• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.7/01183    premesso che:     il diritto alla mensa, seppur non direttamente citato dal diritto internazionale e, in particolare, dalla Convenzione dell'Onu sui diritti dell'infanzia e...



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-01183presentato daCAROCCI Maratesto diGiovedì 9 febbraio 2017, seduta n. 739

   La VII Commissione,
   premesso che:
    il diritto alla mensa, seppur non direttamente citato dal diritto internazionale e, in particolare, dalla Convenzione dell'Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, è da considerare strettamente connesso al diritto alla salute e all'accesso all'istruzione;
    la mensa è un momento educativo, in cui attraverso il cibo si trasmettono importanti valori tra cui l'integrazione, la socializzazione, la prevenzione e l'educazione alimentare. È il momento in cui tutti i bambini devono insieme, nessuno escluso, poter accedere ad un pasto sano, caldo e di qualità;
    il momento del pasto fa parte, infatti, del progetto educativo ed è per questo inserito nel POF e – indipendentemente dalle risorse della famiglia – deve essere garantito a tutti i bambini;
    l'attuale normativa, che qualifica la mensa come un servizio pubblico a domanda individuale, utilizzato a richiesta dell'utente, porta ogni amministrazione comunale a decidere se e come organizzare il servizio con piena discrezionalità gestionale;
    la recente sentenza della Corte di appello di Torino, che ha riconosciuto il diritto di 58 ricorrenti di scegliere per il proprio figlio tra la refezione scolastica e il pasto preparato a casa, da consumare presso la scuola nell'orario destinato alla refezione, costringe ad avviare una riflessione complessiva sul servizio di ristorazione;
    con successive ordinanze, tale diritto è stato riconosciuto applicabile anche ad altre famiglie che non hanno preso parte al processo, ma ugualmente interessate a rinunciare al servizio mensa e a portare il cosiddetto «panino a scuola»;
    immaginare dunque l'auto-esclusione dal servizio per le famiglie è per i presentatori del presente atto una sconfitta educativa importante;
    rispetto all'esito della sentenza, sono state sollevate forti perplessità anche dal settore sanitario: un recente sondaggio della Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (SItl) mostra come più della metà degli operatori sanitari intervistati veda nell'introduzione del pasto da casa delle problematiche di ordine igienico-sanitarie oltre che nutrizionali ed educative. Secondo il Presidente della SItI «la mensa scolastica sostituita con il pasto portato da casa sconfessa linee guida internazionali e documenti ministeriali introducendo seri rischi di natura igienico-sanitaria ma soprattutto nutrizionale rispetto al fenomeno della malnutrizione, del sovrappeso e dell'obesità infantile che è uno dei maggiori problemi sanitari del nostro Paese»;
    dietro la volontà delle famiglie a far riconoscere la propria libertà di scelta, emerge soprattutto la difficoltà economica a sostenere le rette molto onerose;
   Save the Children, da più di tre anni denuncia, attraverso il rapporto «(Non) Tutti a Mensa», le disparità di accesso al servizio mensa nelle scuole primarie e la mancanza di equità; il quadro che emerge dal monitoraggio di 45 comuni con più di 100.000 abitanti, pubblicato lo scorso anno, mostra una possibile correlazione tra dispersione scolastica, tempo pieno a scuola e presenza del servizio di ristorazione scolastica. Secondo gli ultimi dati diffusi dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca sul numero di bambini che non usufruiscono del servizio mensa in Italia, rimangono senza servizio percentuali altissime di alunni in Sicilia (80 per cento), Puglia (73 per cento), Molise (70 per cento), Campania (65 per cento) e Calabria (63 per cento). Il mancato accesso al servizio mensa, superiore al 50 per cento degli alunni in ben 8 regioni italiane, è allarmante: 1 bambino su 2 in queste regioni non ha la possibilità di usufruire del servizio mensa e dunque dell'opportunità che esso richiama in termini non solo nutrizionali, ma anche educativi. L'Italia, infatti, registra una media del 68 per cento delle classi senza tempo pieno, con percentuali superiori all'80 per cento nelle regioni del Sud come Sicilia e Molise (92 per cento), Campania (89 per cento), e Puglia (84 per cento). Campania, Calabria, Puglia e Sicilia sono dunque ai primi posti per la maggiore percentuale di alunni che non usufruiscono del servizio mensa, del tempo pieno e sono le stesse regioni in cui la dispersione scolastica raggiunge i picchi più alti;
    dal suddetto rapporto è emerso, inoltre, che la difficoltà di accesso per le famiglie economica ente meno abbienti è aggravata molto spesso dalla mancata presenza di agevolazioni: 11 comuni su 45 non prevedono un'esenzione specifica garantita per tutti, per reddito, composizione familiare o motivi di carattere sociale. 8 di questi 11 comuni prevedono la possibilità di esenzione solo nei casi di disagio accertato, tramite la segnalazione da parte dei servizi sociali. Le riduzioni tariffarie, invece, sono previste in tutti i comuni, ma i criteri applicati sono disomogenei: 40 comuni su 45 applicano le riduzioni per disagio economico, ponendo ognuno una soglia Isee differente; 35 comuni modulano le tariffe a seconda della composizione familiare; 13 comuni sulla base di disagi sociali o segnalazione dei servizi, mentre 4 comuni riducono la tariffa per i nuclei familiari con disabilità;
    i dirigenti scolastici – in assenza di linee guida – chiedono indicazioni precise affinché siano garantiti i diritti di tutti ma anche l'equità, la salute dei bambini e il principio di solidarietà;
    nelle diverse regioni in cui si presenta il problema si continuano a dare indicazioni diverse e frammentarie, che non possono essere ritenute risolutive e accettate dalle parti in causa;
    appare urgente l'assunzione di responsabilità da parte del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, del Ministero della salute, dall'Anci e delle regioni;
    successivamente alla sentenza della corte di appello di Torino, la Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca pro tempore aveva annunciato un incontro con il presidente dell'Anci e il ministro della salute «(...) per fare delle linee guida che diano una chiara e omogenea indicazione alle scuole e ai servizi comunali (...)». Questi ha anche dichiarato che «la mensa, la condivisione del cibo è un fondamentale momento di interazione (...)»,

impegna il Governo

ad assumere iniziative per quanto di competenza in collaborazione con gli enti locali, volte a emanare apposite linee guida al fine di orientare i dirigenti scolastici, le famiglie ed il personale della scuola nell'ottica di un'efficace gestione della ristorazione scolastica che tenga conto delle diverse esigenze, tutelando il diritto alla ristorazione degli alunni.
(7-01183) «Carocci, Coscia, Sgambato, Malpezzi, Ghizzoni, Iori, Ascani, Rocchi, D'Ottavio, Narduolo, Manzi, Malisani, Dallai, Coccia, Blazina, Ventricelli, Rampi, Pes, Bonaccorsi».