• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/02265 l'articolo 3 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, ha introdotto, dal 2011, il regime opzionale di tassazione sostitutiva dei redditi fondiari derivanti dai contratti di locazione di...



Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-02265presentato daCAUSI Marcotesto diMartedì 4 marzo 2014, seduta n. 182

CAUSI e MARCHI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze. – per sapere – premesso che:
l'articolo 3 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23, ha introdotto, dal 2011, il regime opzionale di tassazione sostitutiva dei redditi fondiari derivanti dai contratti di locazione di immobili ad uso abitativo – cosiddetta «cedolare secca sugli affitti»;
in particolare, a norma del comma 2 del citato articolo 3, il canone di locazione relativo ai contratti aventi ad oggetto immobili ad uso abitativo e le relative pertinenze locate congiuntamente all'abitazione, può essere assoggettato, in base alla decisione del locatore, ad un'imposta sostitutiva dell'imposta sul reddito delle persone fisiche e delle relative addizionali, nonché delle imposte di registro e di bollo sul contratto di locazione;
sul canone di locazione annuo stabilito dalle parti la cedolare secca si applica in ragione di un'aliquota del 21 per cento; è inoltre prevista un'aliquota ridotta per i contratti di locazione a canone concordato relativi ad abitazioni ubicate nei comuni con carenze di disponibilità abitative e nei comuni ad alta tensione abitativa individuati dal Cipe; a decorrere dall'anno di imposta 2013 per tali ultimi contratti l'aliquota è pari al 15 per cento, come stabilito dall'articolo 4 del decreto legge 31 agosto 2013, n. 102, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 ottobre 2013, n. 124;
la scelta per la cedolare secca implica la rinuncia alla facoltà di chiedere, per tutta la durata dell'opzione, l'aggiornamento del canone di locazione, anche se è previsto nel contratto, inclusa la variazione accertata dall'Istat dell'indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati dell'anno precedente;
secondo i dati dell'Agenzia delle entrate, complessivamente, negli anni 2011 e 2012, a fronte di circa 2.800.000 nuovi contratti di locazione registrati, ne risultano circa 800.000 con opzione per la cedolare secca (circa il 27 per cento);
rispetto ad una previsione di entrate pari a circa 2,7 miliardi di euro nel 2011 e di 3,8 miliardi di euro nel 2012, il gettito complessivo della cedolare è stato di 875 milioni di euro nel 2011 (di cui 772 milioni da canoni di mercato e 103 milioni da canoni concordati) e un miliardo nel 2012;
sempre secondo i dati forniti dall'Agenzia delle entrate, considerato che l'imponibile complessivo supera i 4,2 miliardi di euro, se questo reddito fosse stato tassato con il regime Irpef, il gettito erariale sarebbe stato di circa 1,5 miliardi di euro - considerando oltre all'Irpef e alle imposte di registro anche il gettito delle addizionali incassato da regioni e comuni, calcolato con un'aliquota complessiva dell'1,5 per cento; la differenza di gettito tra i due regimi sarebbe di circa 600 milioni di euro;
l'incremento dell'aliquota base della cedolare secca comporterebbe una riduzione del vantaggio fiscale previsto per i proprietari immobiliari in ogni caso tale da mantenere il regime comunque più vantaggioso rispetto alla tassazione ordinaria Irpef e alle relative addizionali, e consentirebbe di incrementare il gettito erariale al fine di destinare tali maggiori entrate a politiche di contrasto alle tensioni abitative –:
quale sia la stima degli effetti in termini reali di un incremento dell'aliquota base della cedolare secca dal 21 al 23 per cento. (5-02265)