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Atto a cui si riferisce:
S.2/00130 SACCONI, BIANCONI, CHIAVAROLI, MANCUSO - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che: "utero in affitto", "gestazione per conto terzi", "gravidanza su commissione",...



Atto Senato

Interpellanza 2-00130 presentata da MAURIZIO SACCONI
martedì 4 marzo 2014, seduta n.200

SACCONI, BIANCONI, CHIAVAROLI, MANCUSO - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

"utero in affitto", "gestazione per conto terzi", "gravidanza su commissione", "maternità surrogata" sono termini che indicano uno stesso fenomeno, quello di donne, per lo più indigenti e con un basso livello di istruzione, socialmente deboli e poco consapevoli dei propri diritti, che affrontano una gravidanza e un parto su commissione, sapendo che cederanno il neonato alla coppia o alla persona che ha sottoscritto con loro un apposito contratto;

si tratta di una gravissima forma di sfruttamento commerciale del corpo delle donne, che svilisce profondamente il ruolo materno, riducendo le donne a meri "contenitori", e rendendo i bambini sempre di più simili a oggetti reperibili sul mercato;

la maternità in affitto comporta sempre forme di pagamento, anche surrettizie, rubricate cioè come "rimborso spese"; termine indicato per la retribuzione di prestazioni e non sicuramente per la maternità e la gravidanza;

considerato che:

il Parlamento europeo nella risoluzione del 5 aprile 2011 sulle priorità e la definizione di un nuovo quadro politico della UE in materia di lotta alla violenza contro le donne, si è pronunciato contro tale pratica, chiedendo"agli Stati membri di riconoscere il grave problema della surrogazione di maternità, che costituisce uno sfruttamento del corpo e degli organi riproduttivi femminili";

in più si è rilevato che "le donne e i bambini sono soggetti alle medesime forme di sfruttamento e possono essere considerati merci sul mercato internazionale della riproduzione, e che i nuovi regimi riproduttivi, come la surrogazione di maternità, incrementano la tratta di donne e bambini nonché le adozioni illegali transnazionali";

in data 10 marzo 2005 il Parlamento europeo ha inoltre approvato una risoluzione di condanna del commercio degli ovociti umani, confermando la propria posizione contraria allo sfruttamento commerciale della maternità;

la procedura dell'utero in affitto scinde la maternità in tre figure distinte, diversamente definite: una maternità "genetica", che riguarda la donna che cede i propri ovociti; una "gestazionale", per colei che affronta la gravidanza e una "legale", oppure "sociale", o ancora "intenzionale", per chi invece l'ha commissionata e si impegna a crescere il bambino;

una spinta alla diffusione di questa pratica sta arrivando anche dalla moltiplicazione delle forme di riconoscimento pubblico delle unioni omosessuali, dalle quali deriva, talvolta con successivi provvedimenti, l'accesso all'adozione e alle tecniche di procreazione assistita (cioè fecondazione eterologa e utero in affitto) che consentono a coppie dello stesso sesso di avere bambini geneticamente legati a un componente della coppia;

non esistono stime attendibili e complete sul mercato dell'utero in affitto ma Paesi in cui la pratica è più diffusa, come l'India, parlano di un indotto complessivo di 2 miliardi di dollari all'anno, con un migliaio di cliniche non regolamentate ed un costo unitario che nella stessa India va dai 10.000 ai 35.000 dollari a fronte di 80.000-100.000 dollari negli Stati Uniti, disegnando un'evidente selezione classista e spesso anche razzista;

rilevato che:

l'Italia ha da sempre una forte tradizione solidaristica, comune a diversi orientamenti politici e culturali, per cui la donazione di parti del corpo umano è stata sempre sostenuta e tutelata, proibendo qualsiasi forma di commercializzazione di organi, cellule e tessuti. Si tratta di un patrimonio valoriale condiviso che ha prodotto una realtà vitale e diffusa di associazioni di pazienti e donatori nella società civile. Questo approccio legislativo si è mantenuto coerente anche per quanto riguarda i più recenti sviluppi della biomedicina, per i quali si ricorda, ad esempio, la rete di biobanche esclusivamente pubbliche per l'appropriata conservazione di cellule staminali da sangue cordonale, e più in generale il carattere esclusivamente pubblico delle biobanche di cellule e tessuti ad uso clinico;

la legge italiana sanziona la maternità surrogata: in particolare la legge 19 febbraio 2004, n. 40, all'art. 12, comma 6, prevede che chiunque, in qualsiasi forma, realizzi, organizzi o pubblicizzi la commercializzazione di gameti o di embrioni o l'utero in affitto sia punibile con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro;

il diverso trattamento giuridico della pratica dell'utero in affitto nei vari Paesi, insieme alla mancanza di accordi internazionali o bilaterali specifici, è fonte di contenziosi giuridici che aprono sempre più la strada al riconoscimento di tale pratica per via giudiziaria; questo avviene perché difficilmente committenti, madri in affitto, fornitori di gameti, operatori sanitari, e in genere figure coinvolte nella pratica, si trovano tutte nella stessa nazione. Esemplare quanto accaduto recentemente con una sentenza del tribunale di Milano che ha riconosciuto a una coppia di genitori milanesi la genitorialità di un bambino nato da utero in affitto in Ucraina, ma in Italia i casi sono già numerosi,

si chiede di sapere quali iniziative, nel nome di manifeste esigenze umanitarie, coerenti con lo spirito e la lettera della nostra Carta costituzionale, intenda adottare per contrastare nella dimensione interna ed internazionale questa odiosa forma di sfruttamento del corpo di donne povere indotte dallo stato di indigenza ad accettare di portare avanti una gravidanza per conto terzi, sapendo di dover consegnare il figlio ai committenti dopo il parto.

(2-00130)