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Atto a cui si riferisce:
C.4/02190 l'ambasciata d'Italia di Tunisi in data 12 aprile 2011, dopo avere proceduto ad alcune contestazioni formali, ha emanato un provvedimento di licenziamento senza preavviso a carico di Amor...



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Martedì 17 dicembre 2013
nell'allegato B della seduta n. 139
4-02190
presentata da
FEDI Marco

Risposta. — Il signor Amor Khediri, impiegato a contratto con mansioni esecutive, in servizio presso l'ambasciata d'Italia a Tunisi fino al 12 aprile 2011, è stato oggetto di un provvedimento di licenziamento senza preavviso per «commissione in genere di atti o fatti dolosi di gravità tale da non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto di lavoro». Il procedimento disciplinare ha permesso di accertare che il signor Khediri, traendo vantaggio dal proprio ruolo di addetto all'ufficio visti, ha favorito la concessione del visto a cinque cittadini tunisini nonostante la documentazione dagli stessi presentata fosse palesemente falsa. Il signor Khediri, dichiarando di conoscere personalmente i cinque richiedenti visto, si è spontaneamente fatto carico di una responsabilità aggiuntiva con il preciso intento di fuorviare il giudizio dei propri superiori gerarchici e facilitare la concessione del visto.
La condotta dolosa dell'ex dipendente ha trovato ulteriore conferma dallo scambio di informazioni intervenute tra la nostra ambasciata a Tunisi e il Ministero dell'interno tunisino, in esito alle quali è risultato che il signor Khediri ha falsificato il passaporto di una delle cinque persone oggetto di contestazione, per dimostrare un rientro in Tunisia in realtà mai avvenuto.
In merito al ricorso alla giurisdizione da applicare, va ricordato che l'articolo 154 del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967 stabilisce la competenza del foro locale a dirimere eventuali controversie sul rapporto di impiego. Il signor Khediri si è rivolto alla magistratura italiana dopo aver ritirato il ricorso inizialmente depositato presso il foro locale. Il tribunale di Roma con sentenza del 17 settembre 2013, ha rigettato il ricorso presentato dal signor Khediri rilevando come le circostanze risultassero di gravità tale da incidere fortemente sul rapporto fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore, anche in relazione alla delicatezza della funzione svolta dal signor Khediri. Da ciò è derivato il giudizio di «assoluta adeguatezza del licenziamento irrogato».
Il licenziamento senza preavviso, erogato al termine di una procedura in cui il dipendente ha potuto esporre le sue ragioni a difesa, è stato un atto necessario e doveroso nei confronti di un dipendente colpevole di accertate violazioni (e non di «presunte irregolarità»), suscettibili di mettere a repentaglio la sicurezza del Paese. Il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina rientra tra i comportamenti intollerabili, rispetto ai quali si è proceduto sempre con grande rigore, nei confronti di personale di ogni categoria.
Anche il funzionario responsabile dell'ambasciata d'Italia a Tunisi ha subìto un procedimento disciplinare per negligenza nell'esame delle pratiche di visto, negligenza peraltro favorita anche dall'influenza esercitata dolosamente dal signor Khediri. La sanzione applicata (censura) appare quindi un provvedimento corretto e proporzionale al comportamento riscontrato, ben diverso da quanto contestato al signor Khediri.
In conclusione, sulle domande poste dagli interroganti:
1. I fatti così ricostruiti ed inquadrati nella loro gravità dimostrano la correttezza del comportamento dell'amministrazione degli affari esteri, giunta al termine di un procedimento in cui tutti i fatti sono stati attentamente valutati, comprese le giustificazioni dell'impiegato. Il procedimento assunto è stato confermato anche dal giudice italiano. Non si ritiene inoltre che nel caso in questione vi sia un problema di attribuzione di funzioni o di deleghe di funzioni consolari, in quanto il signor Khediri è stato sanzionato per aver commesso dimostrati gravi fatti, abusando della sua posizione all'interno dell'ufficio visti;
2. Circa le «fragilità del quadro giuridico» evidenziate dagli interroganti, che richiederebbero interventi urgenti di modifica dell'attuale normativa relativa al personale a contratto. Il titolo VI del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967 fornisce un quadro giuridico chiaro indicando che «i contratti sono disciplinati dalla legge locale» e che la competenza a risolvere eventuali controversie di lavoro spetta al giudice locale. Ciò non toglie che il signor Khediri abbia preferito rinunciare alla giurisdizione locale per adire il giudice italiano, che si è dichiarato competente a discutere del suo ricorso;
3. In conclusione, a giudizio della Farnesina, l'attuale normativa risponde senza particolari problemi alla necessità di inquadrare i rapporti di lavoro nella legislazione locale, garantendo sia i diritti del lavoratore che le esigenze di servizio delle sedi diplomatiche e consolari all'estero.
Il Viceministro degli affari esteri: Marta Dassù.