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Atto a cui si riferisce:
C.1/01502    premesso che:     il citomegalovirus (CMV) è un virus che appartiene alla famiglia dell’herpes labiale e genitale, della varicella, della mononucleosi infettiva. È...



Atto Camera

Mozione 1-01502presentato daNICCHI Marisatesto diMartedì 7 febbraio 2017, seduta n. 737

   La Camera,
   premesso che:
    il citomegalovirus (CMV) è un virus che appartiene alla famiglia dell’herpes labiale e genitale, della varicella, della mononucleosi infettiva. È molto comune e, se contratto, rimane latente all'interno dell'organismo per tutta la vita, con la possibilità di riattivarsi in caso di indebolimento del sistema immunitario;
    se è vero che, nella stragrande maggioranza dei casi, l'infezione da citomegalovirus avviene in assenza di sintomi e il paziente guarisce grazie alle difese immunitarie, detta infezione, soprattutto nelle persone immunodepresse, può portare a gravi complicanze;
    uno dei problemi è che gran parte delle infezioni da citomegalovirus non viene diagnosticata subito perché la persona infetta di solito presenta sintomi di lieve entità – sintomi peraltro simili a quelli di altre patologie – oppure appare perfettamente sano. Il contagio, quindi, può passare inosservato;
    ad oggi, non esiste un vaccino per la prevenzione di questo virus, e il modo migliore per ridurre il rischio di contagio rimane sicuramente la prevenzione, anche attraverso un'attenta igiene personale, soprattutto per le categorie di persone più vulnerabili alla malattia (donne in gravidanza, individui immunodepressi, bambini piccoli o appena nati);
    il contagio può avvenire per contatto persona-persona, per trasfusioni e trapianti di organi infetti, per trasmissione madre-feto, durante la gravidanza o madre-figlio durante l'allattamento;
    peraltro, un'infezione contratta durante la gravidanza e trasmessa al feto (cosiddetto citomegalovirus primario) può comportare per il bambino danni permanenti anche seri. Danni che possono riguardare il sistema nervoso centrale, oppure provocare ritardi mentali, sordità congenita, patologie della retina che portano anche alla cecità, fino a disturbi più o meno seri dell'apparato gastroenterico;
    nel nostro Paese manca un programma di screening gratuito e ben coordinato, né prima della gravidanza, né nei nove mesi di gestazione e neanche dopo la nascita;
    peraltro, uno studio scientifico tutto italiano, pubblicato nell'agosto 2015 su EBioMedicine, ha dimostrato come una donna incinta ben informata sulle norme igieniche da seguire è in grado di evitare l'infezione durante la gravidanza e quindi di non infettare il suo bambino. Mentre infatti nel gruppo di controllo di donne non informate, 9 donne su 100 hanno contratto l'infezione da citomegalovirus, solo 1 su 100 ha contratto l'infezione nel gruppo che aveva ricevuto adeguate informazioni;
    si rammenta che, ogni anno, si osservano circa 13 mila infezioni primarie da citomegalovirus nelle donne in gravidanza; 5 mila sono i bambini che nascono in Italia, con un'infezione congenita, e di questi circa 800 subiscono delle disabilità permanenti;
    riguardo a possibili interventi terapeutici da considerare durante la gravidanza, l'Osservatorio malattie rare, ricorda come diversi studi hanno dimostrato i benefici delle immunoglobuline specifiche per il citomegalovirus (CMV-IVIG) nella prevenzione del CMV congenito. «Otto Paesi europei e Israele sottopongono di routine le donne in gravidanza a test per il citomegalovirus e questo ha portato a grandi sviluppi nella gestione del medesimo CMV. Uno studio inoltre suggerisce che lo screening universale sia la soluzione migliore anche da un punto di vista economico». Le CMV-IVIG sono costose, tuttavia, è stato dimostrato che, grazie alla diminuzione delle conseguenze nei neonati, con esse si ha una soluzione conveniente anche da un punto di vista economico;
    uno dei problemi aperti, è che non si conoscono trattamenti prenatali efficaci e sicuri per prevenire la trasmissione madre-feto dell'infezione, né per ridurre le conseguenze di un'infezione congenita;
    per la donna gravida che acquisisca l'infezione mancano farmaci specifici utilizzabili in epoca prenatale in grado di ridurre il rischio di trasmissione o di curare il feto in utero;
    il costo sanitario e sociale dell'infezione congenita da citomegalovirus è enorme. Si stima che, in Paesi come la Germania e l'Italia, i costi diretti di una infezione congenita da citomegalovirus superino i 60.000-100.000 euro, mentre le conseguenze per le famiglie colpite sono enormi;
    un ruolo fondamentale per la prevenzione e l'informazione, deve essere svolto prioritariamente dai medici di famiglia e dai ginecologi nei confronti delle gestanti,

impegna il Governo:

1) a intraprendere tutte le iniziative più idonee e a stanziare opportune risorse, per favorire la ricerca medica e farmacologica per l'individuazione di uno specifico vaccino contro il citomegalovirus, nonché per lo studio del citomegalovirus anche al fine di consentire una diagnosi precoce, con particolare riferimento alle donne in età fertile;
2) ad assumere iniziative per prevedere lo screening gratuito per le donne in gravidanza e in età fertile al fine di prevenire la trasmissione e contrastare il virus;
3) a predispone efficaci campagne informative e di sensibilizzazione sulla conoscenza del virus e per ridurre i rischi di infezione e di trasmissione del citomegalovirus, con particolare riferimento alle donne in gravidanza e in età fertile, e alle categorie di persone più vulnerabili alla malattia;
4) ad assumere iniziative di competenza per implementare i programmi di formazione dei medici e in particolare dei medici di base e dei ginecologi.
(1-01502) «Nicchi, Gregori, Scotto, Airaudo, Franco Bordo, Costantino, D'Attorre, Duranti, Daniele Farina, Fassina, Fava, Ferrara, Folino, Fratoianni, Carlo Galli, Giancarlo Giordano, Kronbichler, Marcon, Martelli, Melilla, Paglia, Palazzotto, Pannarale, Pellegrino, Piras, Placido, Quaranta, Ricciatti, Sannicandro, Zaratti».