gli uffici consolari) non può d'altronde non assoggettarsi a quegli adeguamenti resi necessari anche per il rapido mutare degli scenari geopolitici. Si ha il dovere di operare affinché la rete diplomatico-consolare si porga quale strumento moderno ed efficace al servizio della competitività internazionale e dunque della crescita del Paese. Si è consapevoli dei sacrifici che comporta l'attuazione del piano chiusure, ma altrettanto convinti dei complessivi benefici che tali iniziative di aggiornamento della rete, peraltro destinate a proseguire nei prossimi anni, apporteranno all'azione dì politica estera dell'Italia.

Il Ministero ha individuato le sedi consolari da sopprimere, valutando attentamente una serie di parametri obiettivi, non ultimo quello concernente il volume complessivo dei servizi consolari erogati e il numero dei connazionali residenti. Il consolato di Spalato rilascia ad esempio circa 40 passaporti all'anno ed ha in anagrafe poco più di 1.000 connazionali residenti nella sua circoscrizione. Le associazioni dì italiani sono due. I dati sembrano dunque confermare nitidamente l'opportunità di concentrare il polo consolare italiano in Croazia (oltre che nella cancelleria consolare dell'ambasciata a Zagabria) nel consolato generale a Fiume che ha "numeri" ben più consistenti, ad esempio più di 11.000 connazionali residenti e ben 40 associazioni di italiani. Le descritte esigenze generali alla base della riorganizzazione non permettono di lasciare in piedi strutture consolari di carriera con utenze ed attività limitate, rendendo obbligati processi di accorpamento.

Si ribadisce comunque che la decisione di chiudere il consolato di Spalato, nell'ambito del più ampio processo di riorientamento della rete estera della Farnesina, è dettata esclusivamente da motivazioni amministrativo-funzionali, che in alcun modo possono mettere in dubbio la qualità e l'intensità delle relazioni bilaterali tra Italia e Croazia, nonché la tradizionale politica di attenzione verso le collettività storiche lì residenti, con cui si hanno profondi legami.

Come evidenziato anche in sede di audizione, per quanto concerne i servizi ai nostri connazionali, il Ministero, come avvenuto in precedenti fasi del processo di ristrutturazione della rete, si impegna a prevedere l'attivazione nelle sedi da sopprimere di agili strutture sostitutive che andranno modulate di caso in caso, a seconda della composizione della collettività, dei suo grado di integrazione e della distanza dalla sede principale. Per la sede di Spalato, si ipotizza l'istituzione di un ufficio consolare onorario che, affidato ad una guida autorevole, possa garantire anche un veicolo di continuata interlocuzione con le autorità locali, oltre che di assistenza ai connazionali (si fa riferimento anche ai turisti che si recano in Dalmazia nel periodo estivo). Si provvederà altresì al potenziamento della sede ricevente, come detto il consolato generale a Fiume, sia in termini di risorse umane che di tecnologia informatica, proprio per continuare a garantire i servizi alle nostre comunità. A tale ultimo proposito, giova segnalare che la piattaforma per i servizi consolari on line (SECOLI), già operativa in Belgio con buoni risultati, sarà estesa progressivamente alla rete in aderenza al percorso di riorientamento. Si conta di renderla disponibile nei Paesi toccati da tale percorso, tra cui le sedi croate, entro il primo semestre del 2014. Essa consentirà la fruizione di numerosi servizi consolari senza la necessaria presenza fisica del connazionale.

DASSU' MARTA Vice ministro degli affari esteri

04/11/2013